10 domande a Elena Geuna

Elena Geuna è curatore indipendente e consulente d’arte contemporanea. Ha ricevuto importanti incarichi curatoriali per progetti museali, esempio tra tutti la mostra di Jeff Koons a Versailles nel 2008.
È inoltre curatrice e advisor di Monsieur François Pinault, proprietario di Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia e della casa d’aste Christie’s.
L’ultimo progetto, curato in collaborazione con lo stesso artista, è stato la mostra di Rudolf Stingel tenutasi a Palazzo Grassi.

Quale sarebbe per lei la “mostra perfetta”?
La mostra ipoteticamente a me più congeniale sarebbe con un artista con cui non ho mai lavorato, potrebbe essere Giulio Paolini, tra i geni dell’arte italiana. Sarebbe un grande onore collaborare con lui, in Italia o all’estero.

Qual è il progetto che le è rimasto particolarmente nel cuore?
Ricordo molto bene ogni mostra, ognuna di tipologia diversa… forse l’artista a cui sono più vicina è Rudolf Stingel, con cui ho collaborato ad un progetto di mostra personale a Palazzo Grassi, a Venezia. La mostra è stata un grande successo per l’artista.

Lei è stata il primo curatore a portare Jeff Koons in Italia (Napoli; 2003) e a Versailles (2008)…
Versailles e Napoli sono state due mostre diverse: Napoli era un’antologica di circa 30 opere, curata con Mario Codognato. Koons non aveva esposizioni retrospettive da tempo e la mostra a Napoli ha permesso di riprendere in esame tutta la sua opera. Questa fu anche la sua prima mostra in Italia dopo la sua presenza alla Biennale del 1990.
La mostra a Versailles, curata con Laurent Le Bon, è stata un’esperienza meravigliosa; era la prima volta che gli Appartamenti Reali ospitavano un’esposizione di un artista contemporaneo e il dialogo tra le sculture di Koons e le magnifiche sale di Versailles è un ricordo indimenticabile.

Come è cominciato il legame con François Pinault? E il rapporto con la Pinacoteca Agnelli?
Ho conosciuto François Pinault alla fine degli anni ’80, quando lavoravo da Sotheby’s a Londra, poiché uno dei grandi collezionisti che frequentavano la casa d’aste.
Dopo aver concluso la mia esperienza da Sotheby’s, dagli inizi del 2000, ho iniziato a collaborare come sua advisor. Nel 2003, quando sono ritornata in Italia, ho affiancato anche l’attività di curatore indipendente, sviluppando progetti espositivi, alcuni dei quali concepiti personalmente per lui.
Per quanto riguarda la Pinacoteca Agnelli, la programmazione espositiva della Pinacoteca si concentra su mostre da collezioni private. Conoscevo Ginevra (Elkann) e, quando ho suggerito di esporre la collezione privata di Damien Hirst, con entusiasmo è stata presentata “Freedom not Genius”, pensata proprio per la Pinacoteca Agnelli.

Lei ha sempre lavorato con artisti di grandissima fama. Pro e contro?
Il curatore ha un compito delicato ma fondamentale per il successo di una mostra. Nella mia ottica, dovrebbe tendere ad “annullare” la propria personalità per mettersi a disposizione dell’artista, per proporre, nel migliore dei modi, un’alternativa diversa, che l’artista potrà anche non considerare, a lui infatti spetta la decisione finale. Penso sia proprio questa l’abilità del curatore: essere capaci di dare consigli senza troppo interferire nelle scelte dell’artista.
Il ruolo del curatore è anche quello di “mediare”, impegnandosi a tutelare l’artista nel rispetto dell’istituzione e, viceversa, tutelare l’istituzione nei confronti dell’artista e delle sue richieste più disparate.

Quali sono, oggi, gli svantaggi e i vantaggi di lavorare, in Italia, come curatore indipendente?
Questo è un periodo molto difficile per l’Italia. Da qui spesso nasce l’esigenza di lavorare all’estero e di viaggiare per seguire gli artisti e mantenere i rapporti con le istituzioni straniere.

Che consigli darebbe ad un giovane che si avvicina oggi, nel 2014, al mestiere di curatore?
In primis: viaggiare il più possibile. È fondamentale aggiornarsi sempre, viaggiare per seguire gli artisti, vedere nuovi progetti, capire come si può collaborare con loro e, soprattutto, poter vedere le loro opere, per quanto più possibile, dal vivo. L’emozione di ammirare un’opera dal vivo è un’esperienza che (per fortuna!) né Google, né qualsiasi altro mezzo telematico sono ancora riusciti a “rimpiazzare”…..

Progetti futuri
Di progetti in mente ce ne sono sempre tanti: talvolta funzionano, talvolta no. Bisogna in ogni caso essere sempre disponibili a considerarne di nuovi. Sto lavorando ad alcuni progetti: saranno più probabilmente all’estero, l’anno venturo, ma magari in futuro anche in Italia. Speriamo!

Serena Goi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...