Metti un giorno un’archeologa a parlare di economia e management dell’arte

Nella vita tutto è questione di punti di vista: una frase fatta, ripetuta all’infinito ma che nel mio caso si è rivelata molto vera.  Partendo da un percorso formativo accademico, che dalle teorie di Winckelmann in poi porta a vedere nell’antichità classica l’apice della parabola delle possibilità espressive dell’arte e nella ricerca e nello studio la massima sublimazione del sapere, confrontarsi con il mondo reale e le sue esigenze porta inevitabilmente a delle riflessioni.

Qual è l’effettiva situazione dei beni culturali e dell’arte nel nostro tempo e nel nostro paese?

Quali le esigenze che ne derivano?

Da qui la spinta ad approcciarmi al mondo del management dell’arte, con la profonda convinzione che l’una disciplina sia necessaria e basilare per l’altra. Molti grandi l’avevano capito prima di noi, ad esempio Edgar Degas sostenendo che “L’arte non è ciò che si vede, ma ciò che consenti agli altri di vedere“.

Ma purtroppo ad oggi, il mondo degli esperti del settore arte in Italia rimane per lo più  immobilmente ancorato all’ambito accademico e il solo parlare di valore economico del patrimonio culturale fa rabbrividire e scandalizzare.

L’Italia, culla di grandi civiltà, il “museo all’aperto” più grande del mondo, come si suole definirla, arranca in quanto a valorizzazione e promozione di questa grande risorsa. Basti pensare che è italiano il primato mondiale del maggior numero di siti UNESCO presenti sul territorio ma molti di questi sono sconosciuti ai più, in condizioni di degrado e rischiano di scomparire.

Esemplari in questo senso sono due casi di siti patrimonio dell’umanità italiani:

Pompei, forse il più celebre sito archeologico del mondo, su cui un ottimo management straniero ha saputo attirare l’attenzione, farne business, valorizzarne le bellezze e l’importanza, in Italia viene alla ribalta solo nei casi di crolli, mancanze e scandali.Tarquinia_Tomb_of_the_Leopards

Altro esempio sono le Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia, quasi impossibili da raggiungere con i mezzi pubblici e quasi del tutto sconosciute ai non addetti ai lavori, eppure altrettanto patrimonio dell’UNESCO e di inestimabile valore storico-archeologico!

 

Management e arte dovrebbero quindi andare di pari passo proprio per sopperire a queste mancanze, perché la cultura non può più arroccarsi dietro polverosi scaffali di biblioteche storiche né tantomeno limitarsi alla mera ricerca universitaria ma deve stare al passo con i tempi, modernizzarsi, diventare fruibile da un pubblico che ci si augura sempre più vasto.

La figura del Manager dell’arte e dei beni culturali è essenziale per un presente rivalutato e dinamico, per un futuro entusiasmante e proficuo e per un passato onorato e sublimato.

L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro“. Vasilij Kandinskij

 Tanya Spasari

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