INTERVISTA A MARILENA PIRRELLI


 

Arte Fiera 2014 Conversation Art Market Conversation Marilena Pirrelli Foto Luciano Nadalini

 

Durante il suo intervento in aula abbiamo avuto modo di intervistare Marilena Pirrelli, giornalista, ideatrice e responsabile di ArtEconomy 24 e di Plus24- Il Sole 24Ore, nonché coordinatrice scientifica del Master in Economia e Management dell’arte e dei beni culturali della Business School de Il Sole 24Orequest’anno giunto alla sua ottava edizione.

Come nasce l’idea di ArtEconomy24?
ArtEconomy 24 nasce dall’esigenza di voler dare un taglio scientifico a tutto ciò che riguarda l’informazione sul mondo dell’arte. Molte delle testate giornalistiche, sia generaliste sia di settore, si concentrano sulla critica. Noi volevamo, invece, avere un sezione specifica che trattasse principalmente il management dell’arte.
In sostanza volevamo dare risposte a domande come  quali sono state le difficoltà dell’organizzazione della mostra? Che cosa ha generato un determinato evento artistico? Quali sono le ragioni di una vendita?
In questo modo è nata la piattaforma ArtEconomy24, piattaforma che riporta tutte quelle informazioni inerenti all’arte e che gravitano intorno ad essa, che sono poi essenziali per poterne capire il sistema.

Come mai oggi è importante occuparsi dell’arte in senso manageriale?
E’ sicuramente molto importante fare dialogare l’ambito artistico e quello gestionale proprio perché l’arte è un bene culturale che costituisce l’identità di un paese. C’è, infatti, un’importante relazione economica tra il bene artistico e il territorio in cui esso risiede. La crescente sete di cultura e il conseguente aumento della domanda, all’interno di questo ambito, fanno sì che si senta in modo molto forte l’esigenza di occuparsi dell’arte da un punto di vista prettamente organizzativo e manageriale.

Quale valore può assumere la formazione in questo ambito, in un paese come l’Italia?
Arte e management devono sempre più comunicare per poter generare e creare competenze e capacità. Lo studio di questo settore, infatti, permette di garantire che il lavoro venga fatto con consapevolezza. Permette anche, cosa fondamentale, di capire quale direzione culturale prendere. Grazie alla piena conoscenza di come funziona il sistema dell’arte e di che cosa  succede intorno ad esso si possono capire i fenomeni, si può capire quali artisti sostenere e si può aiutare il pubblico a comprenderli in modo sempre maggiore.

Come nasce l’idea di inserire il Master in Economia e management dell’arte e dei beni culturali all’interno di un museo come il Mudec?
L’idea di inserire all’interno di un museo nuovo come il Mudec un percorso formativo come il master in Economia e Management dell’arte e dei beni culturali è strategica e innovativa, soprattutto per chi, poi, vuole poi lavorare in ambito artistico e gestionale. Il museo deve essere un luogo di identità e formazione. Adesso l’unico tipo di formazione che è presente all’interno delle strutture museali è quella legata ai bambini. È importante, invece, che la formazione si estenda ad un pubblico adulto esterno al settore.

Un lavoro o un argomento che l’ha maggiormente interessata?
Sicuramente il lavoro sui musei, in particolare su come la struttura museale sta cambiando: si tratta di una piazza mediatica che deve sapere o deve imparare ad intercettare le novità sul piano, appunto, mediatico. Il museo deve essere  in grado di evolversi,  deve riuscire a incuriosire l’interlocutore. Il pubblico deve, quindi, essere invogliato a partecipare all’interno di questa piazza. Una struttura che sicuramente riesce nell’intento di coinvolgere un gran numero di persone è la Tate Modern Art di Londra. L’Italia da questo punto di vista, risulta essere invece ancora un po’ indietro.

Una domanda forse un po’ convenzionale: quanto incidono capacità e passione nella carriera ed in particolare in quella giornalistica?
La prima cosa che bisogna fare è riuscire a capire cosa piace. Una volta focalizzato l’obiettivo bisogna inseguirlo con tenacia. Sembra un discorso banale, ma alla fine non lo è. Capire cosa piace, trovare la propria passione, è difficile. Se uno ha talento e capacità parte avvantaggiato, ma bisogna comunque mettere in conto che si devono affrontare tanti sacrifici. Non basta essere portati, non basta occuparsi del proprio compito coi paraocchi: in questo tipo di lavoro è richiesta una costante ricerca di informazioni, di conoscenze e di dati e più sai, più riesci ad avere una visione a 360 gradi che ti permette di rendere bene.

 

Giulia Tini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...