BUKOWSKI, TI PREGO RITORNA

Il 9 Marzo è stato il 21° anniversario della morte di Henry Charles Bukowski, lo scrittore maledetto, l’uomo che visse fregandosene della vita, il genio che potresti incontrare in un vecchio bar per le strade del mondo e dispiacerti di non avergli potuto chiedere nulla talmente eri distratto. Un uomo che visse guardando alle persone per tutta la sua esistenza, come in un teatro uno spettatore concentrato sul pubblico stesso.

Raccontò gli aspetti più veri e le dinamiche più autentiche delle relazioni umane, con uno stile informale e anticonformista. Descrisse gli animi dei suoi personaggi senza mai restituire un’interpretazione psicologica dei loro comportamenti, ma limitandosi semplicemente a ritrarli nelle loro vicende quotidiane.

Poeta dello scrivere vero, perché “vita dura genera verso duro” , Charles, ruppe tutti gli schemi linguistici convenzionali. Per tutta la vita amò le donne e parecchie delle sue storie d’amore raccontano gli aspetti più dolci e più violenti di esperienze pervase da istinti animaleschi. Nel suo libro “Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle”, una bellissima intervista a Bukowski,  Fernanda Pivano riesce ad interagire con lui in maniera diretta e intensa, dimostrando che questi amori selvaggi nascessero da una sua intima vicinanza alle donne.

Oggi, l’anniversario della sua morte ci lascia il testamento morale di un uomo che fu capace di essere quello che veramente voleva essere. Guardando  alla vita e agli uomini come individui e strutture di una semplicità animale, Buk ci restituisce nei suoi scritti un’immagine del mondo allo stesso tempo bella e tremendamente terribile.

Cosa ci ha lasciato?
Sulla sua lapide è raffigurata la sagoma di un pugile accompagnata dalla scritta: “DON’T TRY”. “Non provare”, una frase tanto semplice quanto vera, un monito rivolto agli aspiranti scrittori ma anche a tutte le persone che bramano di diventare qualcuno solamente per la gloria. E se non succede nulla? Se l’ispirazione manca, se la creatività tarda ad arrivare? Aspetta, non provare. Metaforicamente paragona tutto questo a un insetto in cima ad un muro. Puoi solo aspettare che lui venga da te. E se questo accade allora puoi raggiungerlo e ucciderlo, oppure se hai voglia puoi farne un animale domestico.

Volere essere quello che si è, porta inevitabilmente ad essere quello che si vuole diventare. La volontà di diventare a tutti i costi qualcuno, sacrificando la vita e spesso se stessi non è necessariamente il cammino da percorrere o, per lo meno, non è detto sia sempre così necessario. Bukowski ci insegna che ogni esperienza regala, nel bene o nel male, e non ci migliora o peggiora ma ci restituisce semplicemente il posto che occupiamo nel mondo. Le nostre ambizioni, i nostri sogni e desideri ci porteranno irrimediabilmente ad essere quello che saremo.

Siamo gli attori della nostra vita e, potenzialmente tutti, potremmo ambire al Premio della Giuria al Festival di Cannes, riuscendo ad ottenerlo semplicemente andandogli incontro.

Buk, ti prego ritorna.

Emanuele Adali

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