La cultura della comunicazione e viceversa.

A Paola Manfredi, fondatrice dell’agenzia PMC che da quasi 10 anni si occupa dell’organizzazione e comunicazione di progetti culturali, abbiamo chiesto qual è il ruolo della comunicazione nell’industria culturale e creativa.

Cosa fa un’agenzia specializzata in comunicazione culturale?AAEAAQAAAAAAAAOaAAAAJDYyMWQ4ZDFhLTIyMzMtNDljNC1hZjE3LTRiNjI0ZDgxOGFhYw
Un’agenzia di comunicazione ha l’obbiettivo di conferire visibilità ai clienti per cui lavora; il nostro ruolo in specifico consiste nel disegnare strategie di posizionamento per artisti, curatori ed istituzioni culturali per cui organizziamo e gestiamo progetti ed eventi. Uno dei servizi più richiesti rimane quello dell’ufficio stampa anche se è bene ricordare che il lavoro di un’agenzia non si esaurisce mai solo a questo. Questo connubio a me personalmente ha permesso di sperimentare, lavorare per la mia passione attraverso le regole della comunicazione, ma soprattutto leggere da una posizione privilegiata la contemporaneità.

Come nasce un’agenzia di comunicazione culturale?
Bhe un’agenzia di comunicazione che si occupa di cultura in primo luogo è un’agenzia di comunicazione; infatti io stessa prima di fondare lo Studio PCM nel 2007 mi sono occupata di comunicazione generalista nell’ambito politico ed economico presso l’agenzia Metafora. È stato quando lavoravo come managing director di Bondardo Comunicazione s.r.l. nel 2001 che mi sono accorta che c’era spazio per noi nel mondo dell’arte, ma soprattutto che c’era il bisogno di applicare i modelli della comunicazione e del marketing: era un mondo senza regole dove si sentiva l’esigenza di rendere più visibili i suoi significati.

Quali sono i suoi principali clienti?
Sicuramente una delle più importanti collaborazioni è quella nata nel 2006 con Palazzo Grassi di Venezia per il quale seguo tutta la comunicazione relativa all’istituzione compresa l’attività espositiva, tra cui la mostra curata da Francesco Bonami “Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione. 1968-2008”. Per il magnate dell’arte Franḉois Pinault ci siamo inoltre occupati della realizzazione del Centro di Arte Contemporanea “Francois Pinault Foundation” nel compresso monumentale di Punta della Dogana sempre a Venezia.

In passato abbiamo collaborato con Borsalino S.P.A., la Reggia di Venaria Reale per la mostra “La Reggia di Venaria e i Savoia” ed il Museo Dinamico di Forlì; continuiamo invece a portare avanti il rapporto lavorativo iniziato nel 2009 con la galleria milanese Cardi Black Box, la fiera torinese Artissima e Zegnart.

Perché il mondo artistico culturale ha bisogno della comunicazione?
Perché questo mondo fa fatica a dialogare con il pubblico e questo contribuisce ad alimentare l’idea che le istituzioni culturali siano dei veri e propri ‘ghetti’ della cultura.

La comprensione dell’arte, infatti, passa sia attraverso l’istinto che attraverso il grado di informazione quindi, se vogliamo costruire un dialogo con il pubblico perché questo è l’obbiettivo dei prodotti culturali, l’istituzione o il progettista deve rendersi disponibile a tendere una mano. Non sto dicendo che bisogna fare mostre facili, ma ritengo che bisogna dare gli strumenti necessari per permettere una fruizione maggiore. Questo significa permettere al pubblico, che in primo luogo ha fatto lo sforzo di visitare la mostra, di capire: si crea così un ponte diretto tra domanda ed offerta, per esempio il Teatro la Scala ha un ufficio dedicato proprio alla costruzione del pubblico.

In poche parole, la comunicazione è fondamentale per il mondo culturale perché riesce ad avvicinare il grande pubblico al prodotto artistico, uscendo dalle pagine specialistiche dei giornali ad esso dedicate, ma senza abbassarne i contenuti.

Il mondo dell’arte riconosce il valore della comunicazione?
Come tutti i micro mondi, l’arte pensa che il suo linguaggio sia universale, e sebbene ho vissuto in prima persone le mille difficoltà che i privati hanno a farsi accettare come finanziatori e collaboratori del sistema, è sbagliato dire che gli operatori culturali siano restii al cambiamento e all’introduzione di modelli economici all’interno del proprio mondo, anzi. Sicuramente, però, questa commistione richiede più delicatezza e tempo

   Roberta Capozucca  about.me

Background Image: floatype.com

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