Ci salverà l’interdisciplinarità?

Frasi fatte e luoghi comuni accompagnano quotidianamente i dibattiti sulla cultura e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico in Italia: siamo la culla dell’arte, abbiamo un patrimonio immenso, la valorizzazione delle nostre bellezze potrebbe essere la chiave per uscire da questa lunga crisi economica, però se riusciamo nell’intento della conservazione è già molto; si sa che con la cultura non si mangia, ma intanto le nostre università continuano a sfornare giovani umanisti (leggi: disoccupati) da sacrificare sull’altare del mercato … e via dicendo!

Viene spontaneo chiedersi se non si sia finora nascosta, sotto la coperta della crisi , la nostra poca abilità nel fare sistema e nell’avere una visione d’insieme dello sviluppo e della direzione da prendere. A dirigere i nostri istituti culturali, eroicamente e in mezzo a tante difficoltà,  sono spesso soggetti con elevate competenze scientifiche, ma con minori capacità direttive, spesso acquisite sul campo.

Non sono stati d’aiuto, quindi,  fattori quali la poca flessibilità delle figure professionali, un certo piglio dell’élite culturale, poco incline al contaminarsi con il “vile denaro” e la sua gestione, e l’eccessivo tecnicismo gestionale, slegato da saperi umanistici, di chi, invece,  il manager era stato chiamato a fare e per quella professione si era formato.

Perché allora arte e management vanno di pari passo? Proprio per fare fronte ad una esigenza di interdisciplinarità: quella di figure professionali in grado di affrontare i diversi aspetti di natura culturale, artistica, economica, finanziaria, contabile, organizzativa, giuridica e di marketing di un evento culturale. Manager dalla solida preparazione culturale di base,  capaci di muoversi in una logica trasversale, di integrazione tra i saperi umanistici e i saperi tecnico gestionali, certamente dotati di capacità di analisi, programmazione, pianificazione, comunicazione, coordinamento, valutazione, ma al contempo in grado di relazionarsi in modo critico e sensibile con tutti gli aspetti di un processo culturale, da quello creativo alla fruizione, oltre che alla sua sostenibilità economica e organizzativa.

Ci salverà l’interdisciplinarità? Solo se questa condurrà ad una direzione capace di assumere entrambe le funzioni, di tutela e di valorizzazione, e in grado di migliorare l’offerta, di accrescere le risorse da destinare ad essa, gestendo progetti artistici dai contenuti innovativi, strutturando un’articolata programmazione di eventi, pianificando e sviluppando al meglio le attività di raccolta fondi e gestione delle risorse, sia umane che finanziarie.

Elena Sapienza

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