LA MONO-HA ad Art Basel 2015.

Tra le trenta gallerie presenti quest’anno a Art Feature troviamo per la prima volta ad Art Basel la Tokyo Gallery+ BTAP.  Questa Galleria, fondata nel 1950, la prima ad occuparsi di arte contemporanea a Tokyo, presenta al pubblico della fiera una mostra interamente dedicata alla Mono-Ha, un’importante tendenza artistica sviluppatasi in Giappone tra l’autunno del 1967 e la seconda metà degli anni settanta del 900.

Alla Tokyo Gallery mi spiegano che la Mono-Ha, a differenza di altri movimenti giapponesi nati nei medesimi anni, come ad esempio il Gutai, al momento della sua nascita  non ha ricevuto dalla critica la  giusta attenzione.

Il termine Mono-Ha si può tradurre come “La scuola delle cose” in riferimento ai materiali semplici, industriali e naturali utilizzati dagli artisti appartenenti a questo movimento. Prodotti d’uso comune come legno, carbone, carta, corde, vetro, cemento, lastre di acciaio e tubi al neon vengono presentati dagli artisti senza essere alterati nella propria essenza ed utilizzati per investigare la relazione tra oggetto, uomo, ambiente circostante ed evoluzione della realtà sociale.

Il Mono-Ha si è sviluppato nello stesso momento in cui in Occidente si affermavano i movimenti Minimal arts, Anti-form e Arte povera, e come loro ha mosso un attacco verso il  modernismo e la sua enfasi della produzione industriale, dimostrando quindi di guardare ben oltre le sole problematiche legate alla cultura giapponese.

Pur essendo nota già negli anni 70, non ha attecchito in Europa e negli  Stati Uniti è  stata addirittura del tutto ignorata. Alcuni critici hanno disapprovato questo movimento perché presentava come tratto caratterizzante l’utilizzo di materiali semplici, evitando la creazione di forme plastiche. Altri, tra cui anche molti artisti, lo hanno sminuito, considerandolo una caduta dello sviluppo storico e stilistico dell’arte.

Ma Negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato: La Mono-Ha è riuscita ad ottenere l’attenzione della critica internazionale. 

Lo dimostrano le recenti mostre ad essa dedicate:  “Prima materia” presso Punta della Dogana a Venezia, “Other Primary Structure” al Jewish Museum di New York e “Parrallel Views : Italian and Japanes Art from  the 1950s, 60s and 70s”  alla Warehouse di Dallas. Inoltre alcuni artisti della Mono-Ha sono entrati a far parte di collezioni  importantissime come ad esempio quella della Tate Modern di Londra e del MOMA di New York.

«La rivalutazione critica di Mono-Ha è oggi uno degli argomenti più attuali nell’arte contemporanea. Questo il motivo per il quale la Tokyo Gallery ha deciso di  essere presente a Basel con un progetto interamente dedicato ad esso.» racconta uno dei galleristi presenti in fiera.

«Il  nostro  progetto curatoriale – continua- nasce per mettere in evidenza  l’eterogeneità degli artisti legati alla Mono-Ha. Abbiamo scelto di portare qui a Basel le opere di cinque illustri esponenti del movimento molto diverse tra loro per dimensioni ed utilizzo di materiali: Susumu Koshimizu con “Paper Bag” (1970/2015) un grossa scultura di carta a forma di busta appesa al muro. Jiro Takamatsu con alcuni pezzi della serie “Oneness” esposti in occasione della sua retrospettiva presso il Museo di Arte Moderna di Tokyo lo scorso inverno. “Prostrution” un’opera di Kishio Suga e “Figure A No.8” del 1982 di Koji Enokura

          

 

 

 

 

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Per la Tokyo Gallery era importantissimo poter essere presente alla 46esima edizione di Art Basel, per instaurare nuovi contatti e rafforzare quelli già esistenti «Lavoriamo con questi artisti dalla fine degli anni Sessanta. Il nostro obiettivo è quello di supportarli e farli conoscere allargandone il mercato. I nostri collezionisti, che sono sia privati che Istituzioni pubbliche sono per la maggior parte Europei.» «La Fiera è andata bene, le nostre aspettative sono state pienamente soddisfatte, abbiamo venduto molto. Abbiamo in programma di partecipare anche il prossimo anno, se sarà possibile.» conclude il gallerista.

 

In fiera  gli esponenti della Mono-Ha  sono presenti anche in altre gallerie: Noboru Takayama con “Underground Zoo” presso la Galleria Giapponese SCAI The Bathhouse  mentre presso l’americana Blum and Poe, che già nel 2012 ha rilanciato questo movimento con l mostra “Requiem for the Sun: The Art of Mono-Ha”, troviamo Lee Ufan con “From Line No. 790136” (uno dei suoi From Line No. è stato venduto per 646.974 dollari da Sotheby’s lo scorso 2 giugno a Parigi),  Kisho Suga e Shio Kusaka.

 

Francesca Asti

 

Susumu Koshimizu, Paper Bag,1970/2015, paper; Nobuo Sekine, Phase of nothingness black No.1,1977; Jiro Takamatsu, The pole of wave, 1969, carved wood.

Jiro Takamatsu, Oneness of Brick, 1971, brick.

Jiro Takamatsu, The pole of wave, 1969, carved wood.

Koji Enokura, Figure A No. 8, 1992, acrylic on cotton.

Nobuo Sekine, Phase of nothingness black No. 11977.

 

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