La rivoluzione del Tempo: Augusto e il calendario romano a Palazzo Massimo

Il pianterreno del Museo Nazionale Romano Palazzo Massimo alle Terme ospita, fino al prossimo 2 giugno, la suggestiva mostra Rivoluzione Augusto. L’imperatore che riscrisse il tempo e la città, dedicata al calendario romano e alle innovazioni che Augusto vi introdusse facendone un vero e proprio strumento di propaganda politica.

Gradualmente il visitatore viene immerso nella dimensione romana del tempo: la storia del calendario romano, la sua struttura e le indicazioni che vi erano annotate (notae dierum[1], feriae stativae[2], feste mobili e le ricorrenze della fondazione dei templi), sono esaustivamente spiegate nella sezione iniziale della mostra che introduce alle sale successive e fornisce le chiavi di interpretazione per meglio leggerle.

Guidati dalla statua marmorea di Augusto con il capo velato in veste di Pontefice Massimo si comincia il viaggio nella riforma augustea del tempo. Accanto alle tradizionali feste in onore degli dei, l’imperatore infatti introdusse nuove festività, spesso accompagnate da ludi, per celebrare episodi – nascite, matrimoni, vittorie, etc. – legati alla vita dello stesso princeps e della sua famiglia.IMG_20150417_145604

Introdurre modifiche nei Fasti (termine latino che designa i calendari) non è operazione di poco conto, implica infatti una rivoluzione che consiste in una nuova scansione e in una trasformata percezione del tempo pubblico, sociale, religioso a cui tutta la città fu chiamata a partecipare.

Come ben racconta la mostra, la riorganizzazione del tempo andò di pari passo a un altrettanto straordinario e più evidente ripensamento organizzativo dello spazio: il tempo, dedicato a celebrazioni e ludi, non può infatti essere disgiunto dallo spazio civico, dove tali manifestazioni avevano luogo; così dai vici più umili ai monumenti pubblici più imponenti (Teatro Marcello, Porticus di Livia, etc.), tutta la topografia della città[3] venne coinvolta in un unico e coerente piano riformatore

In che modo trasmettere efficacemente questa silenziosa rivoluzione augustea? In che modo tradurre in mostra un concetto? Come ha spiegato in un’intervista rilasciata a Radio 3 Suite Rita Paris, direttrice del Museo Nazionale Romano e curatrice della mostra insieme a Silvia Bruni e Miria Roghi, non si è trattato di un’operazione né semplice né scontata, ma anzi di una vera e propria sfida in cui sono stati chiamati a fare da protagonisti oggetti d’arte di grande valore e fascino: ritratti, statuaria e ovviamente i calendari. 

Il racconto in mostra comincia dalla preziosa testimonianza dell’antica organizzazione del calendario romano fornita dai Fasti Antiates Maiores, composti fra l’84 e il 46 a.C., unico esempio di calendario sopravvissuto alla riforma operata da Cesare; la narrazione passa poi per i Fasti Albenses, rivenuti durante gli scavi ad Alba Fucens nel 2011 e di cui per la prima volta viene espone una parte significativa, e continua con l’attestazione di giorni ferie pubbliche in occasione degli anniversari relativi ad Augusto e alla sua famiglia, documentate nei Fasti Amiternini, (calendario dell’antica Amiterno) e nei Fasti Praenestini (provenienti da Praeneste, odierna Palestrina).

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Per far comprendere al meglio la portata innovativa delle nuove festività augustee e per ovviare alla loro non immediata leggibilità, sono state accostate ai calendari opere che ne aiutassero la decodifica: ogni evento a cui fu dedicata una festività ha avuto la sua traduzione visiva in un immagine immediatamente evocativa e di grande impatto sulla memoria.

augustoFra gli oggetti d’arte esposti il RITRATTO DI AUGUSTO CON CORONA CIVICA (40 d.C. ca., da Saintes – Museo Archeologico di Saintes, inv. 1949-456A),  il RITRATTO DI LIVIA (dopo il 10 a.C. – da Roma, nell’alveo del Tevere – MNR Palazzo Massimo inv. 572), la LASTRA CON I LUPERCI (età augustea – dall’area della casa di Livia sul Palatino. Acquisto Jandolo – MNR magazzini, inv. 4359), il RILIEVO CON RAFFIGURAZIONE DEL TEMPIO DI QUIRINO (età flavia – da Roma, Piazza dell’Esedra, oggi della Repubblica, 1901 – MNR magazzini, inv. 310251) e il RITRATTO DI GIULIO CESARE (44 a.C. – Collezione Castello di Agliè – Torino, Museo di Antichità, inv. 2098).

La mostra si caratterizza non solo per la scorrevole narrazione della rivoluzione che Augusto operò sul tempo e sullo spazio della città, ma anche per l’attenzione dedicata alla ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia dell’imperatore. La HYPER-BIOGRAFIA DI CESARE OTTAVIANO AUGUSTO permette al visitatore di avere a sua disposizione uno strumento interattivo e di facile utilizzo per comprendere a colpo d’occhio gli intrecci fra le vite, gli eventi, il potere. Questo focus biografico si rivela inoltre estremamente efficace per contestualizzare all’interno della fitta rete di relazioni, politiche e parentali, della famiglia del primo imperatore di Roma tutti quegli avvenimenti che divennero oggetto di celebrazione con le nuove festività da lui introdotte nel calendario romano.

Nicoletta De Troia

[1] Le notae dierum indicavano la qualità dei giorni: con la lettera F (dies fastus) si designavano i giorni in cui era permesso esercitare l’attività giudiziaria, con la lettera N (dies nefastus) quelli nei quali il magistrato non poteva rendere giustizia; EN (dies endotercisus) designava i giorni fasti solo nella parte centrale della giornata e C (dies comitialis) i giorni in cui si potevano tenere comizi, assemblee del popolo e compiere affari; le lettere NP (nefastus publicae feriae), di incerta interpretazione, segnalavano forse un divieto legato alla celebrazione di una festa.

Per approfondimenti si rimanda a J. RÜPKE, The Roman Calendar from Numa to Constantine: Time, History, and the Fasti, trad. ingl. di David M.B. Richardson, John Wiley & Sons, 2011.

[2] Le feriae stativae erano le 45 festività che cadevano in date fisse. Queste feste erano registrate nei calendari in forma abbreviata e con caratteri di dimensioni maggiori

[3] Si ricordi che Augusto operò una riorganizzazione del territorio urbano, che venne ampliato e diviso in 14 regiones, a sovrintendere le quali erano i curatores, ulteriormente divise in 265 vici o quartieri, affidati alle cure di specifici magistri. Con il principato augusteo da un lato vennero confermati ai vici le attribuzioni che avevano in epoca precedente, dall’altro vennero aggiunti nuovi compiti volti alla cura dei servizi urbani. L’assetto che venne dato alla città rispondeva efficacemente sia all’esigenza di aver un maggior controllo della popolazione, grazie alla collaborazione con i proprietari dei caseggiati in cui abitava, sia alla necessità di assicurare consenso alla casa imperiale e all’imperatore, attraverso il culto dei Lares Augusti e del genio dell’imperatore.

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