CONTAMINAZIONI

escher-vincolo d'unione          M.C. Escher, Vincolo d’unione, 1956

“La linea di confine tra due forme adiacenti ha una doppia funzione e tracciare una linea del genere è molto complicato.                      Da una parte e dall’altra di essa, simultaneamente, prendono forma due figure” 

Quale sarà il futuro dell’arte?

Come si potrà tutelare e valorizzare un patrimonio culturale dal valore inestimabile?

Quali strumenti saranno necessari?

Bisognerebbe superare molte barriere mentali per dare una risposta soddisfacente. Una risposta che presupponga una mente libera, aperta, che non rifiuti una sinergia tra diverse, e apparentemente antitetiche, conoscenze.

Sin dal Rinascimento (ma ancora prima, dalla Grecia classica) è stata forte la compenetrazione tra cultura umanistica e scientifica (molti famosi filosofi greci sono stati anche importanti matematici) al punto da ritenere che esse fossero due diverse sensibilità, due declinazioni della cultura stessa nel suo complesso, e solo di recente è stata posta la questione della loro fruizione complessiva.

Per raggiungere tale intento, oggi sembrerebbe opportuno perseguire una nuova politica di gestione del bene culturale, che non abbia come obiettivi esclusivi la tutela e la conservazione, ma che debba anche ricercare sistemi più idonei per una maggiore valorizzazione e fruizione, sistemi di sviluppo economico e di marketing culturale.

Dagli anni Settanta l’aumento del tempo libero e della diffusione delle informazioni, conseguente allo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, hanno determinato una forte e crescente richiesta di una migliore qualità di vita e, con essa, di una più ampia fruizione del patrimonio artistico e culturale. L’aumento della domanda ha portato gli specialisti del settore ad una più acuta riflessione sulle modalità per arricchire la forza attrattiva e la quantità dell’offerta, trovare soluzioni migliori, per lo più legate al marketing, atte ad incrementarla costantemente.

In risposta a ciò si è compiuta, anche sul piano legislativo, una decisa revisione  della categoria del valore dei beni di cultura, che ormai vengono considerati come beni di fruizione e non solo come beni di appartenenza. Ecco che si assiste a un profondo cambiamento di quello che era il core stesso delle attività culturali, con una forte predominanza degli aspetti immateriali legati ai servizi e all’attenzione per l’utenza.

In questo contesto storico, perciò, risulta ingiustificabile demonizzare il passaggio dal concetto di “bene culturale” a quello di “prodotto culturale”, se la prospettiva di intervento è quella di gestione strategica e operativa, volta alla creazione di valore e alla trasformazione del prodotto artistico in esperienza fruibile.

Un’irragionevole divergenza che occorre superare, consapevoli della necessità di disegnare un progetto anche di tipo aziendale, che colga pienamente i fattori di sviluppo economico insiti nell’uso dei beni culturali; il ricorso a logiche manageriali per riorientare le attività e recuperare efficienza.

La contaminazione tra Arte e Management non sarà da intendersi, dunque, come mera (e banale) trasposizione di strumenti e politiche aziendali, o fenomeno di “colonizzazione” del mondo culturale per il sopraggiungere di modelli aziendalisti, ma un saggio e consapevole connubio di prospettive diverse, dando origine ad un management dedicato, un management prettamente culturale, che non vada a snaturare l’essenza stessa dell’espressione artistica, la produzione creativa originaria, bensì arricchisca di nuovi valori il prodotto culturale, trasformandolo in “bene comune” e risorsa per il futuro.

Valentina Caprara

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