Il KC GRAD DI BELGRADO RACCONTATO DA Ljudmila Stratimirovic

KC GRAD è un centro culturale e di dibattito, è stato aperto nel 2009 a Belgrado. Il progetto include una grande galleria, con un programma basato sull’arte contemporanea serba e internazionale. Altre importanti componenti del progetto sono il programma di residenze – chiamato “Air Belgrade” – che offre ad artisti, curatori e scrittori internazionali uno spazio di vita e di lavoro nella regione balcanica. L’offerta del centro si amplia, inoltre, con un programma di concerti, forum culturali e mostre di design.

Dejan Ubovic e Ljudmila Stratimirovic sono i co-fondatori e co-direttori del progetto. Il KC GRAD ha circa 8000 visitatori al mese, approssimativamente 70000 all’anno.

Una breve intervista a Ljudmila Stratimirovic.

Schermata 07-2457233 alle 14.15.06Come è nata l’idea di creare un centro culturale come il Grad?

 Abbiamo iniziato la nostra attività culturale non governativa nel 2000, dopo che i cambiamenti nel nostro paese hanno reso possibile fondare delle associazioni non governative. Per la prima volta è stato possibile fare domanda al Ministero della Cultura, presentando richieste di supporto finanziario, per questo tipo di progetti. È così che abbiamo cominciato a essere coinvolti nel management culturale. Dopo nove anni di lavoro su molti progetti, festival, mostre, conferenze ed eventi, ci siamo messi in contatto con la fondazione Felix Meritis di Amsterdam e abbiamo iniziato a lavorare insieme a dei progetti, che sono stati supportati dal programma Matra.

Eravamo stanchi di diverse situazioni nelle istituzioni statali, dove stavamo realizzando i nostri progetti, e abbiamo pensato che forse era il momento giusto per farsi avanti e cercare di aprire il nostro centro culturale. È stato il primo centro indipendente non governativo della regione e fin da subito abbiamo avuto molto pubblico. Sembra che Belgrado avesse bisogno di spazio indipendente dove tutti potessero venire e proporre dei progetti.

Quali sono i progetti che il centro porta avanti?

Facciamo parte di Frontiers, un progetto dell’Unione Europea in fase di ritiro, insieme ad altri sei partner provenienti da diversi paesi. Parallelamente stiamo lavorando ai nostri programmi annuali, il nostro programma principale è pianificato con un anno di anticipo. Abbiamo diversi open call per delle mostre e per il nostro programma di residenza, inoltre stiamo programmando nuovi progetti e cercando nuove collaborazioni.

Attualmente stiamo realizzando un progetto chiamato Exploring ispiration che coniuga designer ed esperti relativi l’artigianato e alla tradizione, serbi e olandesi. Pensiamo di sviluppare ulteriormente questo progetto in futuro, ora che si è conclusa questa prima parte, che ha avuto luogo in Serbia quest’anno. Ci sono inoltre altri piani legati alla promozione del panorama del design nazionale, tra cui l’istituzione di un centro di progettazione in un altro spazio, qui a Belgrado

Essendo voi una realtà indipendente in quale maniera reperite i fondi necessari alla produzione del centro?

 Non abbiamo un budget stabile, non lo abbiamo mai avuto, e questo è il nostro grande problema, ma anche ciò che ci forza a essere creativi e a lavorare sodo per sopravvivere. Facciamo domanda per avere diversi fondi, sia al Ministero della Cultura, che al Consiglio comunale (se otteniamo il supporto per alcuni progetti, la copertura è pari circa al 10% del nostro budget annuale) ma penso che cosa principale è che siamo aperti e che tutti possono avvicinarsi a noi e proporci progetti interessanti. Questo è uno dei principali motivi per cui abbiamo molto pubblico, inoltre abbiamo anche il bar che ci aiuta a coprire una parte considerevole delle spese.

 In quale modo la cultura e la storia serba e balcanica hanno influito sulla vostra identità?

La cultura serba ci influenzerebbe anche se noi non lo volessimo, o se non ne fossimo consapevoli, siamo nati qui e viviamo qui, siamo molto ispirati dai Balcani. Questo posto è attraversato di molte culture, identità, ha una storia molto turbolenta; ma ciò che troviamo straordinario è la collaborazione con piacevoli persone provenienti da tutto il mondo. Pensiamo che sia bello essere diversi e di imparare di più gli uni dagli altri.

 Come v’inserite nel panorama internazionale e in particolar modo europeo?

 Se intendi dire che la Serbia non fa parte dell’Europa io non ho questa sensazione, poiché per posizione geografica siamo quasi al centro dell’Europa, e non ho mai avuto la sensazione di non essere europea. Ci sono questi trend in politica che insistono nel fare liste chi è cosa e chi no. Io non sono una politica e non sono mai stata interessata a tali questioni, tranne, naturalmente, quando noi, come cittadini soffriamo a causa della politica. Io sono un’artista e mi interessa solo essere buona con gli altri e mi aspetto che gli altri siano buoni con me. Siamo sempre rimasti in contatto con gli altri Paesi, soprattutto con le ex repubbliche jugoslave, anche quando non c’era più nessuna contingenza tra noi. Abbiamo iniziato un radio programma indipendente, chiamato Cross radio, e si è creato un grande network radiofonico che ha coinvolto tredici stazioni radio della regione balcanica (in Serbia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Slovenia). Ci scambiavamo notizie su scena culturale alternativa nella regione, quando non c’era ancora internet, ne nessun altro collegamento tra ex repubbliche jugoslave, era un grande progetto.

Inoltre stiamo collaborando con molti altri paesi europei e ne siamo davvero entusiasti, Naturalmente ci sono alcune limitazioni, dal momento che non siamo parte dell’Unione Europea.

Quali obbiettivi punta a raggiunger il Grad nei prossimi anni?

Puntiamo a continuare i nostri programmi annuali regolari, cercando di lavorare su alcuni progetti europei, di aprire nuovi spazi per le diverse attività che abbiamo in programma sin da quando abbiamo creato il GRAD, ma vedremo se questo accadrà davvero. Io lo spero.


Schermata 07-2457233 alle 14.13.12

photo courtesy gradbeograd.eu/info

Sara Cattaneo / about.me

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