Perchè arte e management vanno di pari passo?

 

Interrogarsi su tale tema può nuocere gravemente alla salute.

Sembra una di quelle domande assolute alle quali difficilmente si può venire a capo. Metto insieme i pensieri ed ecco le parole di una voce illustre che mi crossano la palla perfetta per iniziare questa riflessione:

“Il mercato è diventato globale e l’arte ha oggi una circolazione planetaria. Il ruolo del manager culturale dovrebbe dunque capire gli impatti ed usare l’arte come veicolo di strategia”.

Così lo storico e critico dell’arte Francesco Poli ha terminato l’intervento di lunedì sul tema del sistema dell’arte, inserito nel primo ciclo di lezioni del Master in Economia e management dell’arte e dei beni culturali della Business School del Sole 24 Ore, presso la nuova sede del MUDEC.

Non molti anni sono passati da quando con il D. Lgs. 112/1998, Cap. V, comma 2, si è fatto strada nel nostro Paese un nuovo termine: gestione dei bei culturali.

Accomunato alle due nozioni di tutela e valorizzazione, questo aspetto, cavalca i tempi che corrono e risulta imprescindibile da esse; è l’anello mancante affinché la presa di coscienza dell’importanza, della salvaguardia e promozione del nostro patrimonio artistico possa raggiungere quei vertici che a livello operativo sono indispensabili.

Vignetta di Mauro Biani, il Manifesto, 6 febbraio 2014

In un excursus storico che ha seguito le proprie tappe in modo assolutamente lineare e tuttavia ci colloca come nazione arretrata e depressa rispetto ad altri paesi, il porsi tutt’oggi l’interrogativo che ha dato il titolo a questo intervento s’inserisce in un tipo di cultura squisitamente italiana.

L’arte piace. È sulla bocca di tutti, si respira nell’aria e nobilita l’uomo.

Chiunque, anche pescando dal calderone dei luoghi comuni, si sente in dovere di esternare il proprio pensiero.  Questo è positivo perché insito nella definizione stessa di bene culturale: “(…) Tutto ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà”.

Facendo una rapida diagnosi, a tutti ormai nota, dello stato in cui verte il mondo dell’arte al giorno d’oggi, l’apporto derivato da altri settori come quello dell’economia è da considerarsi imprescindibile per il miglioramento che da troppo tempo è auspicato. La traduzione da management a gestione può certamente rassicurare quelle persone che percepiscono una potenziale aurea negativa quando si affronta il tema.

Detto ciò: considerare l’arte un prodotto da sottoporre all’attenzione di un manager deve far temere uno sfruttamento del giacimento culturale?

Assolutamente no.

Ancora citando l’intervento del Prof. Poli: “(…) Quello che rimane importante è il fiuto basato sulla conoscenza dei processi di definizione della valutazione qualitativa prima ancora che quantitativa”.

A rispondere a tali quesiti sono i tempi in cui viviamo. Lo slogan che ha accompagnato l’ultimo biennio della Politica del fare deve essere a 360° perché fare qualcosa e farlo bene, è necessario. Dunque arte e management, non devono andare di pari passo, ma braccio a braccio affinché il beneficio sia effettivo ed emerga tutto il potenziale di questa felice e neonata sinergia.

Ed allora, se questo nostro patrimonio artistico è davvero la risorsa che tutti noi ben conosciamo, perché non farne di necessità virtu?

Mita Papi

Featured Image credits:

http://maurobiani.it/tag/educazione-artistica/

http://pontevecchio.stefanoricci.com

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