Intervista a Pietro Ripa

Pietro Ripa, professionista nel settore bancario e responsabile Private Banking di Carige, ha risposto ad alcune domande in occasione del suo intervento all’8° Master in Economia e Management dei Beni Culturali della Business School del Sole 24 Ore. unnamed

Quali sono stati i momenti salienti della sua carriera ed in quale momento si è avvicinato all’arte?

Ho iniziato la mia carriera nel settore bancario come Investor Relations Manager prima presso Credem, poi presso Antonveneta ed ABM AMRO. I primi punti di contatto tra il mondo bancario e quello dell’arte sono avvenuti grazie alla posizione rivestita presso Monte dei Paschi di Siena dove sono stato nominato dirigente addetto alla pianificazione strategica e alle relazioni con gli investitori. Durante questa esperienza ho creato per la prima volta in MPS un report che descrive l’andamento del mercato dell’arte e delle aste internazionali in generale (facendo riferimento ai prezzi di martello), rispetto ai singoli settori come ad esempio i dipinti antichi, l’arte del dopoguerra e la fotografia. In seguito mi sono esposto, con una serie di progetti ad hoc per il settore assicurativo dell’arte, presso Axa Art dove sono stato nominato Senior Art Finance Advisor. Oggi invece sono Responsabile di Private Banking in Carige e continuo a redigere report annuali riguardo l’arte che contribuiscono al rafforzamento del valore dell’arte nel settore bancario.

Qual è il valore dell’arte nel settore bancario? Come viene considerato dai colleghi di settore?

Dalle differenti esperienze ravvicinate con il settore non posso che affermare l’importanza dell’arte in termini di ricadute di immagine sul territorio, oltre alla capacità di costruire relazioni con il territorio e i clienti. Sviluppare un linguaggio sempre più vicino a quello del cliente rappresenta un valore aggiunto per le banche che consente di rafforzare un rapporto di fiducia necessario al consolidamento nel lungo termine del rapporto lavorativo.

Qual è il ruolo che riveste l’arte nel settore bancario? Può essere una forma di investimento?

L’arte nel mio settore rappresenta un tassello del Wealth Management insieme a beni di lusso come orologi, vini, monete, barche ma ad oggi non è ancora definibile come un investimento sicuro data l’assenza di speculazione. D’altronde ci si avvicina sempre più al finanziamento dell’arte da parte di privati e banche in un’ottica di “ritorno d’immagine”. Oggi molte banche possiedono vaste collezioni d’arte che derivano principalmente da donazioni o da debitori insolventi.

Qual è l’attendibilità degli indici presentati nei report annuali?

Gli indici hanno l’obiettivo di rappresentare e mappare il mercato dell’arte, non rappresentano una fonte attraverso cui investire. Mettono in evidenza dei trend. Per esempio le Italian Sales dimostrano l’appeal che riveste oggi l’arte italiana nel resto del mondo.

Quali sono le prospettive future rispetto alla gestione da parte delle banche di queste collezioni d’arte?

La gestione delle collezioni d’arte per le banche rappresenta una leva economica e culturale per il territorio che ne fruisce. Una delle possibilità è sicuramente rappresentata dai prestiti che consentono di monetizzare la movimentazione delle opere. In quest’ottica si vedrà crescere una sensibilità verso un settore che si incammina ad essere sempre meno pubblico.

Massimiliano Mautone // about.me

Immagini: 1) http://www.primocanale.it/immagininews/20150625202022-1414402688-carige.jpg 2)Pietro Ripa

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