Intervista a Chiara Tinonin

Courtesy of  "Chiara Tinonin"Qual è la principale differenza tra un manager tradizionale e quello culturale?

Il manager che si occupa di progetti artistico-culturali è un manager a tutti gli effetti, ma nel nostro paese è una figura professionale ancora poco riconosciuta rispetto al manager d’impresa.

La prima conseguenza di questo ritardo emerge nella formazione continua: il cultural manager si aggiorna lavorando contemporaneamente sulle due direttrici fondamentali del suo profilo – l’attitudine strategico-organizzativa e la sensibilità artistica – potendo contare su un’offerta formativa congiunta ancora contenuta.

Esiste una questione caratteriale nel definire un cultural manager?

Più che di una questione caratteriale parlerei di genere. Il cultural manager è spesso una donna e il dato non mi sembra fortuito: il cultural manager deve avere la capacità di coordinare un team verso un obiettivo complesso, cullare le idee a fondamento del progetto in tutte le fasi di gestazione, fare leva sulla condivisione piuttosto che sulla competizione, in un ambiente prettamente autoriale.

In quali ambiti si sta espandendo il cultural management?

Nelle industrie creative è una figura che esiste da sempre: pensiamo banalmente al mondo della discografia e a quello del cinema.

Nelle istituzioni culturali, invece, la “cultura del progetto” è senz’altro più recente ma è diventata ormai una dimensione irrinunciabile anche per i soggetti pubblici di stampo più classico, per esempio nella gestione delle relazioni con gli investitori e i filantropi privati.

Quali sono i software migliori nella pianificazione di un progetto?

Oggi la differenza la fanno le applicazioni cloud storage che ci permettono di viaggiare molto leggeri.

In che modo il project management interagisce con la dimensione del 2.0 ?

2.0 significa semplicemente che l’identità di un progetto è fortemente costruita sulla rete, e questo comporta definire e utilizzare linee editoriali coerenti con la natura del progetto e i suoi target.

Se guardiamo avanti la sfida per la progettazione culturale è affrontare il web 3.0, cioè avere chiaro che Internet sia divenuto il più grande database a nostra disposizione: i contenuti del progetto andranno quindi trattati come tasselli di una rete semantica molto più complessa.

Le differenze di lavoro tra estero e Italia?

L’insostenibile retorica sui giovani.

L’Unione Europea considera adulto chi ha compiuto il 30mo anno di età. Sarebbe utile armonizzarci.

La fase più impegnativa in un progetto culturale per lo sviluppo territoriale?

La negoziazione tra le diverse parti nella fase di progettazione, perché saper ascoltare i bisogni del territorio e poi cucirli insieme è ciò che conferisce senso al progetto.

Nonostante ci misuriamo sui risultati credo poi che la maggiore responsabilità di un cultural manager sia di tipo processuale-organizzativo: il bravo project manager parla i linguaggi dell’arte e quelli del mercato, sa cambiarsi rapidamente abito, congiungendo profili e soddisfando esigenze diverse. Per questo motivo alla negoziazione segue a ruota la comunicazione interna, un’attività fondamentale in cui spesso ci si impegna troppo poco.

Elisabetta Graziano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...