L’arte senza limiti ad ArtBasel –Unlimited 2015

Che sia per le scelte artistiche di Gianni Jetzer dell’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden IMG_7464di Washington D.C., curatore al suo quarto anno di mandato, o per la grandiosità delle opere esposte anche quest’anno la sezione Unlimited Art Basel non fallisce nell’obiettivo di stupire e far parlare. Unlimited è la sezione della più importante fiera di arte contemporanea al mondo che dal 2000 trascende la tradizionale impostazione fieristica dando spazio a quelle opere, 74 quelle selezionate quest’anno, che non entrano fisicamente negli stand dei padiglioni di Messeplatz.

I pezzi selezionati dalla commissione di Art Basel vanno dalla scultura alla tela, dalle installazioni alle performance alla video-art che quest’anno ben rappresentata con 16 opere esposte è stata molta richiesta; tra i lavori video più costosi c’erano le opere di Gary MorrisonsRecapturing Memories of the Black Ark” e “Strange Music” di Sarah Morris venduti entrambi per 250.000$. Quelli di Darren Bader “To be titled” e da “Only a free individual can create a free society” e dell’emergente Grace Schwindt sono stati venduti a 65.000$.

Sono state presentate sia opere storiche come “European Couples”(1966-67) di Dan Flavin, 9 installazioni dedicate ad amici e colleghi che hanno influenzato il suo lavoro, “Your Space Embracer” (2004) di Olafur Eliasson in cui l’artista usa la luce sia come soggetto che strumento, poi Dadamaino con e Jannis Kounellis portati dalla galleria Tornabuoni ed il celebratissimo lavoro mai esposto prima di Emilio Vedova “…in continuum (1987-88)” della Galleria dello Scudo; sia opere recentissime come “Arab Spring” di Kader Attia (2014) le cui vetrine museali distrutte richiamano il fallimento della primavera araba, le gigantesche pentole beduine di Maha Malluh, immediatamente vendute ad un collezionista privato, “Food for Thoughts- Allmuallaqat” (2014) ed il pezzo commissionato da Marlborough Fine Art a Diango Hernàndez appositamente per Art Basel. Quest’opera, per cui è in corso una trattativa privata con un museo dell’America Latina, “Word to Sea” (2015) traduce in Waves, l’alfabeto creato da Hernàndez espressamente per questo lavoro, un discorso di Fidel Castro.

Di recentissima produzione è anche l’opera che accoglie il visitatore all’ingresso della sezione Unlimited: “Egocentric System” (2015) di Julius von Bismarck, una performance in cui l’artista tedesco vive per tutta la durata della fiera all’interno di una struttura concava roteante. Il moto rotatorio gli permette di annullare la forza di gravità e diventare il centro del sistema centrifugo che ha creato rendendosi totalmente incapace di comunicare con il pubblico. large_Basel-2015-LifeModelAl contrario nell’opera del collettivo brasiliano OPAVIVARÁ!Formosa Decelerator” (2014) e in quella di David ShrigleyLife Model” (2012) è necessaria l’interazione del pubblico con l’opera per l’esistenza dell’opera stessa. La prima invita i visitatori a farsi un thè e a distendersi su di un’amaca, mentre il secondo chiama il pubblico a partecipare ad una satirica ricostruzione di una classe di disegno tradizionale ed appendere poi i propri lavori al muro.

Ai temi di partecipazione ed esclusione ed a quello del rapporto tra arte e scienza trattato inoltre dall’opera di Jeppe Hein360° Illusion III” (2007) con il gioco di 2 specchi roteanti, c’è anche il tema dell’appropriation approfondito da Sturtevant nella ripetizione dell’iconico lavoro “Untitled (Blue Placebo)” dell’artista Cubano Gonzalez-Torres e Hans-Peter Feldman che si appropria di quadri altrui per ricreare la linea dell’orizzonte.

Ancora una volta Art Basel si conferma una vera e propria cassa di risonanza internazionale sia per le opere, che per gli artisti che per i galleristi; un esempio dell’importanza di questa fiera ci viene offerto dalle parole di una collaboratrice di Stephen Friedman Gallery, la galleria che si è fatta promotrice del progetto artistico di Shrigley, essa afferma: “in due giorni a Basilea sono stati raccolti più disegni che in sei settimane di esposizione in galleria, e già il primo giorno il lavoro è stato venduto ad un’istituzione pubblica”.

Roberta Capozucca

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