10 DOMANDE A ANTONELLO EUGENIO SCORCU

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Antonello Eugenio Scorcu è Professore di Economia dell’Arte presso il corso di laurea in Economia del Turismo e Professore di Macroeconomia presso il corso di laurea in Scienze Politiche del distaccamento di Rimini dell’Università di Bologna, oltre che coordinatore del Consiglio del campus di Rimini.

Lei ha compiuto studi puramente economici: come si è avvicinato al mondo dell’economia dell’arte?

Avendo io un fratello Professore presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari, potrei dire che si tratti di una caratteristica di famiglia… Parlando più seriamente, terminati i miei studi ho deciso di applicare il livello professionale economico in ambito artistico perché credo che esso possa essere di qualche utilità. Inoltre è stata una sfida personale, ho scelto di mettermi alla prova in un ambito difficile.

La sua esperienza presso la London School of Economics le ha offerto un approccio, una visione diversa del mercato dell’arte rispetto a quella che si insegna in Italia?

Premesso che durante la mia esperienza inglese non ho studiato economia applicata in ambito artistico ma economia pura, senza dubbio dai corsi anglosassoni ho imparato che con l’economia si fa dell’utile. Attraverso un approccio finanziario della realtà è possibile comprendere ed interpretare alcune dinamiche e cambiare alcuni aspetti di ciò che ci circonda.

Arte vs economia o economia dell’arte: il grande dibattito moderno. Lei crede che un approccio economico/manageriale applicato al mondo dell’arte possa essere un valore aggiunto importante?

Attualmente sono convinto che ci sia un grande bisogno di persone che abbiano una formazione economica ma sappiano parlare d’arte, per valorizzare il patrimonio artistico. La figura degli economisti è importante poiché permette di mettere dei paletti all’eccessiva tendenza conservazionista degli esperti d’arte.
Dunque una combinazione della dimensione artistica e di quella economica è importante, ma non è facile da portare avanti; si deve avere consapevolezza dell’importanza di entrambi i mondi e non ignorare nessuno dei due a discapito dell’altro. Il nostro paese ad esempio ha perso tante occasioni in passato proprio a causa della sua incapacità di coordinare questi due aspetti.

In questi ultimi anni la questione del diritto di seguito è stata spinosa in Italia. Addirittura l’Associazione Nazionale delle Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea sta portando avanti azioni atte a ridurre l’incidenza di questo diritto nelle compravendite di opere in Italia. Lei in quanto economista come vede questa tassa?

Io non sono favorevole al diritto di seguito, anche se probabilmente le mie ragioni sono diverse da quelle che spingono l’Associazione Nazionale delle Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea.
Questa tassa nacque con l’intento di tutelare gli artisti, solitamente la controparte debole di una trattativa, nel momento in cui i loro lavori, già immessi nel mercato secondario, acquisissero valore maggiore. In realtà questo diritto oggi favorisce gli artisti forti, affermati. Viene così a mancare l’elemento redistributivo che dovrebbe essere alla base di questa tassa, la quale non sortisce altro effetto se non quello di far stare meglio chi già sta bene. Inoltre il diritto di seguito crea distorsioni e influisce sui costi delle transazioni che hanno ad oggetto le opere d’arte.

Lei non pensa che l’Italia e l’Europa per quanto riguarda il diritto di seguito dovrebbero adeguarsi maggiormente agli standard internazionali, per rapportarsi più agevolmente con mercati importanti e forti come ad esempio quello americano o quello svizzero?

Senza dubbio manca un’applicazione uniforme di questa tassa a livello internazionale, che penalizza i mercanti d’arte e gli artisti italiani e sfavorisce il mercato dell’arte del nostro paese. Spesso accade infatti che, quando un collezionista straniero decide di acquistare un’opera di un determinato artista, egli preferisce rivolgersi ad una galleria non italiana che si occupa di quell’artista, piuttosto che alla sua gemella che ha sede nel nostro paese, poiché in gran parte degli stati stranieri questo tipo di transazione, sgravata dal peso del diritto di seguito, risulta meno impegnativa.

Potrebbe esserci un’alternativa al diritto di seguito?

Questa tassa ha molteplici utilità: nacque anche con l’intento di risolvere la difficile azione di tracciare le opere. Eppure seguire la storia e i passaggi di cui un bene artistico è protagonista rappresenta un costo, un costo che una volta dedotto fa avanzare un guadagno piccolo per gli intermediari del mercato dell’arte. Per questo motivo io credo che il diritto di seguito possa essere sostituito da un lavoro sull’Iva legata alle certificazioni: ovvero un meccanismo che comporti il pagamento di un’unica tassa (l’Iva appunto) ma allo stesso tempo offra delle caratteristiche oggettive riferite alle opere e permetta di seguire il percorso che esse compiono. L’oggettività di questi riconoscimenti garantirebbe un valore definito ed definibile delle opere. Senza il pagamento coercitivo del diritto di seguito e con un abbassamento delle aliquote il mercato risulterebbe inoltre incentivato alla trasparenza e non si assisterebbe più ad un sommerso del 50%, pari a quello stimato attualmente in Italia.

Secondo Lei stiamo assistendo ad un prevalere degli interessi economici-speculativi su quelli artistici nel mercato della cultura?

Se il valore economico di un’opera è segnale del valore artistico della stessa, allora la mia risposta è no. Grande è il dibattito che ha ad oggetto la finanza speculativa, e molti indicano proprio l’eccesso di finanza addirittura come una delle ragioni della crisi economica generale odierna. Certamente il valore fondamentale di un’opera è quello artistico, e l’attenzione deve essere rivolta verso l’evitare un eccesso di finanziarizzazione di questi valori, anche se l’importanza di una gestione economica di questi beni è necessaria.

Come vengono solitamente valutate le opere che circolano nel mercato dell’arte? Il valore di un’opera è il suo prezzo?

Che il valore di un’opera dipenda moltissimo dal prezzo che ad essa viene attribuito non è solo una caratteristica riconosciuta dagli economisti, ma anche da galleristi, critici, soggetti importanti nel mercato dell’arte. Il valore di un’opera dipende dalla domanda e dal valore della stessa che il pubblico ha nella testa. Per quanto riguarda le opere d’arte, a differenza dei manufatti, certamente si può dire che il prezzo raramente ha una relazione con il costo di produzione: questo tipo di attribuzione di valore economico negherebbe l’atto creativo, toglierebbe il valore aggiunto che caratterizza tali beni e li rende opere d’arte ed avrebbe inoltre un effetto negativo sullo status di artista creatore. Per quanto riguarda i prezzi raggiunti in asta invece, essi sono indicatori di mercato.

Le valutazioni di beni artistici avvengono secondo logiche differenti a seconda che si tratti di opere di arte antica, moderna o contemporanea?

Per quanto riguarda gli Old Masters, il prezzo delle loro opere è ormai noto e conosciuto, ed è stabile nel tempo. Gli artisti contemporanei, invece, sono soggetti ad una grande variabilità dei prezzi, che è difficile prevedere a priori. Il valore di mercato di un nuovo artista può essere molto basso durante i primi anni della sua carriera, ma crescere vertiginosamente nel caso in cui egli incontri un rapido successo. Senza dubbio, quindi, è più facile speculare sull’arte contemporanea che su quella antica.

Quali sono i player più importanti attualmente nel mercato dell’arte?

Sicuramente le case d’asta oggigiorno ricoprono un ruolo molto importante all’interno del panorama attuale del mondo dell’arte; basti pensare alla centralità che assumono per quanto riguarda la diffusione e la creazione dei prezzi delle opere. Potremmo dunque dire che il ruolo centrale delle case d’asta sta proprio nella promulgazione dei costi dei beni artistici, in particolare in ambito di arte contemporanea. Diverso ruolo ricoprono invece le gallerie, altri importanti protagonisti del mercato dell’arte attuale, presso le quali il prezzo originario delle opere è solitamente segreto, ma che partecipano a questo mercato apportando un continuo turnover di artisti, attraverso la ricerca e la comunicazione degli stessi.

 

Giulia Cavanna

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