10 DOMANDE A SARAH COSULICH CANARUTTO

In occasione del suo intervento all’8Master in Economia e Management dei Beni Culturali, abbiamo intervistato Sarah Cosulich Canarutto, direttrice di Artissima, riconfermata per il quarto anno alla guida della fiera d’arte contemporanea torinese, la più innovativa ed internazionale del nostro paese.

Sarah Cosulich Canarutto, Director Artissima International Fair of Contemporary Art

Quando e come è avvenuto il suo avvicinamento all’arte?

La mia professoressa di storia dell’arte del liceo  mi ha aperto lo sguardo e soprattutto mi ha spinto ad avere fiducia in questa passione. Nel portarla avanti incredibili sono stati anche gli stimoli dei miei professori d’università negli Stati Uniti; quello d’arte medievale, Anderson, e quello di arte barocca, Hitchcock, per me erano delle divinità. Eppure ci potevo chiacchierare e scambiare opinioni, cosa che in Italia a diciannove anni non succede spesso. Berlino, dove mi sono trasferita nel 1997, è stata importantissima perché responsabile del mio tuffo nell’arte contemporanea. E poi la Biennale di Venezia del 2003 perché mi ha permesso di lavorare con Francesco Bonami e con molti artisti e curatori tra i più importanti al mondo.

Quale percorso ha seguito e come è finita poi alla direzione di Artissima?

Dopo aver conseguito studi di storia e critica dell’arte all’estero ho lavorato come curatrice, prima in uno spazio indipendente, poi a alla Biennale di Venezia come assistente curatrice di Bonami, poi per il Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin a Udine ma anche in una galleria privata. Francesco Manacorda, direttore di Artissima prima di me, mi ha consigliato di partecipare al bando per la direzione della fiera. Cercavano una figura curatoriale ed io ho colto la sfida proprio perché la ritengo una fiera che dà al curatore un’opportunità unica di mettersi in gioco, di innovare, di costruire sul rapporto tra cultura e mercato.

Quali sono stati i primi cambiamenti significativi che ha apportato alla fiera rispetto alle edizioni precedenti?

E’ aumentata l’internazionalità e l’allargamento geografico, anche extra-europeo. Ho concentrato la specificità e l’identità sperimentale della fiera, ho voluto accrescere il ruolo dei comitati curatoriali  nella selezione di artisti e gallerie. Ho lavorato allo sviluppo di Back To The Future, con la sua posizione centrale nel progetto della fiera e i suoi rinnovati focus temporali. Ho introdotto la sezione Per4m, dedicata alla performance ma in una dimensione commerciale e non solo collaterale, oltre al progetto Walkie Talkies, dialoghi informali tra gli stand “guidati” da curatori. Ho trasformato il progetto culturale in un’iniziativa molto importante per la città e il pubblico del contemporaneo, mentre quest’anno sarà la sezione dedicata alle istituzioni del territorio a rinnovarsi trasformandosi in una grande mostra curata. Credo di aver aumentato la dimensione commerciale della fiera portando a Torino un numero sempre maggiore di collezionisti, soprattutto internazionali. La promozione e la crescita della fiera in termini di numeri sono stati importantissimi perché la soddisfazione delle gallerie è il primo obiettivo per poter migliorare.

C’è ancora qualcosa che vorrebbe cambiare?

Artissima può crescere moltissimo come potente alternativa rispetto alle altre fiere nel mondo. Per fare questo avrei ancora tante idee sempre mirate alla specificità, ai giovani e alle avanguardie, con una fiera più compatta nel numero di gallerie ma sempre più coesa dal punto di vista della ricerca e sperimentazione. Ad Artissima siamo i primi a proporre progetti nuovi ed e’ fondamentale continuare ad essere “copiati”.

Qual è stato, all’interno della sua carriera, il progetto che l’ha soddisfatta di più?

La Biennale di Venezia è stata l’esperienza che ha cambiato la mia vita. Ad Artissima penso di aver dato e ricevuto moltissimo. Tante sono le esperienze e i rapporti che mi hanno arricchito ma, esattamente come gli artisti con cui ho lavorato, non potrei nominarne uno soltanto.

Oltre a lavorare per Artissima, quali sono le altre attività che svolge?

Artissima ha assorbito in questi anni tutte le mie energie. Se la mia giornata avesse 48 ore invece di 24 saprei come usarle per la Fiera.

Se non fosse stata riconfermata alla direzione, cosa avrebbe fatto?

Di idee ne ho molte. E’ fondamentale stare sempre pronti.

La direzione di Artissima è un traguardo importante. Ci sono ancora delle aspirazioni irrealizzate che vorrebbe si concretizzassero?

Moltissime. Fino a due mesi prima di essere nominata direttrice, non avrei mai immaginato di dirigere una fiera e di finire a Torino.  Mi piace pensare di non saper immaginare le opportunità che arriveranno.

La regione Piemonte e la città di Torino con tutte le sue istituzioni, quale ruolo hanno in Italia?

Torino è la capitale del contemporaneo ed in Italia per la sua storia, le sue istituzioni e le collezioni private e pubbliche che ha. È una città che ha sempre saputo produrre e non solo ospitare arte contemporanea. Dall’Arte Povera al Museo del Castello di Rivoli, dalle collezioni della Gam alle importanti fondazioni private come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Merz, ai progetti di arte pubblica, a Luci d’Artista, ai nuovi musei appena nati o che stanno ancora nascendo. E’ una rete fortissima la cui interdipendenza è fondamentale.

Cosa consiglia ad un giovane che oggi vuole entrare nel mondo dell’arte?

Sapere l’inglese meglio dell’italiano, essere molto determinati ma anche flessibili. Avere tanto entusiasmo, passione e pazienza. Oltre che un pochino di fortuna.

Silvia Nonaizzi

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