Gridavano le ombre… Voci dal Belice

E’ per la prima volta nella provincia di Trapani che viene presentata la mostra personale “Gridavano le ombre… Voci dal Belice” del Prof. Gaspare Occhipinti, inaugurata il 22 Maggio e visitabile fino al 2 Giugno al Convento del Carmine a Marsala.

Le opere esposte sono dedicate al sisma del Belice con attenzione per “il rudere”, oggi testimone di una vita vissuta tra prima e dopo il terremoto. Le tele rappresentano, tematiche culturali legate al Belice (dal gattopardo di Tommaso da Lampedusa ai garibaldini in Sicilia). Questo percorso curato da Carla Ricevuto, si snoda mettendo in evidenza la storia di quel territorio e le peculiarità dell’arte del Prof. Occhipinti.

Sono la ricerca e la passione, gli elementi che portano l’artista ad esprimere e raccontare uno degli eventi più drammatici della storia della Valle del Belice. Se pur non vivendo in prima persona il terribile disastro del sisma del 68’, l’artista riesce a patire e poi ad imprimere nelle sue opere il dramma di una terra lacerata, tormentata e dimenticata. Come Alberto Burri che nel 1985 ha bloccato la memoria di Gibellina con il gigantesco Cretto, paragonato ad un sudario che ricopre il corpo privo di vita della città, anche Occhipinti ferma il ricordo di quella terra con un percorso artistico totalmente sperimentale. L’intero corpus di opere nasce da un grande interesse storico e antropologico dell’artista, il quale dimostra di avereuna grande sensibilità e un grande rapporto con la natura. Tutto germoglia e si concretizza mediante la materia che viene trattata da Occhipinti come elemento naturale, come estensione di se stesso e del proprio corpo. Questo rapporto gli permette di sentire, e nello stesso tempo di comunicare, quei momenti di paura e di infinita solitudine. Le forme sono contraddistinte da campiture lacerate che si ricompongono, solamente, nelle nostre menti. Oltre ad una caratteristica tecnica ben definita, che comincia dalla diretta costruzione dei supporti e si sviluppa attraverso il trattamento della superfice bidimensionale come se fosse tridimensionale, gli “strappi” possono paragonarsi a delle ferite che necessitano di essere ricucite dalla mente e dall’anima dell’osservatore. L’artista, dunque, ci lascia liberi di pensare, di elaborare e di ricomporre bellezza.

“Da una ferita è scaturita bellezza” James Sweeney

Valentina Giambona

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