L’Aquila riparte dall’arte

A sei anni dal terremoto, il centro storico dell’Aquila è ancora affollato di ponteggi, impalcature e operai a lavoro.Nel capoluogo abruzzese è forte il contrasto tra il doloroso ricordo del 6 Aprile 2009 e la lotta quotidiana per riconquistarsi il futuro.

Nel più grande cantiere d’Europa, la disgregazione del tessuto sociale e la perdita dell’identità legate al territorio sono minacce da fronteggiare quotidianamente, ma è l’arte a riportare la speranza segnalando i passi in avanti nella faticosa riconquista del domani.Infatti, grazie al progetto “Off Site Art/ArtBridge per L’Aquila” i teli in PVC dei ponteggi dietro i quali la ricostruzione è partita, mostrano le opere di giovani artisti emergenti tramutando il centro storico in una galleria all’aria aperta.

PIAZZA REGINA MARGHERITA - Federica Peyrolo - 8675

L’arte, all’Aquila, ridisegna lo spazio pubblico portando bellezza e fermento in un territorio pesantemente ferito, rendendolo spazio d’incontro di linguaggi, contaminazioni artistiche e nazionalità diverse. L’arte, all’Aquila, dà segnali positivi per il futuro. Il progetto è stato portato avanti da Claudia Pajewski, Veronica Santi e Antinisca di Marco. Claudia e Veronica sono vicine al mondo dell’arte. Claudia è una fotografa professionista aquilana. Allieva negli anni della formazione della fotografa Sebastiana Papa, ha pubblicato su molteplici testate nazionali. Dal 2008 al 2014 è stata collaboratrice di Repubblica XL. I suoi temi di ricerca sono le trasformazioni sociali, l’identità di genere, il teatro di ricerca. Veronica, fiorentina, è scrittrice e curatrice indipendente d’arte contemporanea che ha collaborato con importanti istituzioni quali gli Uffizi, il MAMbo, I’Istituto Italiano di Cultura di New York e Arte Fiera Bologna. E’ di prossima uscita il suo documentario su Francesca Alinovi. Attualmente, vive a New York dove si occupa di arte pubblica e cura mostre di giovani artisti emergenti. Antinisca di Marco, teramana di origine, vive a L’Aquila ormai da 20 anni. E’ una ricercatrice del Dipartimento di “Ingegneria e Scienze dell’Informazione e Matematica” dell’Università dell’Aquila. Grazie a lei è stata attivata una collaborazione con gli studenti dell’Università che hanno sviluppato un’App di supporto al progetto, finalizzata a migliorare la fruizione delle opere da parte degli utenti tramite tour tematici e mappe interattive.

PIAZZA PALAZZO Insieme ad ArtBridge, noprofit con base a New York fondata da Rodney Durso, è nata l’idea di trasformare i cantieri in spazi per l’installazione di opere con l’intento di permettere all’arte di varcare le soglie di musei e gallerie e tornare a parlare a tutti. Il format usato da ArtBridge, e riproposto in Abruzzo, è quello della call for art secondo cui una giuria seleziona il lavoro degli artisti emergenti da esporre nelle aree cittadine.

La giuria del capoluogo abruzzese è composta da esperti del settore quali Ida Panicelli, Cecilia Alemani, Cecilia Guida e Giuseppe Lignano che hanno selezionato per la prima call dell’iniziativa chiusasi a luglio dell’anno scorso, ben 300 artisti provenienti da tutto il mondo e oltre 1200 immagini.

Il progetto ha avuto già diversi riscontri positivi. E’ recentemente entrato nella rosa degli otto progetti vincitori del bando nazionale Fai Girare la Cultura, concorso che ha ricevuto complessivamente più di 10.000 voti online.

PIAZZA PALAZZO G&G-6989Abbiamo chiesto a Claudia, Veronica e Antinisca, cuore pulsante di Off Site Art, di parlarci del progetto e del suo impatto sul territorio.

Vi state già attivando per la prossima call?

Veronica: Certamente! Quest’anno vogliamo travalicare i confini nazionali grazie al linguaggio universale delle immagini, aprendo la call non soltanto ad artisti italiani e stranieri residenti nel nostro paese ma anche agli emergenti che abitano a New York. Chiederemo loro di riflettere sulle aree urbane in cui vivono, interrogandosi sui loro cambiamenti ed evoluzioni, raccontandoci il contesto che li circonda PIAZZA PALAZZO G&G-6964da un punto di vista non soltanto architettonico, demografico e sociale, ma anche (e soprattutto) culturale, psicologico ed emotivo. La tecnologia ha sicuramente cambiato la percezione degli spazi pubblici e privati delle nostre città, trend e abitudini seguono il battito disattento dei click. Tra gli Stati Uniti e l’Italia, crediamo che l’occhio dell’artista emergente possa proporre visioni metropolitane interessanti, specie se esposte in una città come L’Aquila.  

Quali sono i criteri di selezione degli artisti?

Veronica: Semplicemente, non abbiamo dato criteri. A nessuno. Abbiamo spiegato alla giuria il senso del progetto e il suo contesto. Allo stesso modo ci siamo comportati con gli artisti emergenti, ai quali non sono stati imposti limiti tematici, né tanto meno di età o medium. L’unico limite (o qualità) era la parola “emergente”, su cui, anche qui, non abbiamo insistito con formule rigide, anche se ovviamente era richiesto che l’artista non avesse un contratto con una galleria e che comunque si sentisse un’emergente. Quindi, abbiamo esaminato attentamente tutte le proposte e, dopo una prima necessaria scrematura, abbiamo poi lasciato che le opere incontrassero il giudizio dei nostri giurati, scelti per la loro indiscussa esperienza internazionale. Personalmente, non amo i progetti calati dall’alto grazie a nomi dello star system o blindati da teorie e citazioni colte; credo inoltre che ci sia un grandissimo “sommerso” in Italia e non solo tra gli “anagraficamente giovani”. Per la prima call abbiamo pertanto deciso di lasciare ampia liberà, di essere inclusivi, di abbracciare le eccezioni, così da gettare le basi per la costruzione di un museo all’aperto dell’arte emergente…per una città come L’Aquila che lotta anch’essa ogni giorno per ri-emergere. Il tema della prima call “Arte in Costruzione” aveva proprio questo significato.

VIA CASTELLO - FEDERICA DI CARLO

Quali opere avete apprezzato maggiormente?

Veronica: Devo dire che alla fine molte opere premiate avevano un legame con il terremoto e la città da ricostruire, anche se affrontato in modo non diretto o narrativo, bensì intelligentemente traslato e arricchito di un certo appeal visivo. Ho visto molto cuore nelle proposte di tutti e ovviamente ci siamo entusiasmati dal numero delle submissions che abbiamo ricevuto nonostante fosse luglio, le accademie chiuse e gli ombrelloni sulla spiaggia aperti. Cecilia Guida, una dei nostri giurati, ha commentato le immagini selezionate usando due termini che trovo particolarmente azzeccati: “responsabilità ed evasione”. In generale, la fotografia è stata la vera protagonista, a conferma di un trend popolare e internazionale che non stenta a diminuire e che non poteva non avere una corsia privilegiata per un progetto di questo tipo che viaggia sul terreno della bidimensionalità. Per la prossima call speriamo di coinvolgere più pittori e illustratori.

Come ha reagito la cittadinanza?

Claudia: Le immagini di Off Site Art vivono negli spazi del centro storico, disabitato dal 2009, un enorme cantiere edile di ricostruzione. Molti cittadini non amano tornare in centro in questa lunga fase di recupero architettonico perché i segni del sisma sono troppo violenti. Ci sono bambini nati dopo il terremoto, per esempio, che non hanno mai visitato la città antica. Noi lavoriamo affinché il centro storico venga vissuto anche oggi, per quello che è, e amato, per quello che è. Lavoriamo quindi sul presente. E’ un segno d’identità e appartenenza, e crediamo sia importante per la cittadinanza attraversarlo anche in questi anni complessi. Il progetto si attiva solo sugli edifici in cui iniziano i lavori di ristrutturazione. La ricostruzione deve essere condivisa con la cittadinanza, sia da un punto di vista psicologico, perché ricostruire la città è ricostruire la propria identità, sia per monitorare la ricostruzione pubblica e privata. Niente può farlo meglio dell’arte. Le opere di Off Site Art agiscono a livello subliminale tra i ponteggi dei cantieri creando un senso di inatteso, di vita, di rilancio.

Antinisca: Il Sindaco dell’Aquila e le Istituzioni locali sono entusiasti del progetto e lo supportano con i pochi mezzi a disposizione. Anche i cittadini aquilani che in questi mesi hanno attraversato la città antica ne apprezzano la realizzazione e le finalità. La maggior parte della cittadinanza ad oggi non sa del progetto perché non si reca in centro volentieri. Off Site Art a breve attiverà una campagna di pubblicizzazione attraverso diversi strumenti. In particolare stiamo lavorando affinché questo progetto sia presente all’interno degli eventi culturali aquilani e venga conosciuto anche a livello nazionale.

Piazza Palazzo - Iacopo Pasqui-111313Com’è nata la collaborazione con Rodney Durso?

Antinisca: nasce da lontano, iniziammo a parlarne con Rodney di ArtBridge nel 2012 ma solo nel 2014, grazie anche alla forza ed entusiamo di Veronica, siamo riusciti a far partire il progetto. In un anno di intenso lavoro insieme con le associazioni che ci hanno supportato e grazie all’ausilio del Comune dell’Aquila, il progetto ha preso forma ed è diventato realtà. Le difficoltà sono ancora molteplici ma siamo molto determinate e soprattutto convinte che “Off Site Art | ArtBridge un progetto per L’Aquila” possa regalare emozioni e un incentivo per tornare a vivere il centro storico dell’Aquila.

Veronica: Ho conosciuto Rodney durante una delle mie prime studio visit appena arrivata a New York nel 2012 e ho poi lavorato un anno nella Drawing Room di ArtBridge. Era la più piccola galleria di Chelsea nata dalle ceneri di uno sgabuzzino per esporre artisti emergenti e mi divertiva aver trovato un minuscolo angolo di paradiso in una città dove tutto sembra avere dimensioni giganti. Davo una mano anche nell’organizzazione dei progetti ArtBridge da realizzare nello spazio urbano di New York. Quando Rodney mi chiese se volevo provare a lavorare a un progetto di arte pubblica per l’Aquila accettai immediatamente la sfida.

Quali obiettivi volete raggiungere con l’iniziativa?

Claudia: Lavoriamo come altre associazioni per un rilancio positivo della città. L’Aquila occupa i titoli dei giornali solo il 6 aprile di ogni anno, con l’anniversario del sisma. Il messaggio mediatico? Sempre lo stesso: difficoltà, scandali degli appalti, perdite, sofferenza. Chi vorrebbe investire in una città raccontata in questo modo? Penso non ci sia nulla di più deleterio della vittimizzazione. L’Aquila oggi è anche altro. Perdendo tutto si è aperta al nuovo come non aveva mai fatto, creando profonde mutazioni sociali. Ci sono tantissimi progetti proposti dalle nuove generazioni che desiderano una città non com’era prima ma migliore. Molti giovani lavorano per esempio al rilancio turistico, la natura dell’aquilano è incontaminata e questo enorme potenziale non è mai stato sviluppato. E se il nostro centro storico è un enorme cantiere edile, questo siamo noi. Non dobbiamo vergognarci di quello che siamo in attesa di un domani “normale”, ma amarlo e farlo conoscere perché da questo vivere in una città-cantiere, in una città assurda, proviene tutto il meglio di noi. Un altro obiettivo è inserire L’Aquila in un dibattito culturale di respiro internazionale sull’arte contemporanea, in particolare sull’arte pubblica. In questo ci aiuta molto ArtBridge, l’organizzazione di New York grazie alla quale è nata quest’avventura e che ha lavorato nella prima fase del progetto in sinergia con altre associazioni e realtà locali come GlobalIA, MU6, TerreMutatae, Smartly. Anche il sostegno del Comune è fondamentale, senza l’appoggio delle istituzioni locali non potremmo intervenire negli spazi urbani.

Antinisca: Oggi a L’Aquila manca un luogo di aggregazione spontanea. Siamo stanchi dei centri commerciali e dei luoghi artificialmente costruiti post-sisma con tale intento. Non funzionano e creano situazioni paradossali e non naturali. Ci piacerebbe che il progetto faccia germogliare il seme della rinascita sociale nel centro storico sentito come punto di aggregazione di famiglie, ragazzi e anziani.

VIA GARIBALDI - edoardo de falchi e elena adamouQuali le difficoltà riscontrate nella realizzazione del progetto?

Claudia: Le difficoltà sono prevalentemente legate alla burocrazia, alle normative, al nostro gestire ogni giorno un progetto molto complesso in una città molto complessa. Lo gestiamo tra L’Aquila, Roma e New York coordinando il lavoro di tutti. Siamo una decina di persone attive. Le difficoltà sono legate anche alla ricerca di fondi, come è normale che sia. Nel 2014 abbiamo potuto contare sul contributo di Fondazione Carispaq, Gran Sasso Science Institute, Ance L’Aquila, Bper e Ordine degli Architetti della Provincia dell’Aquila. Anche se la grande risorsa di tutti i progetti no profit sono le donazioni individuali.

Veronica: I danni del terremoto sono stati enormi, gli interventi delle imprese edili sono massicci, a volte si deve demolire e ricostruire. I palazzi antichi sono soggetti a difficili operazioni di restauro che a volte durano anni. In un contesto di questo tipo, installare opere d’arte sui ponteggi di edifici così gravemente danneggiati garantendone la fruizione da parte del passante e senza ostacolare il lavoro quotidiano degli operai, non è un’operazione banale. La fase iniziale di studio delle facciate è sempre un momento delicato e complesso.

Come procede la realizzazione della App ad opera degli studenti dell’Università dell’Aquila?

Antinisca: Una prima versione dell’App su piattaforma Android è gia’ pronta, la stiamo testando e verificandone la grafica al fine di renderla conforme alla brand identity del progetto. Due sono gli studenti che stanno lavorando intensamente e con entusiasmo, Cesare Ceneri e Fabio Berardi. Prevediamo che sia pronta per fine maggio o al piu’ tardi a giugno. L’App sara’ gratuita e si appoggerà completamente sul sistema informatico gia’ esistente caricando dinamicamente i contenuti del sito opportunamente organizzati per gli smartphone.

PER SOSTENERE IL PROGETTO:

NOME: Off Site Art

Causale: Progetto osa ab Banca Prossima

IBAN: IT23M0335967684510700177401

Francesca Triozzi

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