Art Basel 2015: l’importanza del progetto curatoriale

Può una fiera d’arte coniugare il mercato delle vendite con il ruolo culturale-educativo? La risposta è data dalla sezione Feature di Art Basel, che fa del progetto curatoriale il criterio di selezione e punto di forza.

30 le gallerie presenti nell’edizione 2015, differenti le strategie di scelta e presentazione delle opere: dal “solo show” di un artista, all’approfondimento di una tematica culturale, fino alla contestualizzazione delle opere attraverso la presentazione del movimento.

Molto frequentata la galleria Jörg Maass Kunsthandel di Berlino, si differenzia dalle altre presentando acqueforti e disegni a china del periodo espressionista tedesco (prima metà del ‘900). Artisti come Otto Dix fanno salire le quotazioni di queste opere, vendute singolarmente tra 10.000 e 500.000 euro.

Spiccano poi i grandi maestri dell’arte italiana degli anni 60 e 70: Luxembourg & Dayan di New York costruisce un’ambientazione mediante i lavori di Michelangelo Pistoletto. Le tre pareti dello stand costituiscono “La Gabbia”, sbarre serigrafate su una superficie riflettente in acciaio affidano allo spettatore i ruoli di prigioniero e carceriere. Quattro di questi pannelli provengono da un’esposizione del 1974 a New York. Completano lo stand due “Mobili Capovolti”. È necessario entrare, specchiarsi, cambiare punto di vista, percezione di se stessi e dell’oggetto spiega la gallerista, la sezione Feature deve coinvolgere lo spettatore ed enfatizzare un artista.

pistoletto2

Sotto i riflettori, date le importanti quotazioni dell’artista, quattro “Intersuperfici” di Paolo Scheggi presentate dalla galleria TornabuoniArt, ripropongono l’esposizione presente alla Biennale di Venezia del 1966. L’eccezionalità è data dalla provenienza delle opere: un museo tedesco e la fondazione dell’artista; solo il monocromo bianco è in vendita in fiera.

paolo_scheggi

Degli stessi anni l’arte giapponese Mono-ha presentata dalla Tokyo Gallery + BTAP, alla sua prima partecipazione in fiera e decisa a ricandidarsi nel 2016 visti i risultati ottenuti. La galleria, che promuove gli artisti giapponesi fin dagli anni 50,  presenta cinque artisti, tra i quali Jiro Takamatsu e Suzumu Koshimizu figure chiave del movimento, aventi un mercato in forte crescita in Europa e USA.

mono_ha

MOT International espone uno dei rappresentanti della performance degli anni ’70. È la prima volta che il progetto di Ulay, realizzato nel 1975, viene esposto nella sua interezza: 100 polaroid combinano fotografie di figura umana e gesto, rappresentato mediante impronte digitali. Il pubblico si è mostrato molto interessato alla sovrapposizione di identità e l’opera è stata venduta ad una istituzione privata (prezzo riservato).

Tra le gallerie che presentano opere recenti, articolato il progetto curatoriale di Susanne Vielmetter Los Angeles Projects, che sfida il contesto commerciale portando un soggetto di denuncia sociale già presentato alla Biennale canadese, “#sweetjane”. L’artista Andrea Bowers trascrive su una serie di pannelli blu i messaggi scambiati dai rapitori di una giovane americana, utilizzati come prova nel processo di accusa nel 2012. L’opera, disposta cronologicamente sulle quattro pareti, è stata venduta ad un privato per 180.000 dollari. Completano lo stand cinque disegni esposti fuori dalla stanza semichiusa: all’interno le prove, all’esterno la protesta. Rappresentano il gruppo Anonymous, attivisti mascherati che mostrano solidarietà verso la giovane. Questi sono stati venduti separatamente per 30.000-36.000 dollari.3

La galleria berlinese Peres Project, per la prima volta in questa sezione, presenta tre artisti pop: David Ostrowski, Mark Flood e Mike Bouchet che si esprimono mediante collage, pittura e scultura. Focus delle opere, sia degli anni ottanta che contemporanee, sono brand, celebrità e capacità di comunicare con il vasto pubblico. Le opere sono state vendute per 50.000-60.000 euro.

Interessante infine la scelta della galleria Mendes Wood DM che ha personalizzato l’intero spazio dello stand: il pavimento, costituito da sassi bianchi e grigi disposti in modo da indirizzare lo sguardo, fa parte dell’opera. Entrare in questo spazio cambia il modo in cui lo spettatore inconsciamente si relaziona con le opere di due artiste brasiliane: Anna Bella Geiger e Daniel Steegman Mangrané aventi età, mezzi espressivi e focus differenti. Le singole opere si attestano tra gli 8.000 e i 32.000 dollari.

Mendes Wood DM

Lara Valtorta

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