Restauro: tra storia e contemporaneità

«Affrontare il passato con gli occhi del futuro ed i mezzi del presente».

Con questa definizione Pier Luigi Vercesi, direttore di Sette, ha dato il via al convegno tenutosi ieri mattina, “ Il manufatto rivive. Dall’arte al design“, terzo appuntamento all’interno di “Conservare per Ricordare”, ciclo di nove incontri sull’eccellenza italiana organizzato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) nell’ambito di Expo 2015 sino al 30 ottobre 2015 presso la Pinacoteca di Brera. L’incontro, voluto ed illustrato dall‘Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario (ICRCPAL) in collaborazione con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte ha affrontato il tema del restauro abbracciando un ampio scenario, dalle ultime metodologie tecnologiche applicate alla salvaguardia del patrimonio artistico, fino alla progettazione preventiva della fase di restauro vista non solo come strumento di conservazione dell’opera ma anche come testimonianza della nostra cultura.

Ciò che è emerso maggiormente, però, è l’esigenza di un restauro che potremmo definire sostenibile e quindi in linea con l’evento Expo e la battaglia contro gli sprechi. Dare una seconda vita alle opere d’arte, riparandole e difendendole da ulteriori deperimenti, evita che vadano perduti pezzi fondamentali per accrescere il nostro bagaglio culturale.

Ormai anche le opere contemporanee hanno bisogno di prevenzione e conservazione: fotografie, opere cinematografiche, collezioni, archivi, disegni industriali  sono tra le casistiche più citate. Il punto focale dell’incontro è stato come design ed arti applicate sentano l’esigenza di essere restaurate e pertanto di competenze professionali atte a questo. Purtroppo non sono ancora presenti ,restauratori formati nel settore del restauro contemporaneo, come spiegato dalla direttrice della Scuola di Alta Formazione Opificio delle pietre dure Letizia Montalbano. Non si tratta solo di trasferire le conoscenze tecniche dall’arte classica a quella contemporanea,  il problema più grande sono le nuove sostanze di cui le opere contemporanee sono costituite. Svariati sono i materiali di uso comune nell’arte contemporanea e svariate le conseguenze di deperimento, tanto da non poterne creare un caso generale. Qualcuno, però, già si è avviato per questa nuova strada e si tratta dei laboratori di restauro dell’Open Care, ma la problematica  che subentra a questo punto è un’altra: “nel restauro contemporaneo c’è una forte sinergia tra tecnico, artista e spesso collezionista e  l’artista tende spesso a non aiutare  ma a rielaborare ed inserire ripensamenti all’interno della propria opera, durante la fase di consulenza. Dunque bisogna stare molto attenti soprattutto se si ha a che fare con gli enti pubblici poiché l’opera acquistata, spesso con fondi pubblici, rischia di divenire altra cosa” spiega la direttrice del laboratorio Isabella Villafranca Soissons. Inoltre, da un attento studio, è emerso come alcuni artisti non vogliano rilasciare attestazioni scritte e quindi si prefigura un’ ulteriore difficoltà per il restauratore.

Emerge così, una forte mancanza di volontà da parte degli artisti di voler lasciare ai posteri le proprie opere, ma allo stesso tempo, la voglia di noi contemporanei di far conoscere e tramandare anche questa fetta di patrimonio al pari dell’arte classica e moderna. Una pratica, quella del restauro, vista non come perdita di valore sul mercato dell’arte, ma come esigenza primaria per poter accrescere sempre più questo stesso mercato.

Manuela Lombardo

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_699756141.html

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1076710832.htmll

http://www.microtravelling.com/the-pinacoteca-di-brera/

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