Private: l’art advisory e l’amministrazione di patrimoni artistici. Intervista a Mariacristina Ragazzoni

Mariacristina Ragazzoni, responsabile per Aletti Lab – Wealth Services per Banca Aletti, anche quest’anno ha tenuto per noi dell’ottavo Master in Economia e Management dell’arte e dei beni culturali una lezione sull’art advisory, l’investimento in arte e le varie forme di amministrazione dei patrimoni artistici.

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In cosa consiste il suo ruolo di Art advisor?

Fornisco al cliente una guida per i propri investimenti nel mondo dell’arte: gestire l’arte oggi vuol dire gestire un asset, dunque non ci si può improvvisare gestori di beni artistici, ma bisogna conoscere bene il proprio campo, intuire rapidamente le necessità del cliente e ricercare soluzioni su diversi ambiti, restando continuamente aggiornati. In passato i collezionisti d’arte erano pochi, erano persone colte e vicine agli artisti. Oggi molto è cambiato, la platea di compratori si è ampliata e così anche il gusto, ma non sempre chi ha accesso facilitato all’arte compra per passione.

Si stanno dunque ampliando i rischi di acquisti poco consapevoli, per questo molte banche oggi offrono un servizio di art advisory, e con esso vari servizi annessi, quali valutazioni di opere, analisi storico-critica di un’opera d’arte (expertise), valorizzazione delle opere, predisposizione di inventari e cataloghi con documentazione fotografica, consulenze per la divisione patrimoniale di una collezione.

Nel caso di investimento in arte, come consiglia il suo cliente?

In primis stabilisco un colloquio col cliente in cui egli esprima liberamente il suo gusto, non importa che si tratti un esperto o un principiante, l’importante è che abbia un’idea chiara di cosa gli piace, e mi informo su quanto questi può permettersi di spendere. Avvio dunque la mia ricerca basandomi su questi dati, vaglio una serie di alternative e le presento al cliente, lasciando decidere a lui, sicuro del fatto che ciascuna scelta valga un buon investimento.

Come si aggiorna riguardo il mercato?

Tutti i giorni opero ricerche per i miei clienti, sia per gli acquisti che per le vendite, controllo i risultati d’asta e i cataloghi online, mi informo su quali mercati sono più indicati per posizionare un certo tipo di arte, tengo contatti con molti galleristi in Italia e all’estero ed effettuo indagini comparative sui prezzi. 

Un grande vantaggio per il nostro cliente è la riservatezza: la banca si informa per conto del cliente che resta sempre anonimo.

Nel caso di gestione del patrimonio, quali sono le opzioni per gestire una collezione d’arte?

Esistono differenti strumenti per la trasmissione del patrimonio, che vanno vagliati in base agli obiettivi e le esigenze del cliente. Per la trasmissione di una collezione d’arte, oltre al fondo patrimoniale e all’applicazione delle volontà espresse tramite testamento, nel caso di condivisione pubblica del patrimonio si ricorre all’istituzione di una fondazione o di un trust.

Nel caso della fondazione, la collezione è affidata legalmente ad un consiglio di amministrazione che ne organizza la fruizione pubblica, mentre per il trust la gestione è affidata ad un trustee, un gestore del patrimonio estraneo all’eredità, che amministra nell’interesse e sotto il controllo dei beneficiari.

In cosa consiste il Trust?

Il Trust è un modello di gestione patrimoniale di matrice britannica che genera soluzioni di usufrutto più flessibili rispetto ad un normale testamento, ma una volta istituito non ammette modifiche, e presuppone che il proprietario sia disposto ad intestare i propri beni ad un trustee, che ne curerà la gestione. Nel caso di una collezione d’arte, il trustee si occupa di valorizzare la collezione, conservarla, distribuire i proventi agli eredi secondo le disposizioni prescritte, senza entrare mai in concorso con questi.

Un esempio pratico in cui si istituisce un Trust

Un artista del Novecento italiano, che aveva avuto due figlie da due relazioni sentimentali, temeva che alla sua dipartita il suo patrimonio non venisse valorizzato o mal distribuito tra le due eredi. Nel suo testamento tale artista ha potuto prevedere, con l’istituzione di un trust sul suo corpus di opere, la valorizzazione delle stesse nell’interesse delle figlie affidandola ad un trustee, nominando inoltre una delle due figlie guardiano del trust.

In questo modo ha potuto realizzare una massa patrimoniale assoggettata a regole determinate e non alienabili. 

E per quanto riguarda le donazioni?

In Italia le condizioni sono ancora poco favorevoli. Per quanto il patrimonio artistico italiano sia di enormi dimensioni, e i collezionisti in Italia siano tantissimi, ci sono ancora troppi ostacoli per rendere il mecenatismo un’opzione interessante: in America ad esempio, coloro che donano opere d’arte hanno diritto a detrazioni fiscali, e così pure in Germania. 

Secondo lei in futuro ci avvicineremo più a questi modelli?

Qualche passo avanti è già stato fatto: grazie al contributo del ministro Franceschini,  per coloro che intendono donare opere d’arte è stata ricostituita la commissione di valutazione di opere notificate, per concedere la cessione di opere d’arte come corrispettivo al pagamento di imposte. Sarà così realizzabile un’opportunità legislativa, che di fatto già esisteva, ma non vi erano strumenti per applicarla.

Laura Posadinu

image: embroidered last will, AVAM Baltimore (kurtknudsen.blogspot.com)

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