Museo 3.0

L’innovazione nella Cultura


Musei: cimiteri!” scriveva Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto del Futurismo agli inizi del Novecento. A più di un secolo di distanza tuttavia la percezione da parte dei fruitori di questi luoghi culturali non è molto cambiata. Ancora oggi la principale motivazione per cui le persone non visitano i musei o non ci ritornano è la distanza che li separa dal vissuto quotidiano.

Secondo un’indagine condotta dalla Fondazione Fitzcarraldo nel 2006 “IO NON VADO AL MUSEO!”, incentrata sull’esplorazione del non pubblico degli adolescenti, lo spazio museale acquisisce generalmente una connotazione negativa, legata all’idea di un luogo chiuso e noioso, a cui si associano reperti, fossili e archeologia.

Un tempio orientato al passato e ripiegato su se stesso e per questo poco attinente alla contemporaneità dell’oggi.

Nel 2014 solo il 27,9% degli italiani ha visitato almeno una volta musei e mostre (dati ISTAT) e di questi la maggior parte è costituita da ragazzi dagli 11 ai 19 anni. Non bisogna però dimenticare l’apporto della scuola e delle “visite obbligatorie”, che contribuiscono ad ingrossare questi dati. Il museo viene dunque percepito spesso come un proseguimento dei doveri scolastici, contrapposto alle altre attività del tempo libero. Per cui, una volta terminata la scuola, una porzione cospicua di questo pubblico tende a trasformarsi in un non pubblico difficilmente recuperabile.

Come avvicinare, dunque, questi luoghi dell’arte alla popolazione?

Per troppo tempo il museo è stato considerato uno spazio ieratico destinato ai soli cultori e specialisti di settore, un posto triste e monotono, dove entrare non per divertirsi ma per studiare.

Già da alcuni anni si è avvertita la necessità sia economica ma soprattutto culturale di allargare il bacino d’utenza dei musei e di avvicinare nuovi strati sociali all’arte. Se si analizzano le caratteristiche psicografiche del target giovanile, su cui puntare strategicamente per il prossimo futuro, risulta chiaro che si tratta di ragazzi che hanno un rapporto costante con la tecnologia e con i social network, che dimostrano un bisogno profondo di relazione e confronto e che passano gran parte delle loro giornate a scuola.

Alcuni musei hanno allora provato a richiamare questo pubblico in evoluzione offrendogli non più solo la classica visita guidata e prestabilita, carica di nozioni tecniche che spesso non sopravvivono al primo passo fuori dal museo, ma un’esperienza polisensoriale che permette ai ragazzi di immergersi completamente nel percorso, persino modificandolo, apprendere e ricordare la visita e, sicuramente, divertirsi.

Realtà aumentata

Uno dei primi musei a comprendere le potenzialità e a fare uso della tecnologia della realtà aumentata è stato il Museum of Modern Art di New York che già nel 2010 ha organizzato una mostra completamente virtuale. Augmented reality art invasion, realizzata da Sander Veenhof e Mark Skwarek, ha preso in prestito gli spazi museali sovrapponendo opere digitali, visibili esclusivamente tramite l’applicazione gratuita Layar Augmented Reality browser.

In Italia non siamo da meno. Per la mostra Da Guercino a Caravaggio, Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo, realizzata a Palazzo Barberini a Roma nel 2014, è stato possibile ammirare alcuni capolavori del Barocco italiano animarsi attraverso gli occhiali ARtGlass. Tramite questo strumento i visitatori hanno potuto scoprire particolari poco noti delle opere esposte, esplorare ai raggi X due famosissimi dipinti del Caravaggio e ricevere i commenti di due personaggi d’eccezione, come il Direttore dei Musei Vaticani, Prof. Antonio Paolucci, e lo stesso Sir Denis Mahon.

Interessante anche l’innovativa applicazione gratuita, realizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, i-Mibac Voyager, che consente di ricostruire virtualmente e in tempo reale il Foro Romano, passeggiando tranquillamente nell’area archeologica. Questo originale strumento permette al fruitore di immergersi completamente nel percorso e di vivere un’esperienza unica e memorabile, aumentando la sua conoscenza dei resti.

Oltre alla realtà aumentata, sono diversi i musei che stanno adottando le nuove tecnologie al servizio della didattica e della promozione. Dall’utilizzo dei social media, ai siti web avanzati, alle nuove scienze applicate, molti sono ormai gli spazi espositivi che stanno convogliando in questa direzione.

Profili social

Anche se in ritardo rispetto al resto del mondo, quasi tutti i musei italiani oggi possono annoverare un profilo sui principali social media, quali Facebook e Twitter. Negativo risulta invece il seguito e il gradimento espresso dagli utenti virtuali, soprattutto se confrontato con i fenomeni esteri. Secondo i dati forniti da Museum Analytics.org, piattaforma che misura le relazioni digitali e la valutazione di oltre 3000 musei al mondo sui principali social network, il museo italiano più apprezzato su Facebook è il MAXXI di Roma, che però si colloca solo al 116° posto nella classifica internazionale, guidata dall’Art People Gallery di San Francisco. Le cose non migliorano con Twitter. I Musei in Comune di Roma hanno in Italia il numero più elevato di followers, ma nella graduatoria mondiale, capeggiata dal MoMA di New York, raggiungono solo l’86° posto, segno evidente dell’atteggiamento spesso poco attento all’aspetto social dei musei italiani.

Innovativa indagine in tale ambito è Museo Index: cultura e Big Data, presentata da Sociometrica nel 2014, incentrata sull’analisi del sentiment dei 15 principali luoghi culturali italiani in base alle opinioni espresse dai fruitori sui social media. I più soddisfatti sono stati i visitatori della Reggia di Venaria Reale di Torino, seguiti dai fruitori del Museo Egizio di Torino e del Museo Guggenheim di Venezia, mentre i siti più noti restano il Colosseo e gli scavi archeologici di Pompei. La ricerca ha evidenziato anche i principali problemi che contribuiscono ad abbassare il livello di gradimento nella percezione degli ospiti stranieri, quali la qualità organizzativa, il costo eccessivo dei biglietti e il contesto sociale negativo. Studi di questo genere mostrano lo stretto rapporto esistente tra fruizione culturale e rete web e l’importanza di curare anche l’aspetto on line dei siti museali.

New Technologies

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Al di là della rete social, i progetti più innovativi stanno iniziando a sperimentare strumenti tecnologici sempre più utili non solo alla didattica, ma anche alla conservazione. È il caso della recente mostra nel chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli Il Bello o il Vero. La scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento, promossa da DatabencLab, ICAR e CNR, che propone un nuovo modo di fruizione immersivo e coinvolgente, ma anche attento alla tutela dell’opera d’arte. Tramite la connettività WiFi e Bluetooth e ad un’applicazione gratuitamente scaricabile, i visitatori possono avere accesso a una serie di informazioni complete sull’opera, digitalizzazioni, ricostruzioni 3D e file audio multilingua che arricchiscono l’esperienza fruitiva, rendendola più coinvolgente. Nello stesso tempo, i medesimi strumenti contribuiscono attivamente anche alla tutela delle opere, controllando l’umidità, la qualità dell’aria e la temperatura.

Le nuove tecnologie si prestano bene a soccorrere la didattica soprattutto nei musei archeologici, luoghi ricchi di reperti e frammenti difficilmente comunicabili ai fruitori. Tramite i moderni supporti, infatti, è possibile spiegare la storia dei resti in maniera più coinvolgente ed esperienziale.

È il caso del Museo Nazionale Archeologico di Cerveteri che, nell’ambito del Distretto Tecnologico per i beni e le attività Culturali (Dtc), gestito dalla Finanziaria Laziale di Sviluppo per conto della Regione Lazio, nel 2013 ha realizzato il progetto Museo Vivo, costituito da teche parlanti che si trasformano in autentici touch screen e diventano multimediali e interattive grazie a realtà aumentata, video e divulgazioni d’autore a cura di Piero Angela e Paco Lanciano. Con la tecnologia Touch on Glass i millenari reperti archeologici riprendono vita per raccontare storia, curiosità e segreti sull’affascinante mondo degli Etruschi.

Il MAV, Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, rappresenta il caso limite. Un luogo completamente interattivo, aperto non più per conservare resti, ma per divulgarli e regalare ai visitatori un’esperienza unica della vita quotidiana all’interno delle domus romane di Pompei ed Ercolano. Dal 23 febbraio inoltre è stato inaugurato il MAV 3.0 con un nuovo allestimento e innovative tecnologie, come iReal Time 3D che ricostruisce tridimensionalmente ambienti fruibili dai visitatori mediante gesti e movimenti e iSens attraverso cui i visitatori potranno sentire le fragranze e i profumi utilizzati dagli antichi romani per la cura del corpo.

Le nuove tecnologie si presentano in ambito museale come un’ottima possibilità di comunicazione sia all’interno delle sale, tramite pannelli interattivi, ricostruzioni tridimensionali, audioguide personalizzabili, sia all’esterno, mediante soprattutto i social network e la rete internet che ampliano considerevolmente i potenziali pubblici del museo. I tempi non sono ancora maturi per analizzare gli effetti dell’innovazione tecnologica sulla fruizione dei luoghi culturali, ma lo sviluppo di questo aspetto negli ultimi anni è stato esponenziale.

La prossima sfida dei musei sarà dunque di appropriarsi delle capacità di gestione di questi moderni strumenti e di elaborare precise e consapevoli strategie di marketing per non trasformare quest’opportunità di diffusione culturale in un rischio. La tecnologia può risultare un efficace mezzo per uscire dall’immobilismo e dall’autoreferenzialità culturale e trasformare il museo in

“un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto(ICOM).

Marianna Coppola

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