CSAC di Parma: più di un semplice archivio

Immaginiate un’abbazia cistercense del XIII secolo immersa nel verde della pianura emiliana alle porte di Parma. Immaginate poi, che questo luogo sia lo scrigno di una collezione con oltre 12 milioni di pezzi raggruppati in 5 categorie: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Immaginate infine che questo luogo – dotato di sale espositive, bookshop, ristorante e foresteria – sia aperto al pubblico.

Tutto questo, ma non solo, è il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) di Parma.

Fondato nel 1968 da Arturo Carlo Quintavalle, e successivamente diretto da Gloria Bianchino, ha lo scopo di raccogliere le donazioni, organizzare esposizioni e pubblicare cataloghi. Dal 2007 il quartier generale è stato trasferito nell’Abbazia di Valserena, la quale, riconosciuta come la “Certosa di Parma” del romanzo di Stendhal­, è stata oggetto di una profonda riqualificazione finanziata dall’Università di Parma e dal MiBACT.

Lo CSAC è dunque un Archivio, un Museo, un Centro di Ricerca e Didattica. Il valore aggiunto di questa struttura è la totale integrazione delle sue tre anime, che ne determinano l’assoluta unicità e le permettono di non temere confronti interni ed esterni all’ambito accademico.

Isabella Mozzoni, docente di “Geografia economica e dell’educazione” presso l’università parmense, ci racconta le due strade che l’hanno portata a diventare membro del Consiglio dello CSAC: “La prima riguarda la mia formazione, dal momento che mi occupo di management dei beni culturali assieme al prof. Zangrandi, con cui collaboro da sempre. In secondo luogo perché sono delegata del Rettore al controllo delle spese dell’Università”.

Se consideriamo che il valore delle opere d’arte conservate è stimato attorno ai 150 milioni di euro e che i costi di gestione annuale si aggirano attorno al milione di euro, possiamo ben capire quanto “lo CSAC necessità di una gestione accurata e anche un po’ innovativa per evitare che i costi gravino eccessivamente sul bilancio universitario”.

“Attualmente c’è un profondo dibattitto all’interno del direttivo” prosegue la dott.ssa Mozzoni “finora non sono mai state operate selezioni nella scelte delle donazioni; tuttavia, la scarsità di spazio ci costringe a chiederci se sia giusto continuare su questa linea. La nostra principale necessità è quella di mantenere vivo ed attuale l’archivio; ma dobbiamo anche garantire che le donazioni affidateci mantengano la loro coerenza. Ogni collezione è unica e richiede specifiche modalità di conservazione”.

Oltre all’archiviazione i tre obbiettivi dello CSAC sono: la promozione culturale, la consulenza scientifica e il supporto alla didattica. Quali sono le attività promosse?
“Si è appena conclusa la Summer School a cui hanno preso parte trenta studenti provenienti da Quito (Ecuador, n.d.r.); a questo si aggiungono altri due progetti Over World. Inoltre, stiamo lavorando con la Triennale di Milano per l’istituzione di un master; e ovviamente, la partnership con la Business School del Sole 24 Ore”.

Proprio quest’ultimo progetto, che ben si accorda con l’attività di ricerca dello CSAC, interessa la classe dell’8° Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali ed ha come fine la prima mappatura delle collezioni d’arte di proprietà delle università italiane.
I risultati di questo censimento, mai effettuato prima, saranno pubblicati sul nostro blog.

Per il futuro lo CSAC ha l’obbiettivo di ampliare il suo raggio d’azione: “trovando il modo di accogliere in questa struttura tutte quelle discipline, come la chimica e l’economia, che solo all’apparenza sembrano distanti dall’ambito culturale, abbiamo l’ambizioso progetto di creare un centro culturale a tutto tondo”.

 

Nicola Battistin

image http://www.csacparma.it

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