10 domande a Serena Mola

Serena Mola

Serena Mola è la coordinatrice didattica del Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali, presso la Business School del Sole 24 ORE di Milano, e lavora al Master dalla prima edizione.

 

Quanti e quali Master gestisce e segue?

Mi occupo del Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali, del Master Design Management, del Master Management del settore Sanità, Pharma e Biomed, e anche di percorsi part time di specializzazione.

Quali sono i punti di forza del Master Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali?

I punti di forza sono l’incontro con personalità di spicco del settore, entrare in contatto con profili professionali di rilievo e venire a conoscenza di percorsi di carriera totalmente sconosciuti per chi proviene da facoltà umanistiche. Inoltre, far concretizzare le conoscenze accademiche dei partecipanti e, al tempo stesso, far consolidare anche le competenze acquisite durante il Master.

Qual è la principale difficoltà che incontra in qualità di coordinatrice didattica del Master?

Il pro e il contro del Master è proprio la peculiarità del settore nel senso che ci sono professionisti e personaggi d’eccellenza che, proprio per questo, sono talvolta un po’ difficili da gestire perché caratterizzati da una mentalità meno inquadrata e perché legati a quello che è il mondo dell’arte.

Ha notato delle differenze nel corso delle quattro edizioni del Master?

Certamente sì. Ogni aula è diversa sia per i ragazzi che la compongono sia perché di anno in anno cerchiamo di far evolvere il Master, di farlo crescere, ragionando su quello che ha funzionato più o meno all’interno di ogni edizione, tessendo nuovi contatti, ampliando il network delle realtà che collaborano con noi e cercando sempre più di farlo avvicinare al mondo del lavoro. Il Master quindi si evolve, cambia e cresce anno dopo anno.

Quali modifiche sono state apportate nel corso degli anni?

Abbiamo inserito tanto web, le competenze digital e il mondo dei social. Abbiamo arricchito la parte di startup anche alla luce del progetto Europa 2020, e l’abbiamo strutturata in modo da permettere, un domani, eventualmente a chi lo volesse, di poter provare a mettere in piedi effettivamente un’idea di business. Quest’anno abbiamo inserito diversi interventi di monitoraggio dell’attualità, alla luce proprio delle novità della riforma del ministro Franceschini. Inoltre, anno dopo anno, cambiano project work, indagini come quella in collaborazione con Deloitte, e possono verificarsi opportunità, come quella di presentare un lavoro ad Artissima, che ad oggi non era mai avvenuta.

Ci saranno novità importanti nell’edizione che partirà l’anno prossimo?

Ci stiamo lavorando. Ci sarà sicuramente un’altra indagine, un’altra attività di mappatura del mercato dell’arte con altri partner, la valutazione di nuovi docenti e di nuove visite outdoor.

Quant’è difficile gestire la parte di placement?

È difficile ma, al tempo stesso, stimolante. Si cerca di lavorare con quelle che sono le ambizioni e i desideri di chi frequenta il Master cercando di farli incontrare con il mondo reale. Questa è la sfida più grande.

C’è una sostanziale differenza, nell’ambito del placement, tra le mansioni svolte da lei e quelle della sua assistente, la dott.ssa De Francisci?

Lavoriamo molto braccio a braccio, quindi in realtà è un lavoro che conduciamo in due.

Che tipo di relazione intrattenete con la sede di Roma? Siete sempre in contatto o operate in modo autonomo?

La redazione è la medesima, ma Roma ha delle specificità territoriali e geografiche che si cerca di valorizzare sia nella fase di placement sia nella fase di redazione dei contenuti. A monte c’è sicuramente la condivisione dello stesso impianto, del programma e di aspetti particolarmente rilevanti.

Qual è la peculiarità del Master di Milano rispetto a quello di Roma? Hanno un’impostazione diversa?

L’impostazione è analoga. A Milano viene posto maggiormente l’accento sulla parte di mercato e sull’orientamento al contemporaneo. A Roma, invece, si sente di più l’influsso istituzionale per la presenza del Ministero, che cerchiamo comunque di coinvolgere anche a Milano invitando un docente per una settimana intera. Le due sedi hanno quindi orientamenti diversi: a Milano c’è un po’ più l’idea di impresa, mentre a Roma il clima è leggermente più istituzionale.

 

Emilio Nesler Cattaneo

 

Courtesy of it.linkedin.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...