Arte e Management

E’ diventato ormai prioritario riconoscere alla cultura il ruolo di promotrice di sviluppo, intendendo quest’ultimo sia in termini di crescita economica e occupazionale ma anche come sviluppo sociale e personale del singolo individuo.

Credo che il consenso cresciuto intorno a questa frase sia diventato pressoché universale. L’evoluzione del dibattito si ha quando si inizia a parlare del binomio arte ed economia o per meglio dire arte e management. Esistono ancora forti deterrenti all’accostamento delle due parole, percepite talvolta come opposte.

Personalmente, mi schiero con quelli che spingono per l’inserimento all’interno del settore artistico-culturale logiche appartenenti alla realtà aziendalistica. Il misunderstanding di ancora molti, forse troppi, è quello di pensare all’accezione più negativa della parola e sovente il nascere di resistenze nei confronti dell’attuazione di pratiche manageriali applicate alle più disparate categorie di istituzioni culturali.

Il cambiamento e l’innovazione a cui viene fatto riferimenti, è quello che riguarda l’inserimento di pratiche gestionali e organizzative in grado di portare beneficio al contesto culturale di riferimento; in grado di gestire le risorse, economiche ed umane, in modo efficace ed efficiente tali da garantire la sopravvivenza di tali istituti. Traduzione pratica di questo concetto diventa l’implementazione in tali realtà di organismi preposti al fundrasing e allo sviluppo di relazioni con il settore privato per il consolidamento di rapporti longevi, dello sviluppo attivo della funzione comunicazione intesa come vero e proprio marketing e sviluppo del brand, il reclutamento di personalità, con background non solo artistico, in grado di innovare e gestire in modo dinamico e proattivo.

Senza cadere in banalità e luoghi comuni, diventa cruciale per l’Italia saper intraprendere la strada verso questo cambiamento per far si che il patrimonio che abbiamo ricevuto in dotazione, non sia solo conservato ma valorizzato e promosso per essere fruito, in prima istanza dall’utenza nazionale e in secondo luogo creare una spinta motivazionale ad un turismo culturale verso i nostri luoghi.

Forte della convinzione del beneficio che una corretta gestione del nostro patrimonio possa apportare al territorio e alla comunità di riferimento, ho iniziato a costruire il mio percorso accademico con studi di economia e management affinato da studi in campo artistico. Ritengo quindi che per contribuire al rinnovamento del settore, sia indispensabile la nascita di figure professionali “ibride” che sappiano dotarsi di competenze manageriali ed artistiche, per poter essere inserite in realtà culturali, talvolta complesse, con precisi compiti e responsabilità.

Segni del progressivo cambiamento sono già visibili, ma la presa di coscienza dell’effettiva necessità di sviluppo del settore deve concretizzarsi nella volontà e nell’atteggiamento propositivo orientato al cambiamento da parte degli operatori, che sono ad oggi occupati nel settore e quelli che lo saranno nel futuro.

Immagine: Bruce Nauman, Run from fear,Fun from rear  1972

Clarissa Grechi

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