10 DOMANDE A VALENTINA TOSCANO

Di cosa si occupano adesso gli ex-studenti delle passate edizioni del Master in Management ed economia dei beni culturali presso la Business School del Sole 24 ore?

Valentina Toscano, architetto,per esempio, ha partecipato alla IV edizione a Milano e oggi vive e lavora a Lisbona. Dall’ottobre del 2014 è  direttore creativo di Mani in Pasta, un’associazione culturale che promuove la tradizione culinaria italiana all’estero.

Dopo la laurea in architettura, quali sono state le motivazioni che ti hanno spinta ad iscriverti al Master in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali della Business School del Sole 24 Ore di Milano?

La voglia di iscrivermi a questo master è nata quando, dopo aver concluso il mio percorso di studio, ho iniziato a collaborare nell’organizzazione di alcune fiere d’arte contemporanea. Successivamente, grazie al progetto Leonardo, mi sono trasferita a Lisbona, dove lavoravo in uno studio di architettura che si occupava di installazioni interattive urbane. Sono state le mie esperienze formative unite alla mia sensibilità verso un architettura “altra”, praticata in modo anticonvenzionale, che mi hanno spinto a fare questa scelta.

Raccontami della tua esperienza qui alla Business School, il rapporto con i compagni e quello con i docenti;  sei ancora in contatto con loro?

Durante la IV edizione del master, alla Business School di Milano, eravamo una classe di 24 alunni. Io ho vinto la borsa di studio e quindi ero il tutor d’aula. Svolgevo il ruolo di mediazione tra classe e docenti e durante i periodo del master ho lavorato con ognuno dei miei compagni. Con alcuni di loro però sono ancora in contatto. Per Mani in Pasta, ad esempio, è  stata proprio una mia ex compagna a fornirmi il servizio di crowdfounding. Mentre un’altra, che lavora al museo della Scienza e tecnologia Leonardo da Vinci, qui a Milano, ha voluto chiamarci a collaborare ad una mostra su antichi macchinari progettati per realizzare la pasta fresca. La collaborazione con alcuni docenti è stata fondamentale per Mani in Pasta, per capire il posizionamento del prodotto e il prezzo con cui renderlo competitivo sul mercato.

Il master ha cambiato in qualche modo il tuo approccio all’arte e al mondo del lavoro ?

Sicuramente lo ha cambiato: è svanito quel concetto di arte legata solo ad un ambiente museale. Nel mondo reale, fatto di fiere e gallerie, accade che il prodotto artistico venga trattato come merce. L’arte subisce un processo di demistificazione.

Parliamo dello stage post-master presso la galleria d’arte -Alfonso Artiaco di Napoli.

Temevo che la mia formazione, prettamente architettonica, mi avrebbe precluso l‘accesso al settore in cui volevo lavorare; lo stage presso una galleria d’arte contemporanea è stato un modo per alleggerire il mio percorso formativo e renderlo più interessante.

Raccontaci di Mani in Pasta: quando e come è nato questo progetto?

Il progetto Mani in Pasta è nato nell’ottobre 2014 come associazione culturale creativa dall’idea di quattro ragazzi italiani che vivono a Lisbona, legati dalla passione comune per la cucina. La nostra è un associazione che vuole comunicare e condividere con la città che ci ospita i piatti della tradizione culinaria italiana rivisitati in chiave contemporanea. Siamo partiti con il servizio catering ai vernissage di arte contemporanea. Con Mani in Pasta, però, si va molto al di là del semplice mangiare.

Quali sono state le difficoltà iniziali che avete incontrato nel realizzare il progetto?

Le difficoltà sono state molteplici. Innanzitutto avevamo a disposizione un budget limitato, il minimo per aprire un conto in banca e pagare la registrazione dell’associazione. Dovevamo pagare in anticipo l’affitto degli spazi nei quali svolgere gli eventi, che sono stati le prime cose di cui Mani in Pasta si è  occupata. La sfida è stata anche quella di ritagliarci del tempo da dedicare all’associazione continuando a lavorare anche ad altri progetti. E poi essere presenti su più piani, quello lavorativo e quello familiare. Questo è  stato possibile perche’, dietro al progetto, c’è  il lavoro di un gruppo che ha diviso i compiti. Facendo quindi delle nostre debolezze un punto di forza, le abbiamo sfruttate per caratterizzarci, offrendo un’immagine di Mani in Pasta diversa da tutte le altre.

Questa strategia si è rivelata vincente, cioè in grado di attirare attenzione sull’attività  dell’associazione?

In pochissimo tempo abbiamo fatto grandi passi. Siamo andati incontro ad una richiesta di pubblico andando a colmare quello che, a nostro parere, mancava: la qualità di un prodotto made in Italy. Grazie a scelte mirate, siamo entrati in un giro di network intercettando un pubblico che ci appoggia e partecipa attivamente alle nostre iniziative. Lisbona è stata decisiva per la rapida ascesa di Mani in Pasta. Lisbona è  una città di frontiera, ideale perche’ multietnica, aperta. Inoltre, nelle attività svolte da Mani in Pasta, vengono coinvolte la comunità lisbonese, le ditte locali e le eccellenze della cultura portoghese.

Nello specifico, quali sono stati i progetti ai quali Mani in Pasta ha lavorato da ottobre ad oggi?

Siamo partiti offrendo un servizio di catering ai vernissage di arte contemporanea. Facebook è stato e continua ad essere il canale principale attraverso il quale Mani in Pasta si fa conoscere al grande pubblico, non solo i presenti agli appuntamenti artistici in città. Appena nati eravamo noi quattro a cercare le location dove realizzare i nostri eventi, ora veniamo chiamati a collaborare e spesso ci vengono messi a disposizione spazi che cambiano ogni volta andando a confermare la natura itinerante di Mani in Pasta. In questi nove mesi sono state tante le collaborazioni e gli eventi a cui abbiamo preso parte: Conversas , Pecha Kucha, Festival condominio. Soddisfacente la risposta da parte degli sponsor che abbiamo voluto in alcuni nostri progetti come Pasta Molisana. L’Istituto della Cultura Italia e l’Ambasciata italiana a Lisbona sono diventati i nostri sponsor istituzionali.

Una bella soddisfazione! E ora? Che cosa c’è nel futuro di Mani in Pasta?

A gennaio Mani in Pasta è  diventato più grande, da quattro siamo passati a nove. Vorremmo uno spazio tutto nostro. Per questo abbiamo pensato a Ufficucina, qualcosa che vada al di là di un semplice locale. Un luogo dove svolgere eventi, che sono per noi un grandissimo e continuo stimolo, un luogo dove vendere la nostra pasta fresca e dare anche la possibilità ad un piccolo pubblico di consumare i nostri piatti. Ci piacerebbe realizzare una pubblicazione dove poter raccogliere le ricette di tutti i piatti che abbiamo cucinato. Il 16 giungo, invece, saremo presenti ad un grande appuntamento con lo street food. In occasione della celebrazione del patrono di Lisbona, Sant’Antonio, accanto ai piatti della tradizione portoghese proporremo la nostra italianissima panzanella.

Un’ultima domanda, Valentina: da ex studentessa del Master quale consiglio daresti a noi ragazzi?

il mio consiglio è  quello di focalizzarsi su ciò che sentiamo più vicino a noi in base alla nostra sensibilità, approfondire quei moduli in base alla nostra formazione. Approfittare della presenza dei docenti in aula, imparare da loro e rimanervi in contatto. I project-work sono un’ottima palestra per le esperienze lavorative future. Tutto quello che mi è stato insegnato al Master è  risultato fondamentale per svolgere il ruolo di direttore creativo in Mani in Pasta. Sviluppare il corpo di un progetto portandolo fino in fondo, gestirne l’aspetto della comunicazione, partecipare a bandi e a borse di studio, sono tutte competenze apprese durante i sei mesi in aula. Date importanza ai lavori pratici e non solo alle lezioni in classe. Ma soprattutto, se avete un’idea, un’idea in cui credete: realizzatela. Non aspettate che si perfezioni, che si presentino le condizioni ideali perché questo molto difficilmente accadrà. Abbiate coraggio, sarà l’ esperienza a suggerirvi quale strada percorrere.

 

Mani in Pasta - Pablo Lopez-1    Lo staff di Mani in pasta

Francesca Asti

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