10 DOMANDE A GIANLUCA DE CRISTOFARO

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Gianluca De Cristofaro è avvocato specializzato in diritto della proprietà intellettuale e delle nuove tecnologie; dal 2014 è socio dello Studio Legale LCA di Milano dove si occupa, tra l’altro, della contrattualistica relativa alle opere d’arte. Di quest’ultimo tema è venuto a parlare all’8° Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School del Sole24Ore, ed in occasione del suo intervento gli abbiamo rivolto alcune domande.

1)Da quanto tempo si occupa della contrattualistica relativa alle opere d’arte?

Mi occupo da ormai 12 anni di diritto della proprietà intellettuale e da sempre una vasta area della mia attività concerne il mondo dell’arte; inizialmente seguivo prevalentemente gli interessi di designer e architetti, nonché quelli dei loro clienti-committenti. In seguito ho iniziato ad occuparmi anche delle opere d’arte vere e proprie, e quindi dei diritti degli artisti così come dei collezionisti, galleristi e committenti.

2)Qual è stato il percorso professionale che L’ha portata ad occuparsene?

La mia specializzazione in diritto della proprietà intellettuale mi ha permesso di applicarne i principi anche al mondo dell’arte. All’interno dello Studio LCA sono socio responsabile del dipartimento di proprietà intellettuale e tratto delle problematiche legate all’arte collaborando con l’Avvocato Maria Grazia Longoni, responsabile del dipartimento di diritto dei trasporti presso lo Studio, ed esperta di diritto dell’arte nonché appassionata collezionista (l’Avvocato Longoni cura, assieme ad altri colleghi, il progetto “Law is Art!” dello Studio LCA a sostegno dell’arte contemporanea – http://www.lcalex.it/law_is/art/ – n.d.r.). Noi, insieme ad altri professionisti dello Studio, formiamo anche il dipartimento di diritto dell’arte, ormai autonomo all’interno dell’attività di LCA.

3)Quanto è effettivamente diffusa la prassi di stipulare contratti nel mondo dell’arte?

Nel mondo dell’arte è ancora poco utilizzata la prassi di ricorrere a contratti in forma scritta per regolare le numerose e differenti tipologie di rapporti che sorgono tra gli operatori dello stesso. Questo perchè da un lato gli artisti spesso temono che i vincoli legali espressi possano in qualche modo limitare la loro creatività; dall’altro, collezionisti e galleristi a volte preferiscono che non rimanga traccia scritta degli scambi (soprattutto compravendite) posti in essere. La tipica “stretta di mano” è quindi ancora oggi molto diffusa e contribuisce a rendere il mercato dell’arte poco trasparente, sia in Italia che all’estero.

4)Ad Art Basel 2015 ho avuto modo di intervistare galleristi italiani e stranieri e di chiedere loro se usassero regolare i rapporti con i propri artisti tramite contratti scritti; ho riscontrato che la regolamentazione del rapporto artista-gallerista non è oggetto di una prassi ben determinata ed il contratto scritto anche in questo caso è poco diffuso, sia in Italia che all’estero (https://martebenicult.wordpress.com/2015/06/22/rapporto-artisti-gallerie-ad-art-basel-la-regola-e-niente-regole/). Quali possono essere secondo Lei le ragioni?

Nel rapporto artista-gallerista spesso la presenza di un professionista che regolamenti le condizioni di quello stesso rapporto mettendole per iscritto, viene percepita quasi come un’”intrusione” volta a minare la fiducia reciproca sulla quale questo tipo di legame si basa.

5)Quali sono i vantaggi nell’utilizzo della contrattazione in forma scritta e quali rapporti può regolare?

La contrattualistica scritta può disciplinare ogni aspetto del mondo dell’arte: dalle modalità di produzione dell’opera d’arte, a quelle di trasferimento della stessa (per compravendita, noleggio, prestito); dalle modalità di trasporto, di conservazione e di restauro delle opere, a quelle di riproduzione della loro immagine, ecc.

L’utilizzo dei contratti scritti è fondamentale per tutelare in modo efficiente le parti dei rapporti, attraverso la tracciabilità degli scambi (che tutela in particolar modo gli acquirenti) e il chiaro scambio di informazioni tra i contraenti, finalizzato a determinare limpidamente le reciproche necessità. La formalizzazione del rapporto consente una trattativa più trasparente che permette di bilanciare il potere contrattuale di ciascuna parte nei confronti dell’altra, nonché di prevenire futuri, lunghi e dispendiosi contenziosi.

6)Ritiene che la situazione sia destinata a mutare nel senso di un ricorso maggiore alla stipulazione di contratti scritti con conseguente richiesta di consulenza di legali esperti in questo ambito?

C’è ancora molta reticenza tra gli operatori del mondo dell’arte; per questo motivo LCA, tramite incontri e conferenze, ha intenzione di sensibilizzare tutti i soggetti interessati sull’importanza di ricorrere alla contrattualistica scritta per tutelare al meglio i propri interessi.

In ogni caso negli ultimi anni diverse realtà di professionisti legali hanno iniziato ad occuparsi del diritto dell’arte, perciò la domanda di consulenza è in crescita.

7)Tra le diverse tipologie di contratto qual è quello più utilizzato?

Sono tre in particolare:

-il contratto di opere d’arte, attraverso cui un privato commissiona all’artista la produzione di un’opera d’arte;

-il contratto di compravendita di opere d’arte;

-il contratto di trasposto di opere d’arte (ad esempio in occasione di mostre), che spesso include anche le modalità di assicurazione delle stesse.

8)In questo ambito vi sono sostanziali differenze tra l’ordinamento italiano e quelli esteri? Se si, quali?

In Europa la normativa è abbastanza omogenea. La principali differenze sorgono tra gli ordinamenti di Civil Law (quali, ad esempio, quello italiano, francese, spagnolo, tedesco, n.d.r.) e quelli di Common Law (come, ad esempio, quello americano o inglese, n.d.r.). Ad esempio, nell’ordinamento statunitense vige il principio per cui è maggiormente meritevole di tutela il soggetto che investe denaro per la creazione dell’opera d’arte, poiché senza committente l’artista non potrebbe lavorare. La normativa americana si concentra quindi maggiormente sull’opera, in quanto risultato dell’investimento economico. Nel nostro ordinamento è invece la figura dell’artista che acquisisce centralità; per noi l’opera non esisterebbe, in primo luogo, senza artista.

9)A quale ordinamento bisogna guardare per individuare le maggiori innovazioni del diritto in questo settore?

A nessuno in particolare, nel senso che la normativa italiana in materia è valida; anche il nostro Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. n. 42/2004, n.d.r.), per quanto presenti dei punti che dovrebbero essere oggetto di riforma, è una buona regolamentazione.

10)Per concludere, qualche consiglio per chi volesse indirizzare la propria attività professionale verso quest’area?

Soprattutto di non lasciarsi spaventare dalle problematiche del mondo dell’arte; quest’ultimo è difatti in crescita, e, nonostante la necessità di riforma di quegli elementi dell’ordinamento che ad oggi ostacolano il mercato dell’arte italiano, spesso le difficoltà attuali possono essere affrontate se analizzate con attenzione.

Linda Luisetti

 

 

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