Il mondo salvi la Bellezza!

Dal mondo del pressappoco all’universo della precisione” – è questo il titolo di un celebre saggio di Alexandre Koyré che tratteggia la storia della scienza; a me pare che questa efficace definizione possa e debba essere applicata alla gestione dell’arte, troppo spesso affidata a una dilagante grossolanità che non fa altro che ostacolare l’auspicato processo di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Questa malsana abitudine all’approssimazione ha fatto sì che per anni ci si accontentasse di esiti mediocri invece di puntare, attraverso la ricerca, a risultati di qualità in grado di favorire davvero lo sviluppo di un settore che necessita di un rinnovamento continuo.

La risposta a questa situazione stagnante dev’essere la scrupolosità: solo attraverso l’esercizio di un’accuratezza rigorosa si può determinare un cambio di mentalità. Per questo le ricchezze artistiche di cui disponiamo (siano esse pittoriche, scultoree, architettoniche o teatrali) dovrebbero essere sotto la tutela di chi sappia coniugare le competenze culturali con le capacità organizzative e manageriali: occorre, cioè, che alla vibrante passione per l’arte, corroborata da una solida esperienza sul campo, faccia da controcanto una lucida determinazione nell’attuazione dei provvedimenti necessari. Sono dunque questi gli strumenti di cui dobbiamo fornirci per estirpare il pressappochismo e fare il nostro ingresso in un universo inedito, un oltre foriero di paesaggi e passaggi ancora sconosciuti. Per dirla con Eugenio Montale, “Tutte le immagini portano scritto: / più in là.”

A me pare sia giunto il momento di abbattere la barriera che separa gli intellettuali dagli operatori economici: dobbiamo scongiurare il rischio di chiuderci in una turris eburnea fatta di un autocompiacimento fine a se stesso, avulso dal reale, e, allo stesso tempo, non possiamo permettere che le logiche speculative prendano il sopravvento. Pertanto è necessario formare figure professionali qualificate – cui riconoscere credibilità – che si occupino di due aspetti: da una parte la conservazione del patrimonio artistico e ambientale, dall’altra la sua valorizzazione. Questo significa che i templi della cultura devono essere pronti ad abbandonare lo status elitario sul quale sono ostinatamente arroccati e fare un salto verso una dimensione altra. Non sarà allora inopportuno aprirsi ai nuovi linguaggi per parlare a un pubblico sempre più tecnologico e sempre meno disposto all’ascolto: musei, teatri e biblioteche dovranno cercare strategie di marketing vincenti se vorranno continuare a svolgere il loro ruolo educativo e di intrattenimento. Per fornire ai fruitori abituati a stimoli incessanti e disparati un’alternativa valida, catturare l’attenzione una tantum non basta: occorre piuttosto che l’offerta proposta sia costantemente e qualitativamente alta e, soprattutto, in grado di fare la differenza.

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Come avvicinare ai luoghi della cultura chi si sente lontano da questo mondo? La sfida è quella di dimostrare quanto i capolavori di ogni tempo dicano di noi, perché i grandi artisti, pur presentando personaggi e situazioni storicamente definiti, fanno riferimento a un sentire comune e, proprio in virtù di questo, trasferiscono l’hic et nunc sul piano dell’umanità, conferendo in questo modo un carattere universale alla vicenda rappresentata.

Gli spazi destinati all’arte riscoprano, quindi, il loro legame con la comunità, si prodighino in iniziative di inclusione e favoriscano la condivisione del patrimonio. Affinché quest’eredità del passato venga proiettata nel futuro, si metta a frutto il tempo presente: il ruolo affidato alla didattica è, in questo senso, centrale.395859054_332a9f8bc0_o

Ora più che mai è necessario che i ragazzi comprendano che l’arte, oltre a essere portatrice di un indubbio valore estetico, offre spunti di riflessione storica, sociale, politica, economica. La cultura, cioè, educa al confronto: solo attraverso la contrapposizione dialettica di più punti di vista possiamo superare questo momento di crisi. Ormai è oltremodo noto il significato del greco krisis: la sua etimologia è legata al giudizio, alla valutazione; in questo periodo storico decisamente problematico siamo chiamati a compiere una scelta, a elaborare un’opinione personale che contribuisca al dibattito su ciò che ci appartiene e ci riguarda. Continuiamo a credere, con Dostoevskij, che la Bellezza salverà il mondo, ma preoccupiamoci intanto che il mondo salvi la Bellezza!

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Bianca Sorrentino

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