Quando le artiste mettono il turbo. Novità e osservazioni da Art Basel 2015

“Il mercato non mente – diceva Georg Baselitz alla giornalista del Guardian Kate Connelly – anche se le classi di pittura nelle accademie d’arte sono composte per il 90% da donne, è un fatto che pochissime di loro hanno successo. Non ha niente a che vedere con l’educazione, le possibilità o i galleristi uomini. Ha a che fare con qualcos’altro e non è compito mio trovare la risposta al perché sia così.” L’opinione di Baselitz non è certo politically correct, ma la sua analisi descrive una situazione reale: nella lista delle 100 opere d’arte più costose al mondo non c’è un solo lavoro di artista donna e le quotazioni delle opere delle donne sono in generale più basse rispetto a quelle degli uomini. Lo scorso Novembre ha fatto notizia la vendita del quadro di Georgia O’KeeffeJimson Weed/White Flower No. 1‘, battuto da Sotheby’s a 44,4 milioni di dollari, a fronte di una stima iniziale tra i 10 e i 15 milioni. E’ il prezzo più alto mai pagato per un quadro di un’artista donna. E non è un caso isolato: negli ultimi anni le quotazioni delle artiste hanno raggiunto prezzi e rivalutazioni via via crescenti, arrivando in molti casi a spostarle dall’essere confinate nella sottocategoria delle artiste-donna di punta per collocarle a pieno titolo tra gli artisti tout-court.

Ora che ha appena chiuso le porte la 46esima edizione di Art Basel, la fiera svizzera leader nel mondo per il mercato dell’arte moderna e contemporanea, siamo andati a vedere a che punto è il mercato delle artiste.

Art Basel è l’appuntamento più atteso a livello internazionale per tutti gli operatori del settore: artisti, galleristi, investitori, editori, collezionisti, direttori e curatori. Con oltre 4.000 artisti presenti e oltre 90.000 visitatori, Art Basel 2015 ha visto esporre 284 gallerie provenienti da 33 Paesi, tra i quali l’Europa continua ad essere fortemente rappresentata accanto alla crescente presenza di espositori dai Paesi asiatici. La qualità altissima, che da sempre attrae a Basilea collezionisti e musei da tutto il mondo, anche quest’anno ha fatto schizzare in alto le vendite delle gallerie selezionate per l’esposizione, con prezzi da capogiro non di rado a 6 zeri e tante novità nei trend delle quotazioni degli artisti presenti.

Nel mercato delle artiste donne Art Basel 2015 fa emergere una molteplicità di prospettive di segno diverso e di lettura ancora incerta, con rilevanti differenze rispetto alle aree culturali e geografiche in cui si muovono gli operatori. La tendenza generale è positiva, ma non si definisce in modo omogeneo nei diversi contesti geografici e culturali. Complessivamente emerge che le gallerie tedesche, svizzere, inglesi e americane sono le più rappresentative per le artiste e i loro acquirenti sono in misura maggiore europei e nordamericani, mentre le gallerie dei Paesi asiatici, con acquirenti orientali ma non solo, rappresentano le artiste in misura minore (rispetto al numero complessivo degli artisti rappresentati) ad eccezione dell’India.

La quotazione di un artista risulta da molti fattori tra i quali gli eventi espositivi e lo spazio assegnato nelle collezioni permanenti dei musei, che per le artiste costituiscono da sempre tasti dolenti. Sono però moltissime le iniziative, prima negli USA e poi in Europa, che ultimamente hanno posto l’attenzione sul lavoro delle donne nell’arte. Se il The Armory Show ne fa un tema esplicito, ad Art Basel non ci sono padiglioni dedicati ma il tema è ben presente sottotraccia. Ad esempio Statements, la sezione dedicata alle personali di giovani artisti e gallerie emergenti, ha presentato quest’anno molte artiste tra cui Beatrice Gibson, insignita del Baloise Art Prize 2015, ma anche Avery Singer, Caline Aoun, Julia Rommel e Nancy Lupo.

Oltre alle giovani promesse c’è Galleries, la sezione più importante di Art Basel, che quest’anno ha raccolto pitture, sculture, disegni, installazioni, fotografie, video e lavori editoriali da 223 gallerie. La palma per l’opera più rilevante, a livello numerico, nella promozione delle artiste va senza dubbio alle gallerie tedesche e svizzere. Tra queste c’è Stampa di Basilea, tra le poche che hanno portato in fiera quasi unicamente artiste donne. “Non c’è un motivo preciso – spiega Gilli Stampa – prima che un artista sia uomo o donna, conta la qualità. Io e mio marito Diego abbiamo fondato la galleria nel ’69: erano anni di grande rinnovamento culturale e artistico e il femminismo è nato in quegli anni. Io stessa ho fatto parte del movimento e così ci è venuto naturale credere fin da subito nelle artiste. All’epoca era meno frequente, c’era più diffidenza verso le donne nel mercato dell’arte e le artiste stesse avevano modi espressivi diversi da oggi: più basati sul corpo, sulla narrazione della propria condizione. Oggi invece le giovani artiste non si dichiarano quasi mai apertamente femministe ma continuano un percorso di ricerca che porta avanti questi temi e noi, insieme agli uomini, ne rappresentiamo alcune, accanto a Vivian Suter e Ulrike Hosenbach, pioniera nella video art femminista.” Il price range per le opere esposte da Stampa è 6.000 – 50.000 CHF.

Anche Galerie Gisela Capitain, di Berlino, è tra le più forti per la presenza di artiste: opere di Maria Brunner, Gillian Carnegie, Monika Sosnowska, Barbara Bloom e Zoey Leonard, oltre a due grandi sculture di Karla Black, un’artista dallo stile molto riconoscibile, che si segnala in forte ascesa arrivando ai 60.000 euro. Da Galerija Gregor Podnar, di Berlino e Ljubijana, il price range è 50 – 70.000 euro e le donne sono Irma Blank e Julije Knifer. Dvir Gallery di Tel Aviv ha Shilpa Gupta (5.000 – 250.000 dollari), presente anche ad Unlimited, e Latifa Echakhch (50 – 200.000 ). Altre gallerie che espongono in gran numero opere di artiste sono Tania Bonakdar di New York e greengrassi di Londra, quest’ultima con Frances Stark e un price range da 2.000 a 200.000 sterline. Galerie Mark Müller di Zurigo ha venduto una tela dell’86enne Marcia Hafif a oltre 150.000 euro, accanto ad altre artiste come Katharina Grosse, quotata oltre i 50.000 euro, e le più giovani Christine Steuli e Kati Barath. Kamel Mennour, gallerista parigino, ha esposto le sculture di Camille Henrot. Invece da ShangArt, galleria di Shangai, l’unica donna è Liang Yue, con una serie di quattro opere a 24.000 yuan ciascuna, non esposte. A Londra va forte Sarah Lucas, ‘la più selvaggia’ dei Young British Artist: da Sadie Coles la sua installazione Hysterical Attack [Mouths] è stata venduta a 400.000 sterline. Anche qui il mercato non mente: sold out.

Camilla Dacrema

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