L’arte, tra sogno e realtà

Nonostante lo scetticismo di molti ed anche, inizialmente, il mio, credo che il binomio arte e management non sia così improprio né, tanto meno, deprecabile.  Un’accurata ed intelligente gestione dell’arte in senso lato, ossia di tutto il patrimonio culturale e artistico di una nazione,  rappresenta un atto di grande civiltà da parte di questa. Ritengo sia necessario gestire la cultura, le radici, la storia di un paese, non solo in vista della sua tutela e conservazione, ma anche per la sua promozione e divulgazione.

Valorizzare l’arte vuol dire anche renderla fruibile a tutti, allargarne il bacino di utenza. Il patrimonio artistico di un Paese ne è certamente il segno distintivo e caratterizzante. Preservarlo significa permettere che esso si arricchisca e si trasmetta alla generazioni future. Viviamo in un’epoca che, a causa di una difficile ed instabile situazione economico-politica e a causa di un degrado morale e culturale enorme, sta perdendo di vista ciò che, per un Paese, rappresenta la linfa vitale: la storia. Di questa certamente fa parte l’arte. Non come mera parte di essa, ma essa stessa come storia, espressione di uomini, di popoli, di vite.

Investire nell’arte sembra essere, al giorno d’oggi, la parola d’ordine. Milionari di tutto il mondo e non solo, investono i loro patrimoni in opere d’arte quotate, facendo di essere un vero e proprio asset. E’ proprio questo aspetto asettico e meramente economico che mi preoccupa e che rischia, a mio avviso, di privare l’arte della sua estrema bellezza, della sua stessa essenza.

Ciò fa sì che spesso  si attuino speculazioni economiche importanti, come quella che riguarda l’artista americano Jeff Koons e i suoi Baloon dogs. Il rischio è che l’arte diventi un mero investimento e perda quel valore profondo e intimo che le appartiene. Ogni opera d’arte dona a chi ne fruisce un’esperienza emozionale certamente unica. Da ciò ne deriva, restando una certa oggettività, una componente soggettiva forte e preponderante. Tale componente fa sì che ci si appassioni di un’opera e non di un’altra, che si instauri con essa un legame empatico immediato. L‘arte non può e non deve perdere la sua sacralità, riducendosi a mero oggetto d’investimento, subalterna al mercato e in balia di esso. Dovremmo comprare arte e goderne, non in virtù di una moda o delle bizzarre leggi del mercato, ma per le emozioni che essa ci provoca, per la storia che sa raccontarci.

Un altro aspetto che merita una particolare attenzione è quello del legame tra arte e territorio e di come esso possa, una volta consolidato, svilupparsi coscientemente. Legare indissolubilmente arte e territorio significa, innanzitutto, rendere i cittadini consapevoli dell’immenso patrimonio storico-culturale delle loro città, della loro nazione. Solo la piena coscienza del valore artistico del nostro Paese, può consentirci di tutelarlo e di creare intorno ad esso realtà economiche importanti.

L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita.

Henry Miller, The Wisdom of the Heart.

Laura Piangiamore

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