Intervista a Marina Mojana

Marina Mojana per articolo

Marina Mojana, laureata all’Università Cattolica di Milano, è storica dell’arte, collaboratrice del Sole 24 Ore e presidente di Eikonos Arte, la società che fornisce in esclusiva servizi di consulenza d’arte per i clienti private di Intesa Sanpaolo. Con questa intervista scopriremo il suo percorso professionale e il mondo dell’arte dal punto di vista di un art advisor.

– Come descriverebbe in poche righe il suo percorso professionale?

Dopo la laurea in storia dell’arte antica, nel 1986 ho iniziato il mio percorso professionale da un lato come ricercatrice, scrivendo la monografia sul pittore caravaggesco Valentin de Boulogne, dall’altro come giornalista, collaborando con le pagine domenicali del Sole 24 Ore. Negli anni ’90, quando anche in Italia iniziava a svilupparsi l’Art Banking, mi sono proposta con Eikonos Arte srl come art advisor per i clienti private (con portafogli da un milione di euro in su) di Banco Ambrosiano Veneto e dal 1998, attraverso una rete di consulenti specializzati, servo i clienti private del Gruppo Intesa Sanpaolo. Inoltre dal 2009 sono direttrice artistica della Galleria Campari, inauguratasi nel 2010 come museo d’impresa per il 150° anniversario dalla fondazione dell’azienda.

– Quali sono le competenze chiave nellart advisoring?

 A mio giudizio è fondamentale in primis conoscere bene la storia dell’arte; all’art advisor non è certamente richiesto di sapere tutto in prima persona su ogni argomento, ma di sapere sempre chi sono gli specialisti a cui rivolgersi. È questo che fa la differenza: una rete molto stretta di collaboratori di fiducia.

– Come e quando ha deciso di dedicarsi allarte e al mercato dellarte più specificatamente?

 Mio nonno, mia mamma e mio zio dipingevano e anch’io ho ereditato un po’ di talento artistico. Dopo aver conseguito la maturità classica decisi di prendere un anno sabbatico per frequentare un corso di restauro di quadri a Palazzo Spinelli (Firenze) toccando con mano l’opera d’arte e successivamente mi sono diplomata a Milano in grafica pubblicitaria. Dopodiché decisi di intraprendere il percorso universitario alla facoltà di lettere moderne con specializzazione in storia dell’arte, proprio perché l’arte era il mio mondo e mi interessava approcciarlo anche dal punto di vista teorico. Dopo avere fatto la storica d’arte militante (tre monografie all’attivo), mi sono concentrata sul giornalismo, ho scritto per i gruppi editoriali più importanti e mi sono specializzata in mercato dell’arte grazie alla collaborazione con il Sole 24 Ore, il quotidiano economico e finanziario più autorevole in Italia. Posso dire che mi sono costruita la figura di art advisor attraverso le molteplici esperienze che ho maturato.

– In un mercato che non conosce crisi, come giudica larte contemporanea?

 Essendo un’antichista comprendo meglio le opere che esprimono armonia e bellezza, cerco nell’arte un momento di elevazione dello spirito. L’artista è il ponte tra cielo e terra e, come diceva Paul Klee, il suo compito è quello di rendere visibile l’invisibile, cioè di fare crescere in consapevolezza gli esseri umani. È questa visione romantica che forse manca un po’ all’arte contemporanea, più orientata da logiche antropologiche a diventare un documento socio-politico. Intendere l’arte come una denuncia che riflette lo spirito del tempo – secondo me – è riduttivo. Preferisco guardare le opere d’arte che in qualche misura sono un’apertura sul futuro; l’artista dovrebbe ‘presentire’ la direzione in cui sta andando l’umanità. A questo riguardo mi ha sempre interessato il movimento del Futurismo, poiché i futuristi, con il Manifesto del 1909, raccontano un mondo in cui oggi noi siamo completamente immersi: la velocità come mito, l’automobile, la guerra come unica igiene del mondo. Noi oggi viviamo nel mondo che loro avevano immaginato. Allora mi chiedo: oggi chi c’è che sta immaginando quello che sarà il nostro futuro? Questa domanda l’ho posta a molti esperti, non tutti l’hanno colta e molti mi hanno risposto che spesso chi anticipa il futuro viene incompreso o denigrato nel presente. I più avvertiti intravedono il futuro nel ritorno alla manualità del “manufatto” artistico o nella riflessione su linguaggio e comunicazione.

– Di conseguenza, in un momento storico come quello in cui stiamo vivendo, ha senso investire in arte?

 Si, ha sempre senso investire in arte diversificando certamente il proprio pacchetto e scegliendo sempre qualcosa che emoziona, perché la convivenza con l’opera d’arte deve essere anzitutto un piacere.

– Consigli a chi vuole investire in arte?

 È un momento in cui con passo lento ma costante la scultura è in ascesa, non tanto quella monumentale, ma oggetti di media grandezza e di peso culturale. La tendenza è confermata dall’offerta dei galleristi italiani presenti a Masterpiece di Londra 2015: nei loro stand si vedeva almeno un esemplare di scultura, da Arnaldo Pomodoro a Antonio Canova. Nella pittura antica invece suggerirei il XIX secolo, mentre per l’arte moderna il Nouveau Réalisme, una corrente degli anni ‘60 ancora sottostimata.

– Dopo 30 anni di sorprendente carriera nel mondo artistico, quali obiettivi si prefigge per il futuro?

 Sinceramente non ci ho mai pensato, vivo le circostanze che mi vengono incontro e non posso immaginare cosa arriverà domani: sono aperta e curiosa. Come quando la Campari mi contattò nel 2009, non l’avevo certo previsto! Se domani arrivasse una proposta professionalmente intrigante, l’accoglierei con piacere. Potrei anche tornare a studiare, non più la pittura francese del XVII secolo, piuttosto quella italiana dell’800. Lo giudico un momento storico poco considerato perché rappresenta il nostro passato prossimo; è l’arte dei nostri bisnonni e illustra un mondo i cui valori fondanti sono in via di estinzione come la natura, la famiglia, la patria, la fede cristiana.

– Nel 2009 è diventata direttrice artistica della Galleria Campari, com’è stato il salto dallart advisoring?

 Essere art advisor significa essere consulente d’arte a tutto campo; nel mondo delle banche a Eikonos Arte è richiesta soprattutto la valutazione del patrimonio artistico, mentre nel mondo dell’azienda Campari la mia è stata una consulenza sull’immagine che avrebbe potuto avere la galleria, attingendo da un archivio ricchissimo. Seguendo le direttrici dell’azienda – un brand dinamico e orientato al presente – abbiamo raccontato la storia della comunicazione Campari partendo dall’oggi e risalendo a ritroso negli anni, dalle campagne pubblicitarie di Nespolo allo spot girato da Federico Fellini nel 1984, dai lavori di Fortunato Depero degli anni ‘30 e ai manifesti della Belle Époque.

Cosa suggerisce a chi vorrebbe intraprendere la sua carriera?

 Non so se suggerirei di diventare art advisor, il mondo dell’arte è cambiato molto negli ultimi 15 anni e oggi ha molto più a che fare con la finanza che con l’appassionato dell’oggetto d’arte. In più, con la crisi, si è ancora più aperto il divario tra i super ricchi, che hanno già i loro consulenti di fiducia, e la classe media. Quindi ad oggi consiglierei altre due figure: l’agente dell’arte, perché ci sono sempre più artisti che non sanno adeguatamente promuovere il proprio lavoro (lo consiglierei a una persona con buone capacità di relazioni pubbliche), oppure l’archivista (per chi è più metodico e di temperamento solitario). Studiare e catalogare le opere d’arte, inserirle in database informatici e gestirne la movimentazione è un lavoro oggi indispensabile e di grande supporto sia agli artisti che ai collezionisti.

Clara Tosetti

 

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