DIECI DOMANDE A RICCARDA MANDRINI

Riccarda Mandrini

Riccarda Mandrini, giornalista e contributor di ArtEconomy24, si occupa principalmente del mercato artistico in Africa, Medio ed Estremo Oriente.

Il suo intervento all’8° Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni culturali è stato occasione ideale per porle alcune domande.

Dove nasce la sua passione per l’arte?

È nata quando ero molto molto giovane. Mi piaceva molto visitare i musei, guardare le opere d’arte pubblicate sulle enciclopedie e sulle riviste specializzate; ma non sapevo disegnare.
Così, per colmare questa lacuna, leggevo moltissimo. Non ho mai smesso di farlo.
Anni dopo mi sono iscritta a Storia dell’Arte: i primi due anni all’Università di Pavia in seguito a Parigi. Cosa piuttosto difficile ai tempi visto che non c’era l’Erasmus.

Lei è giornalista/contributor di ArtEconomy24, qual è il percorso che l’ha portata a scrivere per importanti testate?

Ho iniziato con Domus. Uno dei miei primi articoli importanti è stato il reportage sulla prima edizione della Biennale di Tirana organizzata da Giancarlo Politi editore e proprietario di Flash Art. L’apertura della Biennale era prevista per il 14 settembre 2001. Tre giorni prima c’era stato l’attentato alle Torri Gemelle a New York e, per questa ragione, molti giornalisti americani invitati diedero forfait.
Poi sono passata a Uomo Vogue. Fu molto bello. Mi occupavo di molti argomenti diversi ma, a un certo punto, non mi bastò più. Credo che per tutti cambiare sia una necessità fisiologica ed ho avuto la possibilità di farlo in meglio, grazie all’incontro tra Marilena Pirrelli, passando ad ArtEconomy24 (il supplemento dedicato al mercato dell’arte internazionale de Il Sole 24 Ore, n.d.r.).
Iniziai con un reportage economico dedicato a Manifesta che in quell’anno, il 2008, si teneva in Trentino Alto Adige: capii subito quanto fosse importante guardare le cose dal punto di vista economico. Il mercato dell’arte è un argomento appassionante al quale si deve dedicare studio, dedizione e che, quando è sano, fa bene all’arte.

Quali sono i mercati emergenti da tenere maggiormente in considerazione?

Quelli che ormai possiamo definire ex mercati emergenti dalla MENA Region, l’India, la Corea e tutto il Sud Est Asiatico.

Che peso ha l’Estremo Oriente nel sistema mercato internazionale?

Un buon peso. Molti paesi dell’area orientale del mondo stanno lavorando sia alla costruzione della loro storia dell’arte – soprattutto moderna – sia del proprio sistema dell’arte. I musei internazionali, i galleristi e i musei internazionali guardano con estremo interesse a queste regioni

È opinione comune che gli artisti contemporanei non siano più legati ai vincoli nazionali, è d’accordo?

È vero, gli artisti non parlano più o solo della loro realtà locale. L’ottica ormai è internazionale.

Nota un diverso rapporto tra arte contemporanea e società nei paesi da lei analizzati rispetto all’Europa?

Per molte ragioni (formazioni, gusti, mezzi economici ecc.) è difficile pensare che la cultura coinvolga tutti allo stesso modo. Nel caso dell’arte contemporanea credo parli sempre alle stesse categorie di persone: quelle più preparate a riceverla. Ma credo che questo discorso vale per tutti gli altri ambiti culturali. Queste non sono semplici forme di intrattenimento, chiedono di più allo spettatore.

Le fiere d’arte hanno il giusto compromesso tra l’aspetto commerciale e quello socio-culturale?

Le fiere di buona qualità assolutamente sì. Fiere ad esempio come Fiac, Arte Fiera Bologna o l’Armony Show danno la possibilità di vedere moltissime opere di artisti differenti, provenienti da ogni parte del mondo. Sono certamente un’ottima opportunità per conoscere l’arte internazionale.

L’arte contemporanea può aiutare l’integrazione tra culture differenti?

E’ un ottima domanda che però richiederebbe una risposta articolata, non secca come quella che in genere caratterizzano le interviste. Sicuramente l’arte è un punto d’incontro ma, come dicevamo prima, sono sempre un po’ le stesse persone che si parlano.
Un artista africano una volta mi disse les gens doivent manger avant, après on peut penser à l’art (le persone solo dopo aver mangiato possono pensare all’arte).
Credo sia chiaro, no?

Progetti attuali e futuri?

ArtEconomy24 e poi, a gennaio, continuo a lavorare con  Arte Fiera Bologna.

 

Nicola Battistin

 

Photo: Christie’s Chinese preview exhibition

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