La Fondazione Sangregorio Giancarlo di Sesto Calende

“In Italia non sono solo le grandi città ad essere centri d’arte, anche in provincia vi sono realtà che si propongono come poli culturali. Vorrebbe esserne un esempio anche la Fondazione Sangregorio Giancarlo di Sesto Calende”. Questo è l’intento principale con cui la Dottoressa Francesca Marcellini presenta la Fondazione di cui è presidentessa.

La Fondazione dedicata al lavoro ed all’attività dello scultore Giancarlo Sangregorio (1925-2013), conosciuto per i suoi lavori dalle forme essenziali e primitive realizzati in pietra, legno, vetro e metallo, venne infatti costituita nel 2011, “per volere dell’artista stesso, con l’intento di creare un centro di arte contemporanea per le avanguardie locali e di instaurare una rete tra la fondazione e musei, enti e fondazioni internazionali e locali sul territorio in cui lo scultore risiedette per gran parte della sua vita”.

La Fondazione, che si trova a Sesto Calende, un paese situato sulle sponde lombarde del fiume Ticino, in provincia di Varese, è però attiva solo dal 2013, in concomitanza alla scomparsa dello scultore.

Non avendo eredi, infatti, Sangregorio alla sua morte lasciò alla ente no profit, in qualità di unico erede universale, tutto il suo patrimonio artistico e monetario: la sede attuale della Fondazione è situata nella villa in cui visse lo scultore, una struttura realizzata negli anni 50 seguendo i progetti dell’architetto finlandese Alvar Aalto, circondata da un parco di 40000 m² e da cui si gode di una vista mozzafiato del Lago Maggiore. A6135321
Oltre alla sua abitazione l’artista lasciò alla Fondazione un numero vastissimo di opere di valore: 220 scul
ture da lui realizzate, un corpus di centinaia di suoi bozzetti, disegni, vetri e bronzetti (ancora non catalogati), diverse centinaia di tele e disegni opera di artisti suoi amici (tra cui spicca un Fontana), oltre a 110 pezzi di arte primitiva africana, tra cui maschere e totem di grande valore artistico (i pezzi sono stati solo recentemente schedati dal Professor Bargna, antropologo), 15 pezzi provenienti da Oceania e Papua Nuova Guinea, 5 teste di Buddha da Thailandia, Indonesia e Birmania, ed alcuni pezzi di arte mesoamericana ancora da schedare, acquistati dallo sculture durante i suoi viaggi in Africa ed Oceania.

“La Fondazione ha avuto la fortuna e l’onere di ritrovarsi improvvisamente con una collezione vastissima e di grande valore da dover gestire”, dice la Dottoressa Marcellini, “Sicuramente tanto c’è da fare, ma tanto anche è il potenziale che abbiamo a disposizione. Il nostro punto di forza non è solo un corpus artistico unico, ma anche la meravigliosa location che abbiamo a disposizione”.

Aperta al pubblico su prenotazione e solo a partire da inizio anno, la Fondazione, poiché ancora poco conosciuta e a livello locale, non ha visto un flusso costante di visitatori. “Per questo motivo è in programma un piano di comunicazione attraverso diversi social media e attività a livello locale che la facciano conoscere ai residenti della zona, come concerti all’aperto che abbiano luogo nei giardini della nostra sede o esposizioni temporanee”. Poiché le entrate provenienti dai biglietti di ingresso (soprattutto erogati a partecipanti di visite guidate) non sono sufficienti per coprire le spese di gestione e conservazione che devono essere affrontate, tali costi sono attualmente sostenuti attraverso i fondi lasciati in eredità da Sangregorio alla Fondazione.

Tante sono le idee ed i progetti in cantiere che verranno realizzati, per rendere sempre più vivace, attivo e visibile questo luogo d’arte e per raggiungere un certo livello di auto sostenibilità.

“Una A6135413delle proposte che verrà presto messa in atto è esporre la collezione di arte africana che la Fondazione possiede, concedendo
la ad altre istituzioni o mettendola in mostra in quello che era il laboratorio-atelier dell’artista, che nel 2014 è stato ristrutturato e trasformato in un ulteriore spazio espositivo”. Attualmente tale spazio accoglie alcune sculture in bronzo ed i legni e vetri di Sangregorio, l’opera dalla scultrice Paola Ravasio vincitrice nel 2013 del primo Premio Sangregorio (dedicato a giovani artisti di età inferiore ai 40 anni) ed inoltre esso viene utilizzato quando nella casa museo si tengono laboratori didattici.

Essendo attualmente assenti anche servizi extra museali, un altro dei progetti in cantiere della Fondazione è la trasformazione della casa del custode in uno spazio dove collocare un bookshop ed una caffetteria vista lago, esternalizzando tali servizi affidandosi ad aziende private.

Per il futuro la volontà della Fondazione sarebbe anche quella di creare maggiori collaborazioni con il Comune di Sesto Calende e ricercare sponsor privati che l’aiutino a finanziarsi: “Al momento stiamo partecipando ad un bando di finanziamento indetto dalla Fondazione Cariplo” dice la Dottoressa Marcellini riguardo all’argomento.

Ad occuparsi di questa Fondazione vi è un consiglio costituito da tre membri, un’addetta alla comunicazione, un direttore artistico (la Dottoressa Renata Ghiazza, ex direttrice della Casa Boschi di Stefano di Milano) ed un custode. Tre sono anche i volontari che si occupano della casa-museo e del giardino che la circonda. Essendo la Fondazione aperta solo su prenotazione, non vi è un gruppo di guide e sorveglianti stabile.

Le opere di Sangregorio sono caratterizzate da prezzi in asta che attualmente si aggirano tra i 400A61354040 ed i 2000 $. “Valori bassi per un artista che fin da subito ottenne grande fortuna tra i critici d’arte del tempo, ma che poco si curò del mercato”, spiega la Dottoressa Marcellini, che conobbe lo scultore quando ancora era in vita.
Pochi sono i pezzi in commercio realizzati dallo scultore: la maggior parte delle sue opere fu infatti acquistata a prezzo elevato da privati ed amici di Sangregorio direttamente in contatto con lo scultore. “La Fondazione viene attualmente contattata da collezionisti privati che si offrono di acquistare le opere di Sangregorio in possesso dell’ente no profit, ma al momento il nostro intento è quello di mantenere il corpus dell’artista così come ci è stato lasciato in successione”.

Tanto c’è da fare ma tanto offre la Fondazione Sangregorio Giancarlo, situata in un luogo bellissimo che rende ancora più uniche le opere dell’artista.

 

Giulia Cavanna

Photos by Umberto Armiraglio

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