Industria Culturale

“La cultura parla, racconta storie, sussurra poesie e a volte grida denuncie. La cultura è parte della vita di ognuno, è patrimonio comune con le sue mille sfaccettature e gli infiniti linguaggi. La cultura si lega al territorio, ricorda tradizioni, ma sa volare alta oltre ai confini per incontrare il mondo. Per questo chi fa cultura merita di essere sostenuto.”
#farecultura

Business School Sole24 Ore, Università Luigi Bocconi, IULM, Luna, Tsm sono solo alcune delle scuole, o università di specializzazione nella formazione avanzata di figure professionali volte a ricoprire ruoli differenti nell’industria culturale. La domanda sorge spontanea: è giusto chiamarla “industria Culturale”? Può essere giusto intraprendere la stessa via che percorre un’impresa tradizionale anche nel settore della cultura e dell’arte?

L’evoluzione della domanda di formazione sicuramente presuppone che, anche in quest’ambito, ci sia bisogno di una ridefinizione dei ruoli, un allineamento maggiore verso un organigramma più definito, dove le competenze di ognuno ricoprono i vari settori.

Il 30 ottobre 2014, il decreto cultura, portato avanti dal ministro Franceschini, è diventato legge, con tutti i contro che si possono ritrovare nel suo decreto, è comunque un segnale per l’Italia, un segnale di passaggio, di riconoscimento e internazionalizzazione; cogliendo l’occasione di una riforma obbligatoria si è tentato di rinnovare la struttura del ministero. Una parte della riforma si è focalizza sull’ asset museale.

La struttura del museo in Italia è sempre stata una parte sacrificata rispetto alla gestione generale, i musei erano delle articolazioni delle corrispettive soprintendenze, e non erano considerati come istituzioni separate. La riforma Franceschini ha istituito un vero e proprio Sistema Museale Nazionale avente un proprio statuto giuridico; i ruoli così si andranno a ridefinire, cambiando i modelli organizzativi interni, e dando un autonomia sia a livello contabile che a livello amministrativo.

L’introduzione quindi di un schema maggiormente economico, per cercare di sostenere sempre piu’ il nostro patrimonio artistico, ma allo stesso tempo amministrandolo e cercando figure sempre piu’ competenti in tutti i campi per poter portare la nostra Industria Culturale, il nostro Paese ad una fase migliore proiettando la cultura verso un futuro piu’ prospettico.

Gaia Amerio

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