Intervista a Giovanna Amadasi

La Fondazione HangarBicocca è tra le più importanti istituzioni presenti sul territorio milanese, diventata negli anni un importante punto di riferimento per la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea con un elevato numero di visitatori, percorsi dedicati ai bambini e un elegante bistrot all’interno dello spazio che diviene punto di ritrovo per la Fondazione ed il quartiere. Un centro polifunzionale, in cui la proposta artistica diretta dal 2013 da Vicente Todolì, ex direttore della Tate Modern di Londra, è internazionale, sperimentale ed innovativa e si dedica soprattutto all’installazione di opere site-specific progettate per il grande stabilimento industriale.

Giovanna Amadasi è la responsabile delle strategie culturali e delle relazioni per HangarBicocca e coordinatore scientifico del Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Cutlturali presso la Business School del Sole 24 ORE di Milano. L’abbiamo incontrata in occasione di un suo intervento e ci siamo fatti raccontare in cosa consista esattamente progettare e sviluppare l’identità di un’istituzione culturale.

Ci può spiegare come si aticola il lavoro di responsabile delle strategie culturali e delle relazioni per una Fondazione come l’Hangar?

Mi sono occupata per 3 anni delle strategie culturali, questo significa pensare al carattere del luogo per riposizionare l’istituzione e creare una sua forte identità, scegliere una coerente direzione artistica e dei contenuti. Questo consiste nel definire l’assetto che oggi Hangar ha, con un direttore artistico internazionale molto noto suggerito da me per delle ragioni precise, mettendo in comunicazione le esigenze dell’azienda con gli attori del sistema dell’arte contemporanea in modo da costruire un progetto di successo.

Come si è avvicinata a questo tipo di lavoro?

Ho una formazione da storica dell’arte, sempre interessata ad esplorare quel territorio di dialogo tra chi produce contenuti, chi li fruisce e chi li finanzia e promuove. Ho iniziato alla Fondazione Prada e ho potuto osservare con quanta lucidità lo staff avesse capito come si doveva sviluppare un progetto culturale promosso da un’azienda come quella, riconoscendo le specificità e le esigenze di un’altra realtà. Ad esempio la scelta di Germano Celant, persona affermata nel mondo dell’arte, e l’importante consapevolezza che questo progetto si dovesse sviluppare parallelamente all’azienda, ma, allo stesso tempo, con una sua forte indipendenza. Lo stesso è ciò che ho cercato di trasmettere in Pirelli. Ho lavorato molti anni in maniera indipendente, alternando l’attività di giornalismo su media generalisti non per addetti ai lavori, dedicandomi a contenuti molto specifici per un pubblico più ampio. E sviluppando nel tempo, prima con un’associazione culturale e poi in collaborazione ad uno spazio espositivo autogestito, progetti di contenuti culturali per aziende private, come ad esempio Vodafone e Diesel. Così ho approfondito e consolidato le mie capacità di progettazione culturale in vari ambiti.

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Come si definisce il ruolo di consulente strategico?

È un ruolo di continua mediazione culturale. Importante è capire quali siano gli asset della cultura d’impresa dell’azienda privata che decide di investire in arte e cultura, cercando di trasmettere al committente, un sistema di informazione e valori che consenta di mantenere vivo e credibile il progetto, ma al tempo stesso di rimanere fedele alle linee guida e alle esigenze dell’azienda. Esigenze che non sempre l’azienda conosce fino in fondo, è un lavoro anche di formazione per individuare quali siano le potenzialità effettive di un progetto culturale. Un lavoro di consulenza vero e proprio. Le aziende nella loro mission non hanno l’obiettivo di fare cultura, ma profitto. Importante è far capire all’azienda quanto e in che modo la cultura e, in questo caso l’arte, possano essere funzionali ai propri obiettivi.

Nello specifico di cosa si sta occupando?

Adesso mi sto occupando della progettazione di tutti gli eventi culturali attorno alle mostre e di tutte le relazioni con progettualità che ne vanno al di là. Progetti con università ed istituzioni, perseguendo questa parte diciamo identitaria. La progettazione artistica è la spina dorsale dell’istituzione che sono i contenuti artistici. Poi, si lavora attorno a questi ultimi per potenziarne l’impatto e fare in modo che le strategie di comunicazione siano in linea, lavorando assieme ai colleghi dell’ufficio stampa e della comunicazione. Il management dell’HangarBicocca è una parte del mio lavoro.

Sappiamo che Pirelli investe circa 3 milioni l’anno per garantire la fruibilità gratuita dello spazio e lo sviluppo delle sue attività. Quali sono le strategie di sostentamento previste per il futuro?

L’investimento della Pirelli è un investimento a medio e lungo termine, una delle strategie che stiamo sviluppando è l’affitto di spazi ai privati che è quella che dà al momento i risultati più interessanti. Poi potrebbero esserci in futuro altre strategie con partner privati però sono cose che deciderà il top management dell’azienda e che hanno delle ricadute importanti sull’identità del luogo. Comunque, per consentire ad un progetto così importante di vivere ci vuole un committente, che non sia solo un finanziatore. Pirelli è parte integrante di questa Fondazione. A fine giugno presenteremo la programmazione dei prossimi due anni e per poterlo fare abbiamo bisogno della garanzia che il nostro partner ci sia.

a cura di

Claudia Antelli

Fonti:

Anselm Kiefer, HangarBicocca

Hangar Bicocca

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