INTERVISTA A RICCARDO SORANI

Analista del mercato dell’arte specializzato in arte orientale e fondatore di NTQ Data, lo scorso novembre Riccardo Sorani ha aperto la sua nuovissima galleria in zona Tortona a Milano. Esh Gallery rappresenta artisti italiani e internazionali attivi nel mondo delle arti decorative, che si confrontano con l’utilizzo di diversi materiali, quali ceramica, vetro, metallo e materie di natura organica. L’abbiamo intervistato in occasione del suo intervento all’8° Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School del Sole 24 Ore.

 

Cosa l’ha spinta ad aprire una galleria d’arte contemporanea oggi?

La passione, innanzitutto. Sono andato al TEFAF di Maastricht e nella zona delle gallerie Antiques ho scoperto la Yufuku Gallery, una galleria con opere giapponesi contemporanee, però di gusto tradizionale. Mi sono innamorato di quelle sculture e di quei vasi, per cui ho iniziato a fare una ricerca su questa tipologia di oggetti d’arte e mi sono appassionato a questo settore. Da lì ho aperto una galleria puntando su questa tipologia di oggetti e puntando molto su giovani artisti giapponesi, che in Italia sono ancora poco conosciuti.

 

Mi può descrivere brevemente la sua galleria, quali sono i suoi tratti distintivi?

La mia galleria è un ibrido di oggetti tra arte e design, è l’oggetto d’arte contemporaneo. Nei primi anni del ‘900 nelle case c’era la moda dell’art deco, dell’art nouveau, cioè oggetti di arredo in stile contemporaneo. L’idea è fare la stessa identica cosa oggi. Quindi si tratta di vasi, oggetti di design con un livello tecnico e artigianale molto elevato. Cerco sempre di offrire edizioni uniche o estremamente limitate.

 

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Lei ha lavorato anche da Sotheby’s come esperto di arte orientale cinese, in che modo è nata la sua passione per l’arte orientale?

È nata in modo casuale. Ho frequentato il corso di Fine and Decorative Arts al Sotheby’s Institute of Art e mi sono laureato con una tesi sul mercato orientale. È stata una folgorazione, amavo l’idea di conoscere un mondo nuovo, una forma d’arte diversa. In seguito ho svolto uno stage da Sotheby’s a Bond Street e poi ho lavorato per un anno come specialist presso la sede di Olympia.

 

In che modo le sue competenze analitiche e le sue esperienze pregresse le sono state d’aiuto in questo progetto?

Le competenze sviluppate con NTQ Data non sono di tipo artistico, ma di tipo manageriale. Venendo da una preparazione accademica umanistica, non avevo molte basi di economia e management. Certamente l’approccio meno naif e molto più progettuale mi aiuta nella gestione della galleria. Dal punto di vista artistico, viceversa, l’idea di venire dal mondo dell’antico è molto utile, ma allo stesso tempo crea dei problemi, perché l’approccio commerciale che si ha in questo tipo di mondo è completamente diverso dal mondo del contemporaneo. E questo lo sto riscontrando nelle relazioni con gli esperti del settore (critici e stampa specializzata), che per esempio hanno difficoltà a riconoscere la novità degli artisti. Danno più importanza all’artista rispetto all’opera, mentre nel mondo dell’antico si guarda più all’opera che all’artista. E quindi hanno acquisito valore aspetti che prima non consideravo come importanti, come il curriculum degli artisti, il numero di mostre che hanno fatto, il fatto che siano presenti in musei oppure no.

 

Quali sono state le difficoltà maggiori da lei incontrate, considerando soprattutto che lei gestisce la sua galleria in maniera autonoma?

Le difficoltà sono state prima di tutto economiche. Si tratta, infatti, di un investimento economico, anche se non eccessivo, con cui occorre coprire varie spese: affitto, ufficio stampa, eventi… Una parte consistente delle spese va all’ufficio stampa, perché è uno strumento indispensabile all’inizio per farti conoscere; ho scelto ch2, un ufficio stampa esterno del settore, specializzato in gallerie private.

Anche la partecipazione alle fiere presenta varie difficoltà. In primo luogo il costo delle fiere incide sul budget: una fiera costa dai 3.000 ai 5.000 euro, quindi come minimo occorre vendere 5.000 euro di opere. In secondo luogo è molto complicato per una galleria nuova essere accettati. La mia strategia consiste in organizzare un numero notevole di mostre, fino ad ora sei, per avere un numero consistente di artisti. Solo in questo modo ti crei una letteratura, una storia di galleria da presentare adeguatamente quando invii l’application a una fiera. Inoltre non è facile capire il posizionamento: è una galleria d’arte contemporanea o è una galleria di design? Allora qual è la sezione giusta, la sezione Object di MiArt oppure l’Emergent? Per rispondere adeguatamente a queste domande sto ancora lavorando al progetto espositivo.

 

Sceglie gli artisti in modo autonomo o si fa consigliare? Che criteri utilizza per la selezione?

Li scelgo io in base al mio gusto personale. Innanzitutto mi devono piacere esteticamente, poi considero i significati delle opere. Mi piace anche capire la potenzialità dell’evoluzione delle opere, il modo in cui i lavori degli artisti variano rispetto al passato. La mia ricerca si svolge soprattutto su internet, poi sfrutto altri canali, come le riviste specializzate, le Biennali, le Accademie.

 

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Riscontra problemi durante la sua attività di scouting?

Uno dei problemi maggiori è che per questo tipo di opere l’Italia non eccelle, il livello tecnico che c’è ad esempio in Giappone è estremamente più elevato. Sempre in Italia, poi, si ha la concezione che oggetti del genere siano arte decorativa, perciò gli artisti vengono considerati degli artigiani e non sono incentivati a lavorare. Io mi batto per questo e cerco di avere una visione internazionale, cerco di portare gli italiani all’estero tramite fiere e relazioni con altre gallerie.

 

Che tipo di pubblico frequenta la sua galleria? Ha ottenuto un riscontro positivo?

Sì, finora il riscontro è stato positivo. Io mi propongo a un mercato di giovani professionisti, le cui case possono ospitare perfettamente la tipologia di oggetto che offro. È richiesta una preparazione minore rispetto all’acquisto di un dipinto antico, i prezzi sono più bassi, le opere non superano i 10.000 euro. Se si considera che il prezzo di un vaso di Venini si aggira intorno ai 1.000 euro, si capisce che i prezzi che applico sono accettabili. Paradossalmente però le persone a cui ho venduto finora non sono giovani professionisti, bensì persone più affermate che hanno più disponibilità economica.

 

Quale sarà l’evoluzione del suo ciclo di mostre?

Si lavora di sei mesi in sei mesi. A ottobre avrò un ceramista giapponese, molto famoso in Giappone, tra l’altro già passato in asta negli Stati Uniti. A marzo avrò un’altra ceramista con una mostra legata alla donna e alle divinità dell’acqua. La galleria, infatti, è incentrata sui temi di natura e spazio, per cui questo legame con l’acqua mi piace molto. Ad aprile, poi, organizzerò una personale di un altro artista, il quale ha un curriculum di tutt’altro genere, perciò sarà un’operazione rischiosa; in questo caso, però, è venuto lui da me con l’idea di intraprendere un percorso comune e la cosa mi ha intrigato molto. Ho una linea, ma non chiudo la porta a nessuno.

 

Quali giovani artisti giapponesi consiglia di seguire nel prossimo futuro?

Ne consiglierei tre, che sono in questo momento in galleria e che sono già esposti in musei italiani ed esteri: Yoichiro Kamei (MIC di Faenza), Fuku Fukumoto (Metropolitan Museum di New York), Kouzo Takeuchi (Museum of Fine Arts di Boston).

Lucia Vaccari

Courtesy of Riccardo Sorani

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