Vissi d’arte, vissi d’amore

Domenica 8 marzo, nell’ambito dell’iniziativa “Più tua l’opera” promossa da Il gioco del lotto, ha avuto luogo presso il Teatro dell’Opera di Roma una lezione di Corrado Augias sulla Tosca di Giacomo Puccini.

Non a tutti è noto l’impegno de Il gioco del lotto nella salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico italiano: già alla fine Seicento papa Innocenzo XII destinò parte delle entrate al completamento di Palazzo di Montecitorio; nel Settecento papa Clemente XII finanziò con gli utili del lotto la costruzione della Fontana di Trevi e la bonifica delle paludi pontine; a partire dal 1997 (si veda la legge 662/96), viene effettuata un’estrazione infrasettimanale i cui proventi sono devoluti in parte al Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Oltre che verso la sponsorizzazione di eventi e mostre d’arte, l’impegno de Il gioco del lotto si indirizza verso il restauro e gli interventi di valorizzazione: dagli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova alla Reggia di Venaria Reale a Torino, dal Duomo di Pavia al Complesso di Palazzo Reale di Genova, dal Teatro Petruzzelli di Bari al Palazzo del Quirinale a Roma.

Una nuova sfida consiste nel coinvolgimento dei giovani e del grande pubblico in iniziative culturali legate al mondo della lirica. Da qui ha origine l’idea di far raccontare l’opera – la più popolare tra quelle proposte nel cartellone del Teatro dell’Opera di Roma, la Tosca – a un divulgatore del calibro di Corrado Augias, il quale, con la sua capacità di affabulare, ha guidato gli spettatori in un percorso drammaturgico, musicale e storico. Per il giornalista è imprescindibile l’inquadramento del contesto: attraverso l’analisi comparata di testi dello stesso periodo (un sarcastico sonetto in romanesco di Belli e due lettere feroci di Leopardi al padre e alla sorella), Augias ci fa calare nella Roma ottocentesca che, con la maschera dell’ipocrisia, nasconde la sua indole mondana e blasfema.

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© Yasuko Kageyama / Teatro dell’Opera di Roma

La cornice dell’azione è lo scontro tra Napoleone e le truppe austriache di von Melas nella Battaglia di Marengo; all’interno di questo quadro si muovono i personaggi pucciniani, che, lungi dall’esprimere eroismo, rivelano nelle aspirazioni e nei limiti il loro carattere piccolo-borghese: Tosca, con la sua gelosia scatenata da un ventaglio (elemento che, per come viene presentato, non ha la forza probante del fazzoletto nell’Otello shakespeariano) e con i suoi desideri semplici (“Non la sospiri la nostra casetta / che tutta ascosa nel verde ci aspetta?”); Cavaradossi, che, persino dopo la condanna a morte, ha un ripiegamento intimistico e rivela ricordi oltremodo privati (“Oh! dolci baci, o languide carezze, / mentr’io fremente / le belle forme disciogliea dai veli!”); Scarpia, che dimostra tutto il suo essere moralmente abietto quando promette alla protagonista la libertà dell’amato a patto che lei gli si conceda (quanto di più lontano possa esserci dall’integrità di un altro celebre antagonista, l’ispettore Javert, irreprensibile tutore della legge ne I miserabili).

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© Yasuko Kageyama / Teatro dell’Opera di Roma

Augias si sofferma a commentare anche i luoghi dell’opera – la chiesa di Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo – che in questo allestimento rivestono un ruolo protagonistico, dal momento che sono stati realizzati rispettando i bozzetti originali della prima esecuzione, avvenuta il 14 gennaio 1900 proprio al Costanzi alla presenza di Puccini. Sulla base dei disegni del pittore e scenografo Adolf Hohenstein, custoditi gelosamente negli archivi del teatro, le maestranze che lavorano nei laboratori del Teatro dell’Opera hanno riproposto l’uso della tela dipinta, in un’ottica di recupero della memoria storica e di confronto tra tradizione passata e sensibilità contemporanea.

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© Teatro dell’Opera di Roma

Tra aneddoti e curiosità, Augias svela i retroscena dell’opera a partire dal suo concepimento: Puccini assistette nel 1889 a una rappresentazione de La Tosca, dramma storico del parigino Victorien Sardou, al Teatro dei Filodrammatici di Milano. Pur non conoscendo il francese, il compositore restò ammaliato dall’interpretazione di Sarah Bernhardt e intuì il potenziale del testo; si rivolse, quindi, all’editore Ricordi perché ne ottenesse i diritti. Inizialmente, tuttavia, fu Alberto Franchetti a ricevere l’incarico di musicare il libretto; dopo la rinuncia di quest’ultimo, il lavoro passò nelle mani di Puccini, il quale ingaggiò una lotta tanto strenua quanto vana con Sardou per salvare la protagonista. Il carteggio conservato testimonia la freddezza e la fermezza del drammaturgo francese, che non cedette alle insistenze del compositore, regalandoci così la scena immortale di Tosca che dà il suo addio alla vita correndo verso il parapetto di Castel Sant’Angelo e lanciandosi nel vuoto.

Iniziative del genere, capaci di coniugare teatro, musica e didattica e affidate a personaggi di indubbio spessore scientifico, non possono che essere di richiamo, perché colmano quel divario che ingiustamente separa il grande pubblico dai templi della cultura. Lo spettatore ha bisogno di una personalità autorevole che sia in grado di prenderlo per mano e raccontargli quanto l’arte gli appartenga. Offrire uno spettacolo gratuito e allo stesso tempo di grande valore ripaga anche e soprattutto in termini di presenze: a riempire il Teatro dell’Opera di Roma domenica non c’erano solo gli affezionati, ma anche tanti giovani che attraverso i canali social erano venuti a conoscenza dell’evento. Se ognuno sentirà davvero più sua l’opera, i nostri teatri ritorneranno a essere brulicanti fucine di creatività, arte e lavoro.

Bianca Sorrentino

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