La resilienza dell’arte israeliana alla Biennale di Venezia e non solo

20150829_160849Per la 56° edizione della Biennale di Venezia Israele sceglie di essere rappresentata da Tsibi Geva, classe 1951, attivo a Tel Aviv e ben noto anche oltre il territorio israeliano. Le sue opere sono conosciute e apprezzate sia in Europa che negli Stati Uniti, dove gli sono già state dedicate più mostre personali, dalla Currents: Tsibi Geva presso l’ Institute of Contemporary Art di Boston alla Recent and early works al MACRO Testaccio Museum di Roma.

L’artista è stato rappresentato per anni dalla galleria newyorkese Annina Nosei, ma, dopo la sua chiusura, ha preferito lavorare autonomamente, collaborando in modo stretto con musei e spazi alternativi. La scelta dell’indipendenza è dettata da un tentativo di sottrarsi alle dinamiche di mercato che – è un’idea da lui spesso ribadita – troppo spesso muovono gli artisti, soprattutto quelli più giovani.

Il progetto artistico presentato alla Biennale di Venezia ha come titolo “Archeology of the present” ed è curato da Hadas Maor. Il titolo della mostra, volutamente ossimorico, allude alla  “catastrofica situazione presente, che può essere vista come una sorta di tomba archeologica” (da un’intervista all’autore su Artribune Israel num. 0) in un duplice significato: da un lato viviamo accumulando oggetti, perché non riusciamo a separarcene, e ne rimaniamo intrappolati, come in una tomba; dall’altro gli oggetti simboleggiano la nostra mentalità, ancorata al passato e per questo incapace di 20150829_161449vivere a pieno il presente. Su questo filone tematico si inseriscono le sue opere: accatastamenti di
utensili vecchi ed usati – porte, infissi, biciclette, elettrodomestici, souvenir, eccetera – oppure le grandi tele che, tramite  pennellate libere, raffigurano soggetti primitivi e selvaggi.

Le opere, disposte sui tre piani del Padiglione, sono tenute al riparo da un curioso strato protettivo esterno all’edificio: unaimg_centrale rete di 1.000 pneumatici usati, provenienti da Israele e legati fra loro, a formare una griglia. Ciò che il visitatore coglie è il carattere difensivo dell’allestimento, che verosimilmente allude all’instabile contesto politico attuale e trasmette una sensazione di drammaticità e urgenza. Il vero focus dell’attività artistica di Geva sta infatti nella denuncia della condizione di insicurezza in cui versa lo Stato israeliano, la cui esistenza è continuamente minacciata da nemici vecchi e nuovi.

Il delicato frangente storico e il rapporto tra Israele e le popolazioni confinanti sono temi molto cari a tutta l’arte israeliana contemporanea e gli artisti si impegnano attivamente nel tentativo di recuperare un equilibrio e un rapporto di collaborazione con le realtà vicine.

Ne è un esempio l’imminente apertura di un nuovo spazio espositivo a Gerusalemme – aprirà il 21 Ottobre – interamente dedicato alla cultura iraniana. La coraggiosa decisione è stata presa dal collettivo di artisti Hamabul Art Collective, nell’intento di rompere il muro di omertà che impedisce il legame tra questi due stati ormai dal 1979, anno della Rivoluzione Islamica.

L’arte israeliana non si ferma quindi, anzi. La crisi della striscia di Gaza e la crescente pericolosità dell’estremismo islamico hanno di certo contribuito alla nascita di tensioni sociali e all’indebolimento del sistema economico, ma non hanno bloccato la produttività culturale del paese, tanto che la scena artistica è sorprendentemente ricca ed effervescente.

Per cogliere la portata della fertilità artistica basta sapere che solo Tel Aviv (fulcro della creatività del paese) conta più di 150 tra gallerie, musei, fondazioni e spazi no-profit. Le realtà artistiche più consolidate sono il Museo di Tel Aviv e il Museo di Israele a Gerusalemme, che celebra quest’anno il cinquantesimo anniversario con un fitto programma di eventi; a queste si aggiungono il CCA (Centro per l’Arte Contemporanea di Tel Aviv), specializzato nella video arte, attualmente molto in voga nel paese, e un vasto numero di associazioni no-profit.

Alla vivacità del panorama culturale il mercato non può che rispondere bene: è lo stesso Tsibi Geva a confermarci il trend in rialzo del settore artistico, e del suo in particolare, che ha infatti registrato un incremento del 10 % grazie alla notizia della sua partecipazione alla Biennale di Venezia e, successivamente, anche al plauso concorde di pubblico e critica.

Chiara Mariotti

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