10 domande ad Adriano Picinati di Torcello

Adriano Picinati Di Torcello è Direttore in Deloitte Luxembourg ed è a capo del dipartimento Art & Finance. Lo abbiamo intervistato in occasione del suo intervento all’8 Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della business school del Sole 24 Ore. Dieci domande per comprendere meglio l’Art Wealth Management e per capire il suo valore oggi.

cq5dam.web.350.350.tabletIl Suo percorso accademico e professionale è stato prettamente economico-finanziario. Come si è avvicinato al mercato dell’arte?

Quando frequentavo l’MBA ho cercato di individuare un ambito che potesse interessarmi. In quel periodo sono venuto a conoscenza di un progetto particolare di un mio professore. Così ho cominciato a indagare questo mercato. Inoltre mia madre è un’artista; più osservavo e imparavo, più la mia curiosità e il mio interesse crescevano. Quando poi sono arrivato in Deloitte, avendo appreso che mi ero appassionato a questo settore, mi hanno offerto di dar vita all’iniziativa Art&Finance.

Le persone che ricoprono ruoli come il Suo, in genere, che tipo di background hanno?

Prettamente economico-finanziario. Il mio è un ruolo che non offre servizi di critica d’arte, per cui non serve una preparazione storica dell’arte.                         La prospettiva è diversa. Il servizio di consulenza riguarda prevalentemente la parte del business. Certamente, poi, l’emozione e la passione legate all’arte restano un ingrediente motivante molto forte.

Come può essere definito oggi il mercato dell’arte?

Oggi il mercato dell’arte è in continua evoluzione, ci troviamo nel mezzo di una significativa trasformazione e rivoluzione in grado di creare nuove opportunità di business. Se andiamo più nello specifico, vediamo che il mercato dell’arte, con un giro d’affari di circa 60 miliardi di dollari, è globalizzato; vi sono nuovi canali di vendita, soprattutto con il maggiore uso dell’online; si sta espandendo la classe degli HNWI (high net worth individual) che compra sempre più opere d’arte. L’Arte viene dunque vista come un asset alternativo. Vi è poi una democratizzazione del mercato dell’arte, che è sempre più regolato da logiche finanziarie. Inoltre sono le stesse istituzioni pubbliche che stanno assumendo una veste economico-manageriale. Questo fa sì che ci siano maggiori opportunità di business e di creazione di valore per il cliente.

Ha detto che sta crescendo la classe degli HNWI che compra opere d’arte, ma in che misura? E come giustifica questa crescita di interesse per l’arte?

Dal 2013 al 2014 il tasso di ricchezza è cresciuto raggiungendo risultati record: la popolazione degli HNWI è cresciuta globalmente del 6% (in particolar modo nelle regioni del Nord America, dell’Europa e del Medio Oriente); inoltre è aumentato del 7% il livello di ricchezza. Di questi una parte sempre maggiore investe in arte, l’arte risulta così il luxury asset che ha la popolarità più importante. Alla base delle scelte di investimento in arte vi è soprattutto la volontà di collezionare per puro piacere personale e per passione; meno invece per accrescere il capitale, per status o perché si considera l’arte come un bene rifugio.

Quali sono i servizi maggiormente richiesti per la gestione del patrimonio di arte e quali le soluzioni offerte dall’Art Wealth Management?

Il Wealth Management diventa una necessità per l’arte. I collezionisti e i compratori necessitano di una varietà di servizi quali, ad esempio, consulenza fiscale e legale, specie per il trasferimento delle opere oltre i confini, oppure hanno bisogno di una pianificazione intra- generazionale a lungo termine; spesso si richiedono anche servizi che vanno oltre la gamma tradizionale di servizi finanziari. L’Art Wealth Management offre quindi una serie di attività e strumenti adeguati volti proprio a soddisfare tali esigenze. I servizi che offre infatti sono relativi alla gestione del patrimonio, alle questioni legali, alla gestione del rischio, alla creazione di forme di impiego del patrimonio d’arte al fine di generare flussi di reddito.

Considerando i casi di corporate che investono in arte, quanto incide la natura del business che una società conduce nella scelta di tale investimento?

Se prendiamo in considerazione, ad esempio, la Fondazione Prada o un’altra fondazione, la decisione di detenere una collezione d’arte è presa dal CEO del Gruppo. Quindi più che la natura del business a incidere in questo senso, è qualcuno all’interno della società – il proprietario o il ceo – che è interessato o già possiede una propria collezione e che dà impulso alla società ad effettuare questo tipo di investimento. Oggi, quando si parla di Art Wealth Management, bisogna trovare nella società qualcuno che capisca e comprenda il settore, che abbia questa passione.

Pensiamo alla valutazione nel mercato azionario, esistono, come sappiamo, indici, come i multipli di mercato che permettono di valutare l’investimento in titoli azionari o in altri strumenti finanziari. Nel mercato dell’arte esistono e, se si, quali sono?

Esistono degli indici di prezzo che permettono più o meno di fare ciò; le principali metodologie utilizzate si basano sull’analisi e sull’osservazione dei prezzi e delle stime passate, attraverso l’uso di modelli statistici, come modello di regressione applicati all’arte. Con analisi di questo tipo è possibile avere un’indicazione sulla domanda per un artista o per una corrente, il che permette di calcolare, seppur con un livello di significatività minimo, la domanda futura e il valore dell’opera e, quindi, dell’investimento. Occorre, tuttavia, prestare molta attenzione nel prendere questi dati in considerazione. Questi infatti, che ci pervengono da indagini e report, devono essere osservati non in maniera assoluta, poiché soggetti ad errore; oltre al fatto che non sono in grado di garantire quale sarà lo scenario futuro.

Da settembre 2014 è stato aperto il free port di Lussemburgo. Perché e come i collezionisti dovrebbero utilizzarlo?

Da settembre 2014 è disponibile questo spazio di grandi dimensioni, parliamo di 21000 mq su quattro piani, in cui i collezionisti, e non solo, possono depositare merce preziosa, come le opere d’arte appunto, in maniera del tutto sicura. È servito da personale altamente competente pronto ad offrire consulenza tecnica. Si trova in una zona di sospensione fiscale dove in certi casi non vi è alcun tipo di tassazione o dazio doganale immediati. È gestita da un’azienda leader nel trasporto dell’arte internazionale. È fondamentale che si trovi a Lussemburgo, perché questa è una città che sempre di più assume il ruolo di importante hub europeo, con un’economia florida e sana. Si trova in una posizione strategica all’interno di uno dei più importanti mercati dell’arte.

Quali sono, secondo Deloitte Lussemburgo, i mercati più promettenti e accattivanti?

In primis gli Stati Uniti, più in generale tutti i paesi anglosassoni. Tutti quei paesi dove c’è una concentrazione di ricchezza molto importante, come Singapore, Svizzera, Francia; paesi dove si concentrano maggiormente i collezionisti. I Paesi in via di sviluppo, i cosiddetti BRICS, non offrono ancora un mercato proficuo per l’Art Wealth Management, sebbene in Cina si veda crescere l’importanza del mercato dell’arte e quindi il numero dei collezionisti.

Come pensa che il settore dell’Art Wealth Management possa svilupparsi in futuro?

Lavorando nel settore da più o meno dieci anni, ho visto un incremento della consapevolezza della sua importanza accanto a una trasformazione nell’ambito dei servizi e delle attività offerte. Tuttavia sarà necessario molto tempo affinché il settore si diffonda; si tratta di un processo a lungo termine. Sebbene io possa testimoniare una crescita di interesse, sono consapevole che ci vorrà del tempo. Questo anche perché il mercato è cambiato molto velocemente in dieci/quindici anni ed esistono poche figure professionali appositamente formate. Ogni rivoluzione necessita di tempo.

A cura di Giulia Vitali

 

 

 

 

Riferimento Deloitte Italia:

Barbara Tagliaferri, Direttore Comunicazione.

 

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