Centro Pecci per l’Arte Contemporanea: dopo la riflessione arriva la scossa di energia per ripartire

Potrebbero sembrare mesi di attesa per il Centro per le Arti Contemporanee Luigi Pecci di Prato. Le procedure di gara per i lavori esterni oltre al reperimento di finanziamenti per il recupero dell’edificio progettato dall’architetto Gamberini sono in corso, a questo si somma la necessità di completare l’allestimento della nuova e imponente costruzione progettata dall’architetto Maurice Nio. Questi i motivi per i quali la riapertura è prevista per settembre 2016. L’anno 2015 ha registrato un periodo di opportunità sfumate anche a causa dell’esperienza milanese del Pecci che si è risolta nella dismissione del caratteristico spazio sui Navigli. La programmazione avrebbe dovuto garantire all’Associazione un luogo adeguato che consentisse di allestire eventi dimostrativi e presentazioni di livello per la Toscana specialmente se inquadrati nel periodo di Expo Milano 2015.centro-pecci-2

L’interrogativo non tarda a farsi avanti; cosa sta realmente succedendo intorno al Centro per le Arti Contemporanee Luigi Pecci? La risposta arriva direttamente dal Direttore Fabio Cavallucci: “Il periodo di silenzio imposto dalla fase di chiusura dà la possibilità di raccogliere le energie, pensare e provare a fare qualcosa”. C’è attesa, anche maliziosa, i cittadini vogliono sapere se le risorse impegnate negli ultimi anni sono state impegnate bene, quando sono stati decisi il salvataggio e contestualmente il raddoppio del Centro Pecci.

Lo sforzo economico a sostegno del Centro per le arti contemporanee Luigi Pecci, nato 27 anni fa per promuovere gli sviluppi artistici più recenti, è arrivato: la Regione Toscana è intervenuta unitamente a Sviluppo Toscana investendo 2 milioni di euro per anticipare fondi comunitari di pari importo. Di questi 800mila nel 2014 e 700mila nel 2015. L’erogazione da parte della Regione non è stata finalizzata esclusivamente al completamento dei lavori ma anche alla creazione della rete del contemporaneo in Toscana. Il Testo Unico della cultura (2010) ed il relativo regolamento di attuazione (2011) avevano individuato il Centro Pecci quale punto di riferimento regionale per l’arte contemporanea. Tale ruolo è stato solo successivamente misurato attraverso due azioni: l’accordo di programma nel 2015 tra Regione Toscana, Comune di Prato, proprietario della sede del museo, Fondazione e museo Marino Marini di Firenze e Comune di Pistoia, per Palazzo Fabroni e l’aver delegato al Centro Pecci la gestione del bando “Toscana in Contemporanea”: un contributo di 400 mila euro di fondi regionali utili al cofinanziamento di 24 progetti culturali selezionati sui circa 150 pervenuti su tutto il territorio toscano, dall’altro.

allestimento-mostra-kounellis-centropecciUn importante cambiamento di rotta è avvenuto nei mesi estivi. Il 30 luglio 2015 è stato messo a punto lo statuto e rogato davanti a un notaio l’atto per la costituzione della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana che ha sostituito la passata forma associativa del Centro Luigi Pecci. Nell’attesa del riconoscimento della personalità giuridica che avverrà verosimilmente alla metà del prossimo ottobre da parte della stessa Regione Toscana, la governance del Centro ha assistito a un cambiamento di non poco conto. La revisione ha visto il passaggio di presidenza da Matteo Biffoni, già sindaco del Comune di Prato a Irene Sanesi, esperta in economia gestione e fiscalità della cultura vice-presidente della Fondazione Datini Istituto Internazionale di Storia Economica di Prato e presidente dell’Opera di Santa Croce di Firenze. Entrambi sono divenuti i legali rappresentanti del Collegio dei Soci fondatori della neo-nata Fondazione. Alla Regione spetterà, per legge, là supervisione in veste di socio sostenitore con una partecipazione di 950.000 euro all’anno, già previsti nel bilancio 2015. Il fondo patrimoniale vedrà la concessione del diritto all’utilizzo della collezione permanente del museo formata da più di un migliaio di opere ricevute e acquisite dal 1988, con divieto di alienazione da parte dell’Associazione (limite previsto per la sola fase iniziale) e la concessione del diritto di godimento del complesso immobiliare che vede il preesistente edificio ristrutturato e l’ampliamento, da parte del Comune che di fatto ne rimarrà il proprietario. Entrambi i soci fondatori conferiranno come capitale iniziale le rispettive quote della collezione permanente.

Simone Mangani, Assessore alla cultura del comune di Prato ha fortemente espresso la propria soddisfazione per la creazione Fondazione “della quale il Comune era ed è socio governando il Centro dalla sua nascita ad oggi e svolgendo un ruolo ulteriore rispetto a quello tipico di un’associazione, in quanto ha sempre avuto due caratteristiche tipiche di una fondazione non assimilabili alle semplici associazioni culturali: il patrimonio di riferimento della collezione permanente e una struttura para-aziendale con i suoi oltre 20 dipendenti”. Aggiunge inoltre “Abbiamo messo a punto (e quando dico abbiamo faccio riferimento ai due soci fondatori della costituenda Fondazione) uno strumento, perché di questo si tratta, che tiene ben distinte competenze e compiti. Ai soci spetta la determinazione dell’indirizzo generale attraverso il Collegio dei Fondatori nonché attraverso la propria rappresentanza nel CDA l’approvazione degli strumenti economico-finanziari di gestione della Fondazione; al Direttore della Fondazione spetta la responsabilità della gestione artistica e scientifica. Non è compito del socio Comune di Prato (né dell’altro socio fondatore) stabilire ad esempio il calendario delle iniziative espositive del Centro”. Dello stesso avviso è il Direttore Fabio Cavallucci per il quale il ridisegnare un modello di governance al passo con i tempi e sicuramente l’importanza di avere uno statuto aderente alla tipologia di gestione di best practis internazionali sembra essere oggi obbiettivo di molte istituzioni culturali del nostro paese. “Gli elementi fondamentali di una possibile strategia sono la ricerca e la sperimentazione”, afferma Cavallucci, “…stiamo attraversando una fase di grandissimi cambiamenti globali. Niente di ciò che è stato finora si può prendere per scontato, niente ci può con sicurezza garantire che avrà valore anche domani. Allora è importantissimo che un’istituzione cerchi di indagare nuove vie, nuovi linguaggi, offra agli artisti uno spazio di ricerca e di confronto, cerchi di investigare il possibile ruolo dell’arte nella società contemporanea”.

ovsI7EuTr4480_360_75_0[1].jpg-190211211856.jpg-ArtitudeQuali sono gli effettivi benefit di questi cambiamenti?  La costituzione della Fondazione è dovuta a una valutazione complessiva che risponde alla domanda su quale sia lo strumento di governo migliore per un Centro che ha quasi 3.000.000 di euro di bilancio. “Se tutte le istituzioni di pari livello e missione sono governate da una Fondazione un motivo evidentemente c’è: uello di garantire che il patrimonio,materiale e immateriale, collezione permanente e attività in senso lato intellettuale, sia distinto dal socio che conferisce il patrimonio stesso in favore di una missione comune” preme a sottolineare l’Assessore Mangani
Obbiettivo primario deve essere quello di permettere che l’arte possa arrivare alla società anche mediante il potenziamento del rapporto capillare con il territorio. Il coordinamento del contemporaneo per gli anni a venire potrà giovarsi di alcuni strumenti individuati nell’accordo di programma già citato. I provvedimenti amministrativi, in ogni caso, sono strumentali alla ri-conquista di un ruolo da parte del Centro con la sua stessa attività e con l’esercizio di una leadership auspicabilmente riconosciuta dai moltissimi soggetti del territorio, non solo regionale, che si occupano di arte e di arte contemporanea in particolare.

Fabio Cavallucci ci informa che “…il budget di gestione annuale è fornito principalmente dal Comune di Prato e dalla Regione Toscana. Ai suoi esordi il Centro si era caratterizzato per essere il prodotto di un’unione molto interessante, se si osservano le date, tra pubblico e privato. Gli industriali pratesi avevano contribuito in larga misura alla sua creazione. Nel tempo, però, gli interventi privati si sono progressivamente assottigliati. Ora stiamo lavorando su un piano di gestione di 3.500.000 euro annuali, almeno nella prima fase. Ma per raggiungerli dobbiamo moltiplicare le fonti di introito: dai biglietti ai grants, dagli affitti alle sponsorizzazioni ecc…”.

Quello che si prospetta non è un’impresa semplice perché non è soltanto quella di costruire percorsi espositivi temporanei capaci di attrarre persone e turisti sul territorio; la missione del Pecci sembra voler essere più ambiziosa: contribuire in modo decisivo alla lettura del presente e alla rappresentazione ed anticipazione di possibili letture del futuro, partendo da una città – Prato – che negli ultimi 15 anni ha visto stravolte molte delle certezze sulle quali poggiava: l’egemonia del tessile, la crescita più o meno perpetua, la non indispensabilità di un’istruzione elevata ed al tempo stesso di massa ai fini della coesione sociale e del successo della città stessa.

Un tema molto sensibile degli ultimi tempi è quello della formazione: in un momento storico dove l’arte viene messa da parte tra i banchi di scuola, quale è la volontà di puntare ed investire su beni meritori quali cultura e formazione? Il Centro Pecci che storicamente ha sempre progettato e svolto con successo attività didattica, fa parte della cornice della Prato Musei: Museo di Palazzo Pretorio, Fondazione Museo del Tessuto, Opera del Duomo, Museo di Pittura murale di San Domenico. La Prato Musei progetta attività didattica coordinata ed è intenzione dell’amministrazione potenziare questa stessa attività. Da quando il Centro è chiuso accanto all’attività didattica sono state presentate attività formative di altissimo livello come il ciclo “Changes-cambiamenti”, i corsi per collezionisti e per l’introduzione alla storia dell’arte contemporanea, all’attività di formazione per giovani curatori che ha portato all’esperienza, ancora in corso, di TU35: progetto promosso dal Centro e dal Comune che si concluderà a gennaio 2016 e che ha condotto ad una mappatura del panorama toscano sommerso e trovato un suo momento espositivo nei luoghi degli in itinere Ex Macelli, di proprietà del Comune di Prato.

In Toscana si percepisce dunque un forte fermento che a breve diverrà banco di discussione di temi scottanti che ruotano intorno al sistema
dell’arte. Dal 25 al 26 settembre 2015 si terrà a Prato il Forum dell’arte contemporanealoredana-longo-2007 (1) che vedrà una fitta rete di interventi dei principali attori del sistema dell’arte del nostro paese. I 42 tavoli di partecipazione, coordinati da altrettanti operanti nel settore, saranno suddivisi in 3 sessioni: criticità, obbiettivi e proposte. L’evento vedrà l’impegno di 400 addetti ai lavori tra volontari e non. Le 1000 iscrizioni registrate la settimana precedente l’apertura dei lavori sono sintomatiche di una adesione attiva alla riflessione sui temi che verranno affrontati. Gli incontri si svolgeranno in 3 luoghi strategici della città: il Teatro Metastasio, la Monash University e Palazzo Benci Buonamici, in pieno centro storico. Un segnale non banale, a conferma della stretta collaborazione tra le due istituzioni culturali più grandi della città e per gli scenari che si apriranno successivamente. Se torniamo all’interrogativo iniziale sul cosa stia accadendo nella città toscana, un primo risultato c’è già: Prato sarà il luogo dove tutta Italia avrà occasione di discutere dello stato attuale del mondo dell’arte per avviare una riflessione e, ci auguriamo, un’urgente attuazione.

Mita Papi

 

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http://www.artitude.eu/immagini/news/ovsI7EuTr4480_360_75_0%5B1%5D.jpg-190211211856.jpg-Artitude.jpg

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