RAPPORTO ARTISTI-GALLERIE AD ART BASEL: LA REGOLA È NIENTE REGOLE

Come viene regolato dal punto di vista contrattuale il rapporto che lega gli artisti alle gallerie che li rappresentano? La 46esima edizione della fiera di Art Basel, tenutasi dal 18 al 21 Giugno 2015 a Basilea, in Svizzera, ha visto raccolte le più importanti gallerie di tutto il mondo che trattano di arte moderna e contemporanea, ed è parsa una buona occasione per ottenere, attraverso una panoramica a livello internazionale, una risposta al quesito proposto.

La tendenza emersa da un confronto tra 16 gallerie di 10 differenti Paesi è senza dubbio quella di una completa libertà da vincoli e procedure standardizzate, per cui ogni galleria si regola con i propri artisti nel modo che ritiene più adatto di volta in volta.

Cominciamo dall’Italia: le tre gallerie sentite confermano la prassi di non stipulare quasi mai contratti scritti con gli artisti rappresentati, determinando oralmente ogni aspetto del rapporto commerciale (dal finanziamento per la creazione di nuove opere, all’organizzazione di mostre, alla suddivisone delle percentuali di guadagno derivanti dalla vendita), a parte quando viene portata un’opera nuova in galleria, che viene registrata in conto vendita con sottoscrizione del relativo contratto a prova dell’avvenuta consegna.

All’estero la parola d’ordine è: “dipende”. Ed in effetti dipende, non solamente dal rapporto personale e sempre diverso che si instaura tra ciascun artista e la galleria, ma anche da galleria a galleria. Ad esempio, delle due gallerie londinesi intervistate una non regola per iscritto alcun aspetto del rapporto con gli artisti, ad esclusione della consegna di nuovi lavori attestata tramite “consignment”. L’altra in certi casi regola per iscritto le percentuali dei ricavi suddivisi tra artista e galleria, nonché i termini di durata del deposito dell’opera con eventuali proroghe, ovvero, quando l’opera è destinata ad un’esibizione, la gestione di quest’ultima.

Nemmeno in Francia vi è una prassi condivisa: delle due gallerie parigine sentite, una conclude sempre, con tutti gli artisti, una accordo scritto per determinare il prezzo di vendita delle opere e la suddivisione del guadagno, mentre tutto il resto si regola oralmente; l’altra regola per iscritto percentuali di vendita e tempi di consegna dei nuovi lavori soprattutto con gli artisti più affermati, che essendo rappresentati anche da altre gallerie hanno necessità di organizzare in modo più efficiente il proprio lavoro.

La totale autodeterminazione vige anche in Germania dove delle due gallerie interpellate una ha dichiarato di non usare in alcun caso la contrattazione in forma scritta e l’altra invece lo fa a seconda dei casi.

La galleria olandese intervistata non stipula contratti scritti ed afferma che le gallerie si tutelano, in tempi di crisi, evitando di finanziare interamente un lavoro proposto dall’artista e suddividendo con lo stesso i costi di produzione (tutto determinato oralmente).

La galleria portoghese dichiara che l’unico documento scritto che si usa in Portogallo è quello di consegna dell’opera, mentre la galleria turca sostiene che le può accadere, a seconda dei casi, di stipulare accordi scritti.

Non vi è uniformità neanche oltreoceano: delle due gallerie di New York sentite una regola per iscritto il rapporto con l’artista quando è quest’ultimo a chiederlo ma predilige i rapporti basati sulla fiducia e gestiti oralmente, l’altra invece vuole mettere bene in chiaro gli aspetti commerciali del rapporto regolando sempre per iscritto prezzo di vendita, percentuali dei ricavi spettanti alle parti e definizione delle responsabilità di galleria e artista per qualsiasi cosa possa accadere all’opera consegnata.

La galleria cinese intervistata afferma che anche a Pechino si redigono contratti scritti che regolano gli aspetti più pratici del rapporto artisti-gallerie (prezzo, percentuali, modalità di conservazione dell’opera, responsabilità delle parti). Tuttavia pure nel giovane mercato asiatico non si è ancora determinata alcuna prassi comune: la galleria di Seoul interpellata dichiara che i contratti scritti sono stipulati perlopiù con artisti giovani con i quali non vi è ancora quella piena fiducia che permette, come con quelli anziani, una gestione informale del rapporto.

Linda Luisetti

Immagine courtesy of artbasel.com

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