QUELLA SOTTILE LINEA ROSSA TRA ARTE E MANAGEMENT

È evidente che l’economia e l’arte sono due ambiti diversi dello scibile umano, sia in quanto discipline accademiche, sia nella loro visione più prosaica nella vita quotidiana. Eppure, i margini di intersezione e i momenti di contatto tra le due si moltiplicano a vista d’occhio, e sempre di più, ai “più”, sembra che una abbia un fondamentale bisogno dell’altra; giustificando un profluvio di letteratura scientifica in materia che cerca di segnare una base euristica a questo nuovo campo – si pensi ai pionieristici Baumol e Bowen con il famoso saggio del ’66, passando per David Throsby, come anche per Francesco Poli e Walter Santagata (se ne potrebbero citare ad libitum).

Tuttavia, non di rado, artisti, operatori del settore e fruitori d’arte manifestano un certa riluttanza ad affiancare i termini “economia” e “arte/cultura”, soprattutto quando si cerca di rubricare l’attività produttiva di quest’ultima tra i comparti e i settori tradizionali dell’economia; come se, in qualche modo, l’estensione del concetto di attività artistico/cultuale a quello di management possa enfatizzare gli aspetti commerciali della produzione artistica compromettendone l’impulso creativo soggiogandolo alle esigenze, meramente economiche, del mercato.
In effetti, l’intromissione delle logiche di mercato nel processo creativo di un’opera d’arte, come anche nella produzione di un servizio museale, produce un pericoloso compromesso, ad esempio, limitando la “libertà” dell’artista e riducendo la sua capacità espressiva, vincolandola alla volontà delle masse.
E come qualcuno ebbe a dire: la folla sceglie sempre Barabba.

Tralasciando le questioni ideologiche, da un lato, e le argomentazioni saggistiche sulle incursione dell’economia nel mondo dell’arte e della cultura, dall’altro, concretamente: come ci si sta riorganizzando? Quali sono sforzi profusi per riassettare la produzione artistico culturale, in un momento in cui l’economia entra a gamba tesa sulle faccende culturali spiegando il vessillo della scarsità delle risorse? Cosa accade quando un’economista e uno storico dell’arte sono costretti alla convivenza?

Un esempio tra tutti; solo un pretesto per tracciare uno dei tanti margini di intersezione tra le due sfere, solo un punto di vista come tanti che metta in luce le remore di una forzata, quanto nuova, almeno in Italia, coesione: la Riforma Franceschini.

Il momento storico appare particolarmente illuminante e propone un interessante cambio di segno per il contesto nazionale, che sta riqualificando il quadro giuridico-normativo, cercando di traghettare l’intero sistema dell’offerta culturale museale (e non solo) verso un approccio manageriale completamente oscuro alle dirigenze nel settore culturale.

Ma come si comporterà il Bel Paese a questa nuova forma di convivenza coercitiva tra manager e funzionari del settore culturale? Come potrà essere gestito il cambiamento e cosa ci si deve aspettare?

In questo caso, sciamaniche capacità divinatorie risulterebbero eccessive per immaginarsi i possibili contesti futuri, dove inefficienze, lungaggini e disapplicazioni sistematiche all’italiana sono percepibili già all’orizzonte.

Le nuove proposte, infatti, dovranno confrontarsi con le mille resistenze che il sistema opporrà e che già oppone (troppe sfere d’interesse confliggenti dovranno sedersi al tavolo delle trattative, come anche, troppi sono coloro che temono di perdere i loro “guadagni di posizione” costruiti in tanti anni di immobilismo sistemico), oltre alle dilatazioni temporali dovute alle attivazioni di strumenti e protocolli procedurali di programmazione e accordo tra enti locali, istituzioni e privati – sempre per quel, tanto amato quanto odiato, principio della sussidiarietà orizzontale e verticale sancito dal Titolo V della Costituzione capace di sinergie ma anche di moltiplicare il tessuto cavilloso della macchina burocratica.

Ci si troverà, quindi, dinnanzi ad una convivenza che costringerà gli addetti ai lavori a confrontarsi con strumenti, visioni e linguaggi che spesso, nella percezione di alcuni, confliggono; in un’immagine plastica che può rimandare la nostra mente ad una scena pulp alla Tarantino, dove tutti sono contro tutti, o alla “sottile linea rossa” (espressione coniata dal corrispondente di guerra William H. Russell) nella battaglia di Balaklava, con gli schieramenti disposti a poche spanne uno dall’altro, dove gli scozzesi dimostrarono coraggio e inamovibilità dinnanzi all’avanzata russa.

Ma qua, a differenza della battaglia di Balaklava, il coraggio lo dimostrerà chi, con buon senso, sarà capace di cambiare la sua posizione non fomentando la contrapposizione dialettica e cercando di raccogliere spunti, metodi e strumenti per poter seriamente riqualificare il sistema dell’offerta culturale italiana, che necessita di recuperare la sua indiscussa competitività artistico culturale.

dDintrono

Photo credit: http://imgkid.com/peter-halley.shtml

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