Il crowdfunding e La Biennale d’Arte di Venezia

La 56° edizione della Biennale di Venezia All The World’s Futures vede la partecipazione di 5 nuovi padiglioni presenti per la prima volta all’esposizione internazionale d’arte curata da Okwui Enwezor.

Grenada, Mauritius, Mongolia, Repubblica del Mozambico e Repubblica delle Seychelles debuttano ad uno tra gli eventi d’arte contemporanea più importanti a livello mondiale. La partecipazione di questi paesi, da sempre collocati ai margini del mondo dell’arte, conferma una nuova tendenza del mercato e delle possibilità di territori considerati comunemente solo dal punto di vista turistico. Questa apertura conferma non solo il carattere chiaramente politico di questa edizione, ma soprattutto una sempre più stringente necessità: estendere i confini dell’arte e della stessa coscienza artistica.

A questo punto viene da chiedersi come paesi di questo calibro abbiano le capacità per partecipare all’esposizione, ma soprattutto dove abbiano trovato le possibilità per coprire i costi di gestione e organizzazione del padiglione, degli artisti e delle stesse opere. La risposta viene dal crowdfunding, una pratica sempre più diffusa che incoraggia l’intervento di finanziamenti collettivi per sostenere progetti sociali, culturali o artistici. Una pratica che si sviluppa dal basso e dialoga con la massa (crowd).

Il caso del Padiglione Maurtius

Grazie a Kickstarter, famosa piattaforma online nata nel 2009 che si dedica alla raccolta di finanziamenti per progetti creativi, il padiglione delle Mauritius ha potuto finanziare le spese di viaggio, i costi di produzione del catalogo e la partecipazione di 6 artisti europei che hanno affiancato i 7 artisti mauriziani presenti.

La mostra From One Citizen You Gather an Idea curata da Alfredo Cramerotti e Olga Jürgenson (presente anche come artista) è ospitata al Palazzo Flangini e intende mettere a confronto la realtà artistica occidentale con quella degli artisti provenienti dall’isola. Il confronto e il dialogo tra forme estetiche occidentali ed esotiche spinge lo spettatore ad interrogarsi sui canoni e le forme artistiche a cui è da sempre stato abituato dalla cultura moderna.

DSC_0053 (0.00.02.12)Mauritius è un’isola dell’oceano indiano considerata disabitata fino all’arrivo dei portoghesi nel 1598. Il passato di questa nazione è determinato dal colonialismo, successivamente, infatti, venne conquistata dai francesi nel 1715 che lasciarono il passo ai britannici nel 1810. Il 1968 è l’anno dell’indipendenza e della conquista della democrazia da parte di questo paese. Oggi è considerata tra le mete turistiche più ambite e può vantare un PIL tra i più alti del continente africano che attira numerosi investimento esteri.

 

Il Padiglione Mongolia

Un’altro padiglione che si è servito di questa strategia è quello della Mongolia. Organizzato dalla MCASA – Mongolian Contemporary Art Support Association al cui vertice troviamo Gantuya Badamgarav, importante protagonista dell’arte contemporanea sul territorio e commissario stesso del padiglione. MCASA è un’associazione non governativa che nasce nel 2012 il cui obiettivo è quello di promuovere l’arte del paese a livello internazionale e sostenere la visibilità degli artisti. L’organizzazione nasce con il supporto di poche persone e risorse, anche se nel corso degli anni si è trovata a collaborare con diverse realtà influenti. Nel 2015, inoltre, è stata ingaggiata per due importanti progetti: la collaborazione con la Queensland Gallery of Modern Art per partecipare all’ottava edizione dell’Asia Pacific Triennal e l’organizzazione della prima esposizione del paese alla Biennale di Venezia 2015. Per questa occasione Gantuya Badamgarav ha promosso una campagna di crowdfunding per la raccolta di fondi che tuttavia non ha raggiunto gli scopi prefissi, ma l’intervento di Mr. Bat-Uul, sindaco della capitale Ulaanbaatar, di finanziatori privati e il supporto di istituzioni internazionali hanno garantito la presenza del padiglione alla Biennale.

1Uranchimeg Tsultem curatrice della mostra ci racconta la tematica affrontata dai due artisti: Enkhbold Togmidshiirev, Unen Enkh, invitati presso la sede di Palazzo Mora. Other Home, questo il titolo, s’interroga sulla definizione del concetto d’identità nel mondo contemporaneo e in cosa, ma soprattuto dove, l’uomo moderno riconosca la propria casa. Concetti stringenti della realtà odierna che affrontano le problematiche della costruzione del soggetto in un panorama che possiamo definire transnazionale e multiculturale determinato dal fenomeno della migrazione. Un background che propone riflessioni sulle teorie post coloniali dell’ultimo secolo e sulle possibili prospettive di crescita e di affermazione di popoli che hanno sempre vissuto una condizione subordinata rispetto alle grandi potenze internazionali.

Il Padiglione della Repubblica delle Seychelles

Il terzo caso è quello che vede la partecipazione della Repubblica delle Seychelles alla Biennale di Venezia. Uno stato composto da un arcipelago di 115 isole nell’Oceano Indiano che, come le Mauritius, ha un passato segnato dalla colonizzazione. I primi furono i francesi che presero il possesso nel 1756, seguiti dagli inglesi che s’insediarono nel 1810. L’indipendenza venne raggiunta nel 1976 e vide l’istituzione di un governo sotto forma di repubblica associata al Commonwealth britannico. Tuttavia nel 1979 la costituzione, modificata in seguito un colpo di stato, dichiarò la repubblica uno stato unipartitico socialista con il sostegno dell’Unione Sovietica. Situazione che perdurò fino al ’91. Per quanto riguarda l’aspetto economico, il reddito di questo paese si è moltiplicato dopo il 1976 grazie al turismo che fornisce oltre il 70% delle entrate. Tuttavia il monopolio dell’economia da parte di questo settore ha reso la repubblica dipendente da quest’ultimo senza un’adeguata strategia di differenziazione d’investimento delle risorse.

Ft Pad SeychellesIl tema del padiglione, come racconta l’artista Léon Wilma Loïs Radegonde, s’interroga proprio su queste problematiche. L’intento è quello di distaccare il ricordo dello spettatore dall’immagine stereotipata che l’occidente ha creato attorno a questo territorio, conosciuto per le sue spiagge e i panorami mozzafiato, per proporre una nuova lettura in grado di raccontare la storia politica, economica e culturale del paese. Il padiglione, anch’esso situato presso la sede di Palazzo Mora, presenta la mostra A Clockwork Sunset la cui organizzazione e gestione è stata affrontata direttamente dagli artisti stessi. George Camille, il secondo artista presente, ha creato la SAPF – Seychelles Arts Project Foundation, fondazione non-profit che il governo ha contribuito a finanziare insieme all’appoggio di donazioni private. Una vera e propria iniziativa partita dal basso che inaugura la nuova presenza delle Seychelles nella scena del mercato dell’arte internazionale.

Questi tre esempi dimostrano come il mondo dell’arte si stia lentamente aprendo, spostando i propri asset d’interesse verso paesi che non hanno mai goduto di particolari attenzioni. La partecipazione ad un evento internazionale, come è la Biennale di Venezia, dispiega possibilità importanti e nuova visibilità non solo per gli artisti ma anche per tutte quelle istituzioni che si dedicano alla promozione dell’arte a livello locale. Per questi motivi i padiglioni presentati hanno esplorato strade inconsuete per trovare i fondi necessari a partecipare, raccogliendo il coinvolgimento del pubblico attraverso piattaforme online e costituendo associazioni e fondazioni in grado di essere finanziate. Sempre più spesso l’intervento del privato diventa fondamentale per agevolare la diffusione e la fruizione della cultura modificando un panorama, che soprattutto in italia, riconosciamo strettamente legato all’istituzione pubblica.

a cura di

Claudia Antelli

Fonti: La Biennale, Seychelles Art Project, Mongolian Pavilion

 

 

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