LUCI ACCESE SULLE PERIFERIE !

Dal 27 al 28 marzo si è tenuto a Roma l’evento RGB Outdoor Light Festival, un progetto di illuminazione artistica urbana dislocato fra il Pigneto e Torpignattara. Quest’area di Roma in perenne crescita e trasformazione è stata definita, non senza qualche mal celato complesso hipster, la Brick Lane di Roma.

Il Pigneto notoriamente invaso da wine bar, barbieri, ciclofficine e localini vari dal gusto retrò non si fa certo mancare niente di quel sapore di baffi e barba londinesi. Tuttavia è innegabile come quest’area abbia subito una notevole trasformazione da dieci anni a questa parte, una riqualificazione innegabile che ha letteralmente saturato il quartiere facendo sì che l’ondata della gentrificazione si spostasse verso le aree più popolari e lontane dal centro come Torpignattara e il Quadraro.

Un evento come RGB è in parte la manifestazione concreta di questa “migrazione” che ha certo i suoi lati positivi da evidenziare. Innanzitutto l’evento si svolgeva in concomitanza con l’Anno della Luce, indetto dall’Assemblea delle Nazioni Unite allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’essenzialità della luce come fonte di energia e volano per le nuove tecnologie, con queste premesse è stato quindi creato RGB – nona caso patrocinato dall’UNESCO – che risulta essere un evento totalmente innovativo per Roma.

Il percorso si snodava per una lunghezza di circa cinque chilometri, al cui interno erano sparse una trentina di opere fra installazioni luminose, videomapping e performance di vari artisti italiani e stranieri; l’obiettivo primario era quello di sensibilizzare i passanti verso luoghi spesso dimenticati e nascosti della città. L’invito esplicito degli organizzatori era infatti quello di riscoprire, sotto una nuova luce, le architetture e gli angoli bui del quartieri, fuggendo dalla fretta quotidiana e scacciando lo spettro della periferia abbandonata a se stessa.

Come accade per la Street Art, le opere erano in stretta correlazione con l’ambiente circostante e in maniera più o meno riuscita si ponevano il compito di dialogare con gli edifici e gli abitanti del posto. Proprio a questo scopo gli organizzatori invitavano i passanti a non chiedersi cosa significassero le opere ma piuttosto a lasciarsi trasportare dalle suggestioni che esse suscitavano nel loro dialogo con l’ambiente. Un buon espediente questo da parte dei curatori, volto innanzitutto a far conoscere al grande pubblico questo tipo di arte, tramite il quale si è cercato di ridurre al minimo quella incomunicabilità che spesso si insinua negli eventi di arte contemporanea.

Giustamente né sul sito né in altri comunicati dell’evento si sente parlare di derive psicogeografiche o altri espedienti del situazionismo che pure trapelano inevitabilmente. Le parole d’ordine sono semplicità, recupero urbano, dialogo con ciò che è preesistente.

Non resta altro che godersi il viaggio nei meandri di una delle nuove suburre romane.

Il percorso partiva dalla zona pedonale del Pigneto, sotto gli occhi furbi dello Space Invader lasciato nel 2010 dall’omonimo street artist francese, che invita con lo sguardo ad incamminarsi per via del Pigneto.
Lo stesso tragitto si concludeva nel Parco Sangalli, attraversato dall’Acquedotto Alessandrino anch’esso, ironia del caso, un tempo marchiato dal bravissimo Space Invader, di cui purtroppo, data l’idiozia immotivata di qualche d’uno, non resta più traccia, così come di tanti dei suoi mosaicati invasori urbani che l’artista aveva sparso per Roma. Perdonate lo sfogo contro i distruttori di Street Art e riprendiamo il giro.

Per dovere di cronaca va detto che il livello qualitativo delle opere non era omogeneo ma senza dubbio è un buon punto di partenza ed uno stimolo alla creazione di un movimento in materia più forte e strutturato. Fra le opere più affascinanti sono da menzionare senza dubbio quelle di Laurent Fort. Sulle serrande dei una galleria pedonale in via della Marranella vengono riflesse le luci deformate proiettate da un led su pellicole di policarbonato riflettente. Il risultato sono articolate rose luminose che si arrampicano sulle pareti in uno spettacolo di forme libere e cangianti. Ci sono poi le proiezioni su grande scala come quelle dei Q2visual che con “Onirica” trasformano Piazza Perestrello con l’espediente di una “porta magica”, tramite la quale il passante è trasportato in uno spazio altro, immaginifico. In Piazza Niccolò Copernico convivono i video mapping di Luca Ercoli “Memory”e di OpenLab Company “Lucigraphie”. La prima esalta lo splendido palazzetto che ospita i mapping narrando idealmente la sua storia tramite il passaggio delle persone al suo cospetto. Il secondo mapping è un concerto a flusso continuo di immagini e suoni astratti che lasciano lo spettatore spaziare con l’immaginazione. Nello slargo che via del Pigneto regala all’altezza di Via Castruccio Castracani era situata “Sogni e Sogno urbano”, performance site specisfic di live painting proiettato sulla facciata muta di un edificio. Il disegnatore Manuel De Carli in presa diretta raffigura le storie che riguardano il quartiere in un dialogo fra fantasia e realtà con le quali, grazie al contributo di Margine Operativo vanno ad interferire con lo spazio urbano.

A conclusione del percorso è andata in scena una enorme mapping sulla facciata antistante all’Acquedotto che rimandando alla funzione dell’antica costruzione romana ricostruiva una serie di tubature che intrecciandosi fra loro andavano a costituire un labirinto. Un simbolo dei flussi migratori dei popoli del Mar Mediterraneo.

Ma a mio avviso è stato il collettivo Stalker a cogliere al meglio l’essenza di questa manifestazione con “fenomeni quotidiani”. Operazione artistica che è un invito al pubblico ad “intensificare la percezione dello spazio quotidiano della città. Un invito a scrutare lo spazio in cerca di fenomeni casuali della luce, riflessi, rifrazioni, curiosi effetti creati sempre, in certe condizioni atmosferiche o in certi orari precisi dalla luce naturale o dalla luce artificiale. Un invito alla cittadinanza ad usare il proprio sguardo ad arte, a sottrarsi all’abitudine,a curiosare, ma anche a immaginare, a dare un titolo a tali fenomeni a provare a rappresentarli, con un video, una fotografia o magari solo indicando dove, quando, in caso in quali particolari condizioni, avvengono tali fenomeni e dando loro un titolo. La mappa dei fenomeni della luce che emergerà sarà un patrimonio comune, tra Stalker che ha solo invitato ad osservare, il festival RGB e quanti raccoglieranno la sfida facendosi “cacciatori di fenomeni quotidiani della luce”. Una mappa sempre implementabile, un collettore di sguardi creativi e “obliqui” sulla città. Una istigazione a percepire e immaginare la città con uno sguardo diverso.”

Nella speranza che sulle periferie romane continui a posarsi uno sguardo “diverso” non resta che unirmi all’appello degli organizzatori di RGB e domandare ai lettori: che ne dite di un RGB Indoor per il prossimo inverno?

Giorgio Montanari

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