10 domande a Gianni Romano

Gianni Romano è un critico e curatore d’arte contemporanea, nonché professore di storia dell’arte presso lo IED (Istituto Europeo di Design) di Milano, fondatore ed editore di Postmedia, una casa editrice di saggistica contemporanea.L’intervista si è svolta alla fine di un breve ciclo di lezioni sull’arte contemporanea, dagli anni Sessanta ai giorni nostri, che il professor Romano ha tenuto alla classe del Master, presso la Mudec Academy.

  1. Per prima cosa vorrei chiederLe della Sua formazione, qual è stato il suo percorso accademico e come si è avvicinato all’arte contemporanea?

Io ho studiato in una facoltà che non esiste più, quella di lingue, mi sono laureato in storia della letteratura inglese. L’arte non centra con i miei studi universitari, è arrivata qualche anno dopo.

  1. Quando si è approcciato all’arte contemporanea quali sono stati i suoi primi punti di riferimenti critici, le prime cose che ha letto, le prime cose che l’hanno ispirata?

Non avendo studiato arte all’università ho fatto in modo di leggere molto, in particolare la critica americana di quel periodo; riviste come October (la rivista accademica dell’MIT). Ho inoltre approfittato di un viaggio a New York per intervistare dei critici d’arte oltre agli artisti, entrando così nel linguaggio del contemporaneo un po’ studiando un po’ agendo sul campo, saltando da una biblioteca a uno studio d’artista.

  1. Come si è avvicinato all’insegnamento? Non avendo avuto lei una formazione accademica in campo storico artistico, come mai questa scelta di insegnare arte?

Avevo studiato da insegnante in realtà. Non l’avevo fatto prima un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché non ne vedevo l’utilità. Insegnando invece ho visto che la classe è una grossa palestra per chi scrive, quando insegni sei costretto a semplificare dei processi mentali e a esternarli. Inoltre hai un grosso feedback in classe, questo è importantissimo per una persona che deve comunicare.

  1. Come ha avuto inizio la sua attività di curatore?

Nasco come critico d’arte, all’inizio della mia carriera ho collaborato molto con delle riviste specializzate, poi a un certo punto ho cominciato a seguire gli artisti più da vicino. Quando fai un articolo o intervista la cosa finisce li, inoltre mi interessava come nascevano le mostre, così ho iniziato anche a curarle, è stata una prosecuzione parallela del mio lavoro critico.

  1. Qual è il progetto a cui è rimasto più legato, quello che ricorda con più piacere?

Forse uno particolare è stata la mostra che ho fatto a Ginevra che si intitolava Venti pezzi fragili, dove c’erano molti giovani che poi sono diventati conosciuti, alcuni di loro (Cattelan, Marisaldi…) esponevano per la prima volta fuori dall’Italia. Un altro progetto particolare, che ricordo con gioia, è stato The Image of Europe a Cipro nel 1995, mentre era la capitale europea della cultura. Per l’esposizione chiesi a diversi artisti europei di creare un’immagine che rappresentasse l’Europa, per la Germania lo chiesi a Martin Kippenberger e lui che amava il mondo greco venne anche a Nicosia. Purtroppo è mancato poco dopo, per me resta un ricordo fortissimo.

  1. Dove nasce l’idea di creare Postmedia e, in breve, di che cosa si occupa?

È una casa editrice di saggistica che tratta di vari temi, dall’arte al design, dall’architettura al cinema. Si occupa di cultura contemporanea, quella che ancora manca in Italia. Il suo pubblico è perlopiù accademico, essendo un po’ scomparso il pubblico delle librerie, anzi… sono un po’ scomparse anche le librerie. Diciamo che l’editoria oggi ha diversi problemi, ma questo lo sapete già.

  1. Ultimamente si parla molto di editoria indipendente, quest’anno a Milano c’è stata la prima fiera dedicata. Come s’inserisce Postmedia in questo panorama?

L’editoria nasce indipendente altrimenti bisogna chiarire da cosa dipende. Credo si tratti solo di luoghi comuni. Postmedia Books occupa una nicchia che io chiamo micro-editoria.

  1. Lei ha svariato molto nel suo lavoro – è professore, critico, curatore, scrittore ed editore – come concilia i suoi diversi ruoli professionali?

Sono ruoli affini, non ci sono grosse differenze, siamo sempre all’interno dello stesso campo. Più professioni si possono conciliare tranquillamente se sono vicine, ma credo che queste siano scelte personali, dall’esterno si può solo valutare la qualità dei singoli lavori.

  1. Qual è il Suo prossimo progetto?

Sto studiando un metodo per rendere possibile studiare l’arte sui social network, dovrebbe partire il prossimo anno per conto di una società tedesca, al momento è ancora in fase di studio. Di seguito, e anche grazie a questo esperimento, vorrei realizzare la più breve storia dell’arte mai esistita da distribuire in Rete a poco prezzo.

  1. Qual è il libro, relativo all’arte contemporanea, più interessante dell’ultimo periodo, quello che lei consiglierebbe?

Sicuramente Dopo l’arte di David Joselit perché è un libro che ti spiazza, scritto da qualcuno che ha fatto sicuramente un percorso storico artistico, ma che ha anche molto ragionato su che cos’è l’oggi in sincronia con ciò che accade nella società e nel mondo, sembra banale, ma molti teorici sembrano chiusi in un ampolla di vetro. Joselit è un critico che capisce il contemporaneo perchè sa cos’è la contemporaneità.

Sara Cattaneo about.me

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