Armenity: una raffinata opera di politica culturale

In memoria del centenario del genocidio del popolo armeno del 1915, il padiglione armeno alla 56esima Biennale di Venezia è stato incentrato sul concetto di Armenity, neologismo coniato dalla curatrice Adelina Cüberyan von Fürstenberg (fondatrice della NGO Art for The World, associata alle Nazioni Unite) per descrivere una nuova generazione di artisti figli della diaspora.

Hera Buyuktasciyan_The Keepers_Detail

Sede dell’esposizione è l’isola di San Lazzaro, tra il monastero Mechitarista e il suo giardino. L’importanza storica dell’occasione ha fatto sì che lo sforzo organizzativo fosse eccezionale: i monaci che ancora vivono nel monastero hanno ridotto i propri spazi abitativi per fare spazio alle opere degli artisti, e in più sono state organizzate visite in diverse lingue per aiutare il visitatore ad addentrarsi nel palinsesto creato tra la storia del monastero (per secoli anche sede di una stamperia) e le opere d’arte contemporanea. La qualità delle opere – tra i cui donatori troviamo Larry Gagosian, anch’egli di origine armena – risulta valorizzata dalla multiculturalità degli artisti, che hanno saputo preservare la loro identità armena e allo stesso tempo l’hanno arricchita grazie al contatto con con le culture dei paesi in cui sono cresciuti. Questo impegno è valso all’Armenia la vittoria del Leone d’Oro per il miglior padiglione.

Tra gli artisti troviamo Rosana Palazyan, cresciuta in Brasile da genitori entrambi di origine armena, che ha esposto una commovente opera intitolata “Why Weeds?”, in cui le frasi che nei libri di botanica descrivono le erbe infestanti (“…le loro popolazioni crescono in situazione di disordine…”;  “…sono indesiderate e devono essere distrutte…”) sono state ricamate sotto il disegno della pianta con i capelli dell’artista stessa.

Rosana Palazyan_Why Weeds (1)Tra i principali sponsor della mostra troviamo la fondazione IDeA (Initiatives for Develoment of Armenia) e la fondazione RVVZ, entrambe fondate e gestite dai coniugi Ruben Vardanyan e Veronika Zonabend e dedicate allo sviluppo socioeconomico dell’Armenia. Ruben Vardanyan, cittadino russo di origine armena, è stato per dieci anni amministratore delegato e azionista di controllo della Troika Dialog, banca di investimento acquistata nel 2012 dalla Sberbank (la maggiore banca nazionale russa) per più di un miliardo di dollari.

La Biennale è diventata trampolino di lancio per una ben più vasta operazione di rilancio della visibilità dell’Armenia a livello internazionale come centro di cultura e istruzione. Il progetto continua attualmente con la partecipazione di artisti di origine armena, alcuni dei quali già presenti a Venezia, presso la Biennale di Istanbul cominciata il 5 Settembre e mira a creare terreno fertile per la Dilijan Art Initiative (DAI), il cui debutto sarà nel 2017. Sfruttando l’attenzione creata anche grazie alla vittoria del Leone d’Oro, l’iniziativa è stata presentata a Venezia. La sua missione è quella di aiutare la città di Dilijan, e l’Armenia in generale, a diventare luoghi di dialogo interculturale e di comprensione reciproca a livello globale attraverso lo strumento dell’arte. Il DAI si inserisce nel contesto dell’organizzazione United World Colleges, una fondazione con base nel Regno Unito, che coordina quindici scuole internazionali disseminate in tutto il mondo, tra cui Dilijan. Le origini della Dilijan Art Initiative nascono dal confronto tra la ricchissima tradizione culturale armena, in particolare in ambito letterario e linguistico, e il suo attuale sviluppo nell’arte contemporanea.

Come sintetizzato da Veronika Zonabend in un’intervista esclusiva a Mediamax, la Dilijan Art Initiative servirà a creare una nuova percezione dell’Armenia nel mondo, che attraverso la cultura e l’istruzione la aiuti a passare da una modalità di sopravvivenza a una di prosperità.

Francesca Vianello

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