Pietro Di Donato, lo scrittore operaio

Pietro di Donato è uno scrittore operaio nato in America, figlio di genitori abruzzesi emigrati dall’Italia ad inizio Novecento.

littleitaliesÈ un Italiano Americano di seconda generazione. La sua identità è il risultato continuo della frizione tra due culture: quella della terra di provenienza, vissuta per riflesso ed idealizzata attraverso i racconti dei compaesani, e quella d’accoglienza. Gli immigrati di seconda generazione, scossi dai forti contrasti tra l’immaginazione e la realtà, non accettano le ingiustizie subite dai padri in nome del sogno americano e della speranza di un futuro migliore per i figli, e questo si rispecchia nella letteratura da loro prodotta. Questa diviene, infatti, una lente d’ingrandimento dell’emarginazione, la strada per combattere le ingiustizie ed alzare la voce.

Pietro di Donato cresce negli insediamenti italiani del New Jersey operaio, mondo separato dalla società americana ed autosufficiente. Il peso delle Little Italies è preponderante nella sua formazione.

La letteratura da lui prodotta fonde l’autobiografia con la finzione. Scavati sono gli aspetti ed i sommovimenti consci ed inconsci della psiche dei personaggi. Modelli di comportamento sono gli Eroi culturali che emergono dalle contraddizioni intrinseche della frizione tra due culture. Gli eroi culturali si battono contro le ingiustizie della società sui deboli, sugli invisibili. L’attenzione è per questo vigile sulla classe proletaria d’immigrazione.

La discussione su Pietro di Donato e sul suo romanzo di maggior successo Christ in concrete, da molti definito come il romanzo proletario del ventesimo secolo, è abbracciata da tre grandi contenitori concettuali: il lavoro, la letteratura e l’emigrazione. Temi oggi drammaticamente attuali. concrete

Negli ultimi 25 anni la sfida della civiltà si gioca proprio sul lavoro e sulla condizione dei lavoratori perché il lavoro viene continuamente messo in discussione in radice: tutti quelli che hanno lavoro sono obbligati a scegliere tra lavoro e dignità o tra lavoro e libertà, paradossalmente all’opposto dei principi base della Costituzione che concepiscono il lavoro come il mezzo per essere liberi e dignitosi. Questo è ancora più scioccante, se vogliamo, in un Paese come l’Italia, Repubblica fondata sul lavoro, la cui Costituzione designa appunto il lavoro come fonte di dignità e cittadinanza.

È proprio un episodio legato al mondo del lavoro degli operai immigrati nell’America degli anni trenta a segnare Pietro di Donato per sempre: Il venerdì Santo del 1923 Geremia, il padre dello scrittore, capomastro in un cantiere edile, muore in un incidente sul lavoro, sepolto vivo da una colata di cemento, dopo aver ripetutamente avvertito l’appaltatore della pericolosità del cantiere, rimanendo inascoltato.

La morte di Geremia in cantiere segna lo scrittore profondamente anche dal tombapunto di vista ideologico, rimettendo in discussione la sua scala di valori. Provoca in lui una serie di dubbi che lo accompagneranno tutta la vita sulla religione, la giustizia, la politica, la società, il sogno americano, la coscienza di classe.

Queste sono le premesse necessarie per comprendere il particolare avvicinamento alla scrittura di Pietro di Donato: Approccio al mondo delle Lettere che nasce non da un’istanza letteraria ma da uno spirito di protesta sociale radicale. Nasce dal bisogno di fare qualcosa, di sciogliere le contraddizioni che lo circondano, di parlare degli emarginati, degli inascoltati, degli invisibili, di far luce sul buio conoscitivo di certe vite.

12Pietro di Donato non si definisce, infatti, uno scrittore ma «un sognatore, un missionario, un idealista, un rivoluzionario». La sua scrittura ha una missione sociale: invece di mettersi dietro le barricate, si mette dietro la macchina da scrivere.

Christ in concrete è il manifesto umano ed ideologico dello scrittore, il suo grido alla vita. È un romanzo proletario scritto da un proletario. Immerge sensorialmente il lettore nel suo mondo, quello degli operai immigrati italiani tra gli anni 20 e 30 del Novecento.

La critica sociale lo percorre per intero, nascendo dal bisogno viscerale di raccontare del mondo degli invisibili al quale si appartiene. La società americana degli anni Trenta è messa in scena nel suo complesso.

Pietro di Donato, attraverso una lenta ricostruzione dei contrasti che si manifestano agli occhi della comunità italoamericana a cui appartiene, rigetta il sogno americano che ha distrutto tutti gli immigrati con l’illusione di prosperità e li ha sottomessi alla povertà. Decostruisce il mito italiano e americano per ricostruire una nuova realtà fondata su una nuova ideologia, l’ideologia del vero, la consapevolezza della propria condizione, una nuova consapevolezza di classe.

Il riconoscimento della differenza tra le classi, attraverso la relazione con le istituzioni esterne, fa luce su di una prigionia duplice: quella imposta dalla società capitalistica americana e quella auto-imposta dalla classe stessa che, spinta dal fatalismo cattolico, accetta la propria condizione senza reagire.

Christ in concrete è l’urlo alla vita di una classe dimenticata, un’accusa contro le ingiustizie della società americana, contro un sistema a senso unico che tende ad indebolire il già debole ed a rafforzare il già forte.muratori02

Pietro di Donato insiste nell’utilizzare la metafora del WORKING CHRIST, trasposizione e ricostruzione della figura del Salvatore, riferendosi alla classe operaia degli italiani immigrati. La nuova salvezza, il vero stravolgimento della condizione, è una ritrovata coscienza di classe libera dalle credenze e dal fatalismo religioso, una lotta comune contro le ingiustizie reali. I nuovi Santi sono i lavoratori oppressi e sfruttati. I nuovi Santi sono la gente comune che sopravvive con la paura della fame, i cui sogni sono disillusi, che è costretta con umiliazione ad abbassare la testa anche nei confronti del valore della vita stessa.

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È doveroso ricordare la figura di Pietro di Donato oggi, a cento anni dalla sua nascita, oltre che per la sua valenza letteraria e storica, per la sua attualità: Parla di noi, dell’ora, di una condizione che può dirsi universale. Basta mettere in fila gli elementi del racconto per rendersene conto.

Anche oggi è dirompente l’effetto emotivo ed il messaggio civile di Pietro di Donato.

Questa carica emotiva non può che trasformarsi in una lezione per tutti i giorni, spoglia di retorica. Il tutto è corredato da una considerazione di fondo che, in un certo senso giustifica l’andamento del discorso: innaffiando i semi della cultura, prendendosene cura, diffondendoli, si ha una via preferenziale per arrivare al senso di sé, al senso della vita comunitaria e della politica. Di fondo la fiducia che la cultura abbia il dono di arrivare alla coscienza più profonda ed il potere di interrompere il circolo vizioso della storia che si ripete, la forza per rimuovere le cause della tragedia sociale dello sfruttamento e dell’alienazione, ridonando all’uomo dignità di essere, valore alla sua vita.

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