Henry Chalfant. Writers e sistema dell’arte.

Il mondo della street art e del writing è in continua espansione e sono sempre maggiori gli eventi dedicati a queste discipline. L’ultima manifestazione in Italia in ordine di tempo è stata FRONTIER. Questo progetto, nato nel 2012 grazie al Mambo di Bologna e curato da Fabiola Naldi e Claudio Musso, oltre ai soliti inviti ad artisti e alla creazione di opere site specific di grande portata architettonica e visiva (Largo caduti del lavoro), quest’anno ha dato la possibilità al pubblico di incontrare il fotografo e documentarista Henry Chalfant, autore di “Style Wars” (1983). Ad oggi il sistema dell’arte contemporaneo non fa più differenza tra i media utilizzati e l’arte dei graffiti, made in US, è salita fino ai piani alti delle vendite di grandi case d’asta. Nonostante l’apparente difficoltà di vendere dei veri e propri ‘pezzi di muro’ l’opera “Space Girl & Bird” del beniamino contemporaneo Bansky ha toccato la vetta nell’aprile 2007 di 288,000£ (576,000$) e l’anno successivo l’opera intitolata “Keep it Spotless” tocca a New York 1,870,000$ da Sotheby’s, partendo da una stima di 250.000-350.000$. Ma com’erano alla fine degli anni 70 i writers newyorkesi? Erano coscienti del loro inserimento nel sistema dell’arte ? Henry Chalfant si avvicinò a loro tramite le loro opere. Dopo aver iniziato a fotografare i vagoni della metropolitana di New York, aprì uno spazio espositivo dove i writers potevano incontrarsi e osservare le loro stesse opere immortalate. Nonostante un iniziale diffidenza, il rapporto tra Chalfant e questi artisti crebbe tanto da spingere i writers stessi a chiedere al fotografo immagini dei loro vagoni o lasciare messaggi suoi treni per segnalargli opere da loro appena compiute. Chafman stesso però spiega che “i writers quando li ho conosciuti io, intorno al 1978, erano già coscienti di essere parte del sistema dell’arte. Venne pubblicato un articolo corredato da Martha Cooper”, racconta Chalfant, “sulla copertina del New York Post con lo sfondo di un dettaglio di un graffito di Dondi. Vista quella foto Dondi entrò in contatto con la fotografa e da lì iniziò la loro collaborazione. Dondi era però consapevole di chi fosse Martha Cooper, fotoreporter del New York Post. C’era una consapevolezza da parte di Dondi di quello che stava accadendo”. A quell’epoca le gallerie d’arte stavano iniziando a lavorare con questo tipo di nuovi artisti, che nel giro di pochi anni hanno raggiunto la fama, grazie anche a quest’azione di documentazione fatta da persone come  e Martha Cooper e Henry Chalfant.

Enrica Passalacqua

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