Padiglione Giapponese: “The key in the hand” alla 56ª Biennale di Venezia 

La 56ma Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia, presieduta da Paolo Baratta e curata dal critico d’arte e giornalista nigeriano Okwui Enwezor, ha come tema “All the world’s futures” ponendo all’attenzione internazionale i gravi problemi di crisi sociale e geopolitica del nostro secolo. 

Se l’atmosfera che si respira, dai Giardini all’Arsenale, è un senso di precarietà, di instabilità e di disagio tipico dei nostri tempi non è ciò che succede visitando l’acclamato e suggestivo (e più bello a detta di molti) Padiglione Giapponese in cui la vita, il desiderio di un rapporto e di un dialogo che lega gli umani è motivo di speranza e di apertura.

 Chiharu Shiota, classe 1972 di Osaka e che vive e lavora a Berlino da 17 anni, è l’artista scelto per rappresentare a Venezia il suo paese natale con l’installazione “The key in the hand”.

L’installazione è curata da Hitoshi Nakano (curatore del Kanagawa Arts Foundation) ed è organizzata dalla Japan Foundation, l’istituzione giapponese che si occupa di portare avanti la comprensione culturale tra il Giappone e le altre nazioni.

 “The key in the hand” è un’ installazione di 50mila chiavi, vecchie e nuove, provenienti da ogni parte del mondo e raccolte personalmente dall’artista, che si ritrovano all’interno di una fitta ragnatela di fili di lana rossi tra loro annodati che emergono (o cadono) come una nuvola da due vecchie barche di legno. L’artista è profondamente legata al patrimonio culturale giapponese e utilizza il filo rosso ispirandosi alla leggenda popolare giapponese “il filo rosso del destino”. Le chiavi, simbolo del rapporto e della fiducia reciproci, appartenute alle migliaia di persone che le hanno donate danno vita ad una composizione delicata e poetica del senso della memoria. A corollario dell’installazione, suddivisi in 4 video intitolati “How did you come into the world?”, ci sono dei bambini che raccontano i loro ricordi prima e dopo la loro nascita, in questo modo l’artista vuole sottolineare che i bambini sono sia il nostro futuro che i testimoni delle memorie del passato.

  

Chiharu è stata allieva di Marina Abramovic e di Rebecca Horn e le sue creazioni artistiche sondano la precarietà della vita e il calore dei ricordi: la memoria, quindi, delle persone e delle cose che li rappresentano. Gli oggetti che utilizza principalmente sono vecchie valigie, delle lettere, dei vecchi pianoforti e tutti rappresentato il ‘ritorno al passato’ (alla memoria). La particolarità delle sue opere sono le dense e gigantesche ragnatele che imprigionano (o proteggono) gli oggetti posti al loro interno che verrebbero altrimenti dimenticati.

L’artista giapponese è rappresentata dalla Galerie Daniel Templon di Parigi e da ARNDT di Berlino; recentemente ha esposto all’Espace Culturel Louis Vuitton a Parigi e alla Staatsgalerie Saarbrücken.

Le quotazioni di Chiharu Shiota, aggiornate al 2013 secondo Art+Auction, sono dai 34mila ai 40mila € per le opere di piccolo/medio formato (State of Being, Hymnbook) e per le installazioni si raggiungono i 100mila €.

Clara Tosetti 

-“56º Biennale d’arte di Venezia” fino al 22.11.2015-

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