10 DOMANDE A GIOVANNI MORALE

giovanni morale photo

In occasione del suo intervento all’8° Master in Economia e Management dell’Arte e  dei Beni Culturali della Business School de Il Sole 24 Ore, Giovanni Morale, Coordinatore delle Gallerie d’Italia – Piazza Scala, polo museale e culturale di Intesa Sanpaolo a  Milano, ci accompagna all’interno del caveau presso la sede storica della Banca Commerciale Italiana. Ci spiega che quello della sede di Milano, un tempo adibito a “cassaforte” della filiale della BCI, è oggi un caveau di rappresentanza, deposito delle raccolte d’arte del  Novecento di Intesa Sanpaolo: 450 opere disposte su 950 metri quadri di griglie scorrevoli a scomparsa allestite in sostituzione delle cassette di sicurezza. Il caveau è visitabile su prenotazione grazie al progetto “il caveau svelato”.

Come si è avvicinato al mondo dell’arte?

L’arte è per me da sempre una grande passione, nonostante io provenga da studi in principio puramente economici: mi sono infatti laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano, dopo aver studiato con il programma Erasmus all’Università Esade di Barcellona e conseguito il Master CEMS all’Università H.E.C. di Parigi. Mosso però da questa forte passione e dal desiderio di conoscere a fondo la storia dell’arte, ho proseguito gli studi conseguendo la laurea Triennale in Scienze dei Beni Culturali, con un tesi in Storia Medievale, presso l’Università degli Studi di Milano; successivamente, nella stessa sede universitaria, ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia e Critica dell’Arte, con una tesi in museologia. La formazione economica è stata certamente importante per il mio percorso ma è stato necessario unire una solida conoscenza della storia dell’arte.

Un profilo multidisciplinare insomma, il giusto equilibrio tra formazione economica e formazione artistica. Di cosa si occupa oggi in particolare all’interno della sede milanese di Gallerie d’Italia?

Dalla gestione della didattica, agli ospiti speciali, relazioni interno/esterno, budgeting, fatture, pubblicazioni, organizzazione delle mostre temporanee, gestione della collezione, insomma mi occupo un po’ di tutto.

A suo parere, cosa spinge oggi una banca in Italia a occuparsi di progetti relativi al settore arte e cultura?

È prima di tutto un obbligo morale verso la collettività, una responsabilità sociale, il desiderio di restituire parte dell’utile in cultura ed è anche in un certo senso lungimiranza poetica. È forte l’impegno del Gruppo a diffondere una certa sensibilità culturale. Citando le parole di Giovanni Bazoli, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, il “Progetto Cultura” (del quale fanno parte le Gallerie d’Italia) rappresenta «un vero e proprio programma culturale che si affianca al piano industriale dell’istituto, non la semplice destinazione di utili a scopi culturali. È un metodo che tutte le grandi imprese dovrebbero adottare per dare fiducia al Paese, difenderne la tradizione e  promuoverla. I profondi cambiamenti che attendono l’Italia richiedono di essere affrontati sul piano culturale, al fine primario di ritrovare un senso comune di cittadinanza. (…) La crisi di appannamento della coscienza civile che stiamo attraversando può essere superata solo con il crescere di una forte identità culturale, per contrastare la gravissima crisi economica, figlia di una generale perdita di valori e di una sfrenata corsa al profitto». L’obiettivo di un’impresa bancaria di rilevanza nazionale come Intesa Sanpaolo non vuole dunque essere solo quello di favorire una crescita economica ma anche quello di stimolare una crescita culturale e civile del Paese.

Intesa Sanpaolo è dunque una di quelle banche che credono fortemente nella partecipazione attiva all’interno del settore arte e cultura. A tal proposito ci può parlare del “Progetto Cultura”?

Le Gallerie d’Italia, poli museali e culturali della banca a Milano, Napoli e Vicenza, fanno parte di Progetto Cultura, il “contenitore strategico” delle attività culturali di Intesa Sanpaolo. Si tratta di un piano che viene rinnovato di triennio in triennio e che riguarda sia le collezioni permanenti sia attività temporanee, sia interventi esterni al patrimonio della Banca. I valori cardini di tale Progetto sono la tutela, la valorizzazione, la pubblica fruizione e la diffusione della conoscenza dei beni artistici e culturali in Italia, in particolare del patrimonio storico, artistico, architettonico e archivistico della Banca, con l’intento di condividerlo con la collettività. Le attività vengono realizzate in piena autonomia oppure in partnership  con altre istituzioni, pubbliche e private. Di grande importanza all’interno del Progetto è l’iniziativa “Restituzioni”, attiva dal 1989: un programma di restauri dei beni artistici e monumentali italiani sostenuto da Intesa Sanpaolo in collaborazione con gli organismi pubblici competenti e le Soprintendenze. Il progetto ha permesso il recupero di circa 1.000 opere d’arte.

Gallerie d’Italia: cosa rappresentano per il territorio e cosa offrono ai visitatori?

Le Gallerie d’Italia rappresentano luoghi di scambio culturale, attraverso la progettazione di mostre temporanee (oltre all’esposizione permanente delle collezioni), incontri e conferenze con studiosi e artisti, spazi aperti a eventi di musica, cinema e teatro. Le Gallerie vogliono essere in costante rapporto con la città e il territorio, veri e propri spazi da vivere. Si punta molto sulla didattica: su 150.000 visitatori il 40% è rappresentato da scolaresche. Offriamo 34 diversi laboratori gratuiti per le scuole e attività dedicate alle famiglie, agli anziani e a un pubblico con disabilità motorie, cognitive e sensoriali. Oltre che alla comunicazione esterna, riconosciamo grande importanza  anche a quella interna. Per fare un esempio, durante la pausa pranzo organizziamo focus di 20 minuti su un’opera d’arte per i dipendenti di Intesa Sanpaolo: è un modo per coinvolgere tutti i colleghi nel progetto e avvicinarli all’arte.

Con che criteri sono state scelte le tre sedi di Gallerie d’Italia e da che tipo di opere si compongono le relative collezioni?

Sono tre sedi di Banche che negli anni sono confluite in Intesa Sanpaolo, palazzi storici nel cuore delle città italiane. A Vicenza,  Palazzo Leoni Montanari, dimora barocca di fine Seicento, è stato trasformato nella prima sede delle omonime Gallerie nel 1999. Vi sono esposte circa 140 icone russe, una selezione delle oltre 400 tavole possedute dalla Banca che formano la più importante collezione conservata in Occidente; una raccolta di 40 dipinti del Settecento veneto e una importante raccolta di ceramiche attiche e magnogreche costituita da 522 esemplari ceramici realizzati ad Atene, in Apulia e in Lucania tra il VI e il III secolo a.C.. Le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli rappresentano dal 2007 la seconda sede museale di Intesa Sanpaolo, con un gruppo di 120 opere che comprende, accanto a una preziosa serie di vedute sette-ottocentesche della città partenopea e del territorio campano e a uno dei nuclei più importanti di Vincenzo Gemito, il celebre Martirio di sant’Orsola di Caravaggio, uno dei maggiori capolavori delle collezioni. Infine le Gallerie di Piazza Scala a Milano, inaugurate nel 2011, rappresentano la più recente delle tre sedi e sono dedicate all’Ottocento e al Novecento italiano: 197 opere del XIX secolo, provenienti dalle collezioni della Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, in un percorso intitolato “Da Canova a Boccioni”, e 189 opere del secondo dopoguerra italiano raccolte nel recente progetto “Cantiere del ‘900”.

La collezione d’arte di Intesa Sanpaolo: come è nata?

Ogni deposito ha una sua storia bancaria e le opere d’arte possedute da Intesa Sanpaolo sono  per tipologia molto varie. La collezione è il frutto delle fusioni e acquisizioni di oltre 250 banche italiane. Nelle nostre mostre vengono esposte opere di proprietà ma anche opere in prestito come nel caso della mostra La Grande Guerra. Arte Luoghi Propaganda, progetto espositivo che, per la prima volta, ha coinvolto le tre Gallerie, dal 1 aprile fino al 23 agosto.

Intesa Sanpaolo, attraverso le Gallerie d’Italia e il Progetto Cultura, tocca un “tema caldo” oggi nel settore artistico e culturale, quello del rapporto pubblico-privato. Qual è il suo parere al riguardo?

Il settore pubblico si trova oggi certamente in difficoltà e ritengo che per uscirne debba trovare un dialogo con il settore privato. Il Decreto Art Bonus del Ministro Franceschini potrebbe agevolare questo dialogo, anche se mi pare prematuro valutare i risultati. La soluzione, a mio parere, potrebbe essere la creazione di una “rete culturale” che coinvolga le diverse Istituzioni. La buona divulgazione di un progetto culturale è di importanza fondamentale. Noi di Intesa Sanpaolo condividiamo i nostri progetti e lavoriamo in rete con altri musei ed enti culturali da tempo, con risultati molto positivi.

Francesca Tommasini

 

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